REGGIO CALABRIA – Ci sono due fax nell’atto d’accusa della Procura di Reggio Calabria nei confronti di Pietro Fuda. Due fax su carta intestata del Senato che sarebbero arrivati agli uffici della Condotte spa. Fogli partiti da Roma per raccomandare l’assunzione di 4 operai, nei cantieri di Palizzi.
Episodio costato all’ex senatore e presidente della provincia di Reggio Calabria un avviso di garanzia con la relativa accusa di «consussione».
Secondo quanto emerso in uno dei fax sarebbero riportati tre nominativi, mentre nell’altro il quarto nome "gradito" da Fuda. Il ruolo di Fuda è emerso nell’ambito dell’inchiesta "Bellu lavuru" della direzione istrettuale antimafia di Reggio Calabria.
Un’indagine che portò nei mesi scorsi a numerosi arresti e che, secondo i pm Domenico Galletta e Giuseppe Lombardo, dimostrerebbe sostanzialmente le infiltrazioni mafiose sui cantieri per l’ammodernamento della statale 106 da parte delle cosche "Morabito-Bruzzaniti-Palamara" e "Talia-Vadalà-Maisano".
Il fax, farebbero il paio con le intercettazioni ascoltate dagli inquirenti e che avrebbero come oggetto sempre l’ex senatore della Repubblica. Pietro Fuda sarebbe stato ascoltato mentre parlava al telefono con il dirigente della Condotte, Cosimo Claudio Giuffrida, responsabile dei cantieri del sud per la società di costruzioni nazionale.
Nel 2007 il politico avrebbe insistito per l’assunzione 4 operai (Giuseppe Manti di Montebello Jonico, Vincenzo Surace di Reggio Calabria, Pietro Rodà di Condofuri e Paolo Talia di Ferruzzano) arrivando a minacciare la chiusura del cantiere di Palizzi.
Fuda dal canto suo non ha mai negato la segnalazione. Ma una cosa è la segnalazione altro l’imposizione sotto minaccia di ritorsione. Da qui si capisce bene che a spiegare le circostanze potranno essere soltanto le intercettazioni e questo indipendentemente dai fax e dal fatto che i 4 operai siano stati realmente messi a lavorare nei cantieri della Condotte, vincitrice dell’appalto.
La richiesta di utilizzo delle intercettazioni è ora nella mani della Giunta per l’autorizzazione a procedere del Parlamento, unico organismo che può autorizzare i magistrati a usare tale materiale per l’inchiesta, trattandosi di intercettazioni che riguardano, appunto, un parlamentare.
La richiesta è arrivata all’ufficio di Roma lo scorso 9 marzo, inviata dal Gip di Reggio Calabria Kate Tassone su sollecitazione della Procura. Serve quindi che la Giunta si riunisca e decida formulando la propria proposta all’aula.
Un iter già seguito, anche in passato, per alcuni parlamentari calabresi, come nel caso di Ranieli, l’esponente dell’Udc indagato per il caso dell’indagine sulla costruzione dell’ospedale di Vibo Valentia. In quel caso il Parlamento decise di non autorizzare e la storia finì prima ancora di arrivare in tribunale.
Intanto non trova conferma, la tesi secondo cui i politici di rilievo coinvolti nella stessa inchiesta sia più di uno. Al momento non vi sarebbero altri iscritti nel registro degli indagati. Questo non significa che i nomi ti tali politici non siano affiorati, e tuttavia non sembra che siano stati rilevati fatti penalmente rilevanti.
In ogni caso, qualunque fosse la decisione della commissione parlamentare, la posizione di Fuda verrebbe stralciata dal procedimento per andare avanti autonomamente, forse affidata ad altri magistrati che non siano quelli della Dda.
GIUSEPPE BALDESSARRO
Il Quotidiano della Calabria
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