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Europaradiso, inchiesta ad intermittenza

CROTONE – Archiviata, riaperta e subito dopo richiusa. E’ il tortuoso iter percorso dall’indagine della magistratura sulla vicenda Europaradiso, il grande villaggio turistico che l’israeliano David Appel avrebbe inteso realizzare alla foce del Neto stimolando inevitabilmente – dicono gli inquirenti – gli appetiti delle cosche crotonesi.

Oggi di quel faraonico progetto rimangono una montagna di polemiche e gli strascichi giudiziari per alcune persone che i procuratori della Dda hanno chiesto di mandare a processo. Anche se in un primo momento non ne sembravano molto convinti.

Per comprendere bene l’accaduto giova ripercorrere la cronologia dell’inchiesta sul villaggio delle meraviglie.

Nel maggio del 2008, nel mentre sta indagando sulla cosca Megna-Russelli di Papanice, il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni interroga il consigliere comunale Giuseppe Mercurio e l’ex direttore generale del comune di Crotone Franco Sulla.

Al magistrato inquirente interessa soprattutto ottenere riscontri alle intercettazioni ambientali e alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia dalle quali emerge un concreto interesse della cosca di Papanice per Europaradiso. Le dichiarazioni rese da Mercurio e Sulla trapelano sui giornali locali ingenerando nell’opinione pubblica l’aspettativa di un imminente terremoto giudiziario.

E invece, quattro mesi più tardi, arriva una prima clamorosa svolta; che per la verità resta segreta. L’11 settembre 2008 il sostituto procuratore della Dda Sandro Dolce deposita alla cancelleria del gip di Catanzaro una richiesta di archiviazione del procedimento che avrebbe dovuto verificare "l’esistenza di interessi delle cosche mafiose crotonesi" su Europaradiso.

Scrive il pm Dolce: "è stata eseguita un’attività intercettiva che ha consentito l’individuazione di alcune figure importanti… tutti soggetti in rapporti più o meno stretti con le cosche di Cutro e di Crotone, soprattutto la frazione Papanice, che hanno manifestato un forte interesse alla realizzazione del progetto che, tuttavia, non ha trovato attuazione a cagione dei vincoli di natura ambientale che connotano l’area individuata per le costruzioni…

Gli esiti dell’attività investigativa – illustrati, oltre che nelle suddette informative dei Carabinieri di Crotone, anche nelle note della Dia datate 27 settembre 2006, 15 novembre 2006 e 20 marzo 2007 – non consentono di supportare un giudizio prognostico di adeguata sostenibilità dell’accusa in dibattimento, in ordine agli ipotizzati delitti di 416 bis e corruzione di pubblici funzionari…

Le indagini della Dia – aggiunge il pm Dolce – hanno consentito la ricostruzione del complesso intreccio di società con interessi economici nel progetto, ma non l’acquisizione di elementi certi in ordine all’ipotizzato riciclaggio di denaro riconducibile alle attività di organizzazioni di stampo mafioso".

Tredici giorni più tardi, il 24 settembre 2008, il giudice delle indagini preliminari Abigail Mellace, accogliendo la richiesta del pm Dolce, archivia il procedimento.

A quanto pare, insomma, gli interrogatori di Mercurio e Sulla non hanno aggiunto molto di più agli elementi indiziari raccolti dagli inquirenti. Ma ecco che a questo punto avviene il secondo colpo di scena. Il 13 ottobre 2008 il sostituto della direzione distrettuale antimafia scrive di nuovo al gip per chiedere la riapertura dell’indagine appena archiviata. Per motivare il dietrofront il pm Dolce adduce "elementi di prova, acquisiti nel corso di diversa attività investigativa, ma utili a legittimare una riapertura delle indagini".

Ma quali sono gli ulteriori elementi di prova acquisiti nei trenta giorni intercorsi tra l’archiviazione e la nuova richiesta della Dda?

"Invero – scrive il pm Dolce – nell’ambito del procedimento avente ad oggetto le attività criminose della cosca Megna-Russelli di Papanice, Mercurio Giuseppe e Sulla Francesco hanno reso dichiarazioni che interessano anche la vicenda Europaradiso".

Il magistrato si riferisce proprio agli interrogatori resi dai due indagati davanti al sostituto procuratore Pierpaolo Bruni nel maggio 2008; proprio quelli che non avevano evitato l’archiviazione del procedimento. Ma tant’è. La Dda, dunque, chiede la riapertura delle indagini e il gip Mellace, il 26 ottobre 2008, la autorizza.

ilcrotone.it

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