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Omicidio Carvelli: 20 anni al sequestratore

MILANO – Vent’anni di reclusione: è la pena inflitta, al termine del processo celebrato con rito abbreviato dal gup di Milano, a Leonardo Roberto Casati, 38 anni, nomade di origine italiana, accusato di aver sequestrato nell’agosto 2007, insieme ad altre persone, Francesco Carvelli, 21enne di Petilia Policastro, nipote di Mario Carvelli considerato il capo di una cosca che domina il traffico di droga nel quartiere Quarto Oggiaro.

Il giovane venne ucciso con diversi colpi di pistola alla testa nel parco delle Groane, a Garbagnate milanese. Casati, infatti, doveva rispondere di sequestro di persona aggravato dalla morte della vittima. Per questo i pubblici ministeri Edi Pinatto e Marcello Musso avevano chiesto per l’imputato una condanna a trent’anni di reclusione, ma il giudice non ha ritenuto provata la volontà omicida di Casati.

Secondo quanto emerso dagli atti del processo, Casati, che conosceva bene la vittima, organizzò la trappola che portò al sequestro e successivamente alla morte di Carvelli.

La notte tra il 3 e il 4 agosto 2007 il nomade diede appuntamento alla vittima nel parcheggio di un centro commerciale a Rho; disse a Carvelli che intendeva restituirgli una somma di 100 mila euro che il giovane petilino gli aveva precedentemente affidato per la ripulitura. In quel momento Carvelli, con il padre e lo zio in carcere, aveva preso le redini del clan.

Casati, comunque, sapeva che difficilmente avrebbe potuto ingannare il giovane e che l’unico modo per renderlo docile era quello di fargli credere di essere incappato in un controllo di polizia.

Al parcheggio del centro commerciale, infatti, arrivò un’auto dalla quale scesero tre persone che indossavano le pettorine della Polizia di Stato ed intimarono al giovane petilino di seguirle in Questura.

Carvelli, invece, fu portato tra gli alberi del parco delle Groane, legato ad un albero e picchiato da quelle persone che volevano sapere a tutti i costi dov’erano finiti 300 mila euro provenienti dal traffico di droga; soldi che dovevano essere ripuliti e che Francesco Carvelli, invece, intendeva tenere per sè. Alla fine il giovane venne fatto inginocchiare e ucciso con un colpo di pistola calibro 7,65 alla nuca.

Le indagini sugli esecutori materiali del delitto, che non sono mai stati identificati, proseguono.

Nelle udienze davanti al gup ha sempre presenziato Angelo Carvelli, padre della vittima, che sta scontando l’ergastolo per omicidio volontario, soppressione di cadavere e associazione per delinquere.

Ha preso parte all’udienza preliminare anche Mario Carvelli, zio della vittima e attualmente in carcere per traffico di droga. Sia il padre che lo zio però hanno deciso di non costituirsi parte civile.

(d.p.)

ilcrotonese.it

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