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Processo Europaradiso, lo Stato contro lo Stato

CROTONE – Lo Stato contro lo Stato. O meglio, lo Stato si difende dalle accuse dello Stato. Accade nel processo che si sta incardinando davanti al giudice distrettuale dell’udienza preliminare Antonio Battaglia chiamato a valutare la posizione di oltre settanta imputati, in gran parte coinvolti nell’indagine dei sostituti procuratori della Dda Sandro Dolce e Pierpaolo Bruni denominata ‘Perseus’sui traffici della cosca di Papanice capeggiata da Leo Russelli attiva nei settori più tradizionali della criminalità organizzata come nelle attività economiche ed imprenditoriali, fino a condizionare pesantemente la vita politica e amministrativa del crotonese.

E infatti uno dei tronconi dell’indagine ‘Perseus’ ruota intorno alla vicenda Europaradiso, il mega villaggio turistico che l’imprenditore israeliano David Appel avrebbe voluto realizzare alle porte di Crotone.

In sostanza – sostengono gli inquirenti – la cosca di Papanice, fiutato il grosso affare, si sarebbe attivata in tutti i modi per favorire la nascita di quell’insediamento, anche attraverso il condizionamento di rappresentanti delle istituzioni, da quelle comunali a quelle europee passando per i ministeri.

Dieci le persone accusate, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, corruzione, abuso di ufficio in relazione alla vicenda Europaradiso, per le quali lunedì mattina è iniziata l’udienza preliminare davanti al gup Battaglia.

Senonché, al momento della costituzione delle parti, è emerso che Emilio Brogi, 61enne di Livorno che all’epoca dei fatti era capo gabinetto del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e lo ha poi seguito con lo stesso incarico al dicastero delle Infrastrutture, sarà difeso dall’Avvocatura dello Stato; per la precisione sono due i legali delegati dall’Avvocatura generale che dovranno rintuzzare le accuse mosse a Brogi da altri due rappresentanti dello Stato, i pubblici ministeri Bruni e Dolce.

In particolare Brogi risponde di corruzione aggravata dalle modalità mafiose; a detta degli inquirenti si sarebbe attivato per evitare che sull’area prescelta per l’insediamento non fosse apposto il vincolo paesaggistico Zps. Secondo quanto ricostruito nell’indagine, infatti, "la Regione Calabria al fine di ostacolare il progetto Europaradiso, visto il suo interesse a gestire direttamente l’affare in questione, avrebbe posto tale vincolo ambientale.

Per questo motivo e visto che la suddetta Zps, se strutturata in un certo modo, avrebbe reso irrealizzabile il progetto, Aracri Salvatore (referente degli israeliani, ndr) si prodiga, anche con pressioni, più o meno manifeste, su persone comunque utili al raggiungimento dello scopo prefissato".

Tra queste persone, sostengono gli inquirenti, c’era anche Brogi, che avrebbe inviato "volutamente alla Comunità Europea solo una parte della documentazione afferente l’istruttoria funzionale a predisporre il vincolo Zps presso la foce del fiume Neto, in quanto l’inserimento della Zps nella banca dati europea, avrebbe impedito di fatto e in maniera definitiva il sorgere dell’insediamento turistico denominato Europaradiso".

All’udienza di lunedì, peraltro, non c’è stato il tempo di affrontare molti altri aspetti dell’indagine se non quello relativo al villaggio turistico, perché il pm Bruni ha depositato una nuova relazione redatta dagli investigatori della Questura, accompagnata da alcuni faldoni zeppi di delibere, progetti e mappe oltre a sommarie informazioni testimoniali, nella quale si dimostrerebbero i tentativi, avvenuti tra il 2006 e il 2007, di eliminare il vincolo della Zps apposto dalla Regione Calabria, di riperimetrare l’area interessata dall’insediamento, di ottenere finanziamenti pubblici attraverso Sviluppo Italia.

A quel punto il collegio di difesa ha chiesto un termine per esaminare la nuova documentazione prodotta dal pm e il giudice ha aggiornato l’udienza al 30 marzo prossimo. In quella data saranno formalizzate anche le richieste di rito abbreviato; l’avvocato Giovanni Allevato ha già preannunciato che ricorrerà al rito speciale per Francesco Pugliese, crotonese di 29 anni, uno dei pochissimi ad essere scarcerato dal Riesame.

Il gup Battaglia, inoltre, ha accolto l’eccezione dell’avvocato Mario Nigro, dichiarando la nullità del decreto di citazione a giudizio che riguarda Pino Vrenna, ritenuto il boss dell’omonima cosca. Il giudice ha disposto una nuova notifica dell’atto all’imputato e all’avvocato Nigro entro il 6 aprile quando è fissata la prossima udienza.

Ammessa, infine, la costituzione di parte civile dell’istituto di vigilanza Petrone che il 17 agosto 2004 subì una rapina da 1 milione di euro, compiuta, secondo l’accusa, dai papaniciari. L’istituto è assistito dall’avvocato Giovanni Iedà.

(d.p)

ilcrotonese.it

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