REGGIO CALABRIA – All’alba di oggi, la Squadra Mobile della Questura reggina, coadiuvata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Palmi, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.U.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, Dott. Carlo Alberto INDELLICATI – su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, a carico di nr. 13 (tredici) indagati, destinatari della misura, di seguito indicati:
ALVARO Rocco, nato a Scilla (RC), cl. 86, residente a Sinopoli (RC);
AMBROGIO Antonio, nato a Reggio Calabria, cl. 72, ivi residente;
ANILE Antonino, nato a Cinquefrondi (RC), cl. 84, residente a Sinopoli (RC);
CHILLINO Luigi, nato a Reggio Calabria cl. 85, ivi residente, detenuto;
ECELESTINO Domenico, nato a Reggio Calabria cl. 73, ivi residente;
FEDELE Claudio, nato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) cl. 85, ivi residente, di fatto domiciliato a Messina;
FICARA Orazio, inteso "Coccodrillo", nato a Reggio Calabria cl. 71, ivi residente, detenuto;
FICARA Rocco, nato a Reggio Calabria cl. 86, ivi residente;
FICARA Rocco Fabio, nato a Reggio Calabria cl. 86, ivi residente;
FORGIONE Fabio, nato a Reggio Calabria cl. 85, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC);
LA CAVA Antonio Francesco Maria, nato a Reggio Calabria cl. 86, ivi residente;
MACHEDA Vincenzo, nato a Reggio Calabria cl. 81, ivi residente;
MARINO Maurizio, nato a Reggio Calabria, cl. 73, ivi residente;
I reati contestati sono: associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, vendita, detenzione, trasporto e cessione illecita di sostanze stupefacenti del tipo COCAINA, METAMFETAMINA e CANNABIS SATIVA (HASHISH E MARIJUANA).
La misura cautelare in carcere eseguita all’alba di oggi, vede, quali destinatari, altrettanti pericolosi trafficanti di sostanze stupefacenti già tratti in arresto dalla Polizia di Stato – in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria – nel gennaio dello scorso anno a margine dell’operazione antidroga "JoTi" e già ristretti in regime di arresti domiciliari (ad eccesione del pericoloso narcotrafficante FICARA Orazio, già ristretto presso la casa circondariale di Palmi, essendo chiamato a rispondere di traffico di stupefacenti in molteplici procedimenti contemporaneamente, a dimostrazione della sua allarmante pericolosità!!).
Si sono, quindi, aperte nuovamente le porte del carcere per 13 pericolosi narcotrafficanti per effetto dell’applicazione del recentissimo d.l. 23 gennaio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche’ in tema di atti persecutori) entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 24 febbraio 2009, (cd. Decreto antistupro).
Grazie a tale decreto, la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha ritenuto di dover richiedere al competente G.U.P. Distrettuale di Reggio Calabria (il procedimento penale de quo, difatti, è nella fase dell’udienza preliminare) la sostituzione della misura cautelare in vigore degli arresti domiciliari – cui erano sottoposti, allo stato, i cennati 13 indagati che avevano fruito del successivo affievolimento della misura carceraria inizialmente applicata – con quella più grave della custodia cautelare carceraria.
A tale richiesta è sottesa una valutazione operata sulla base della necessità di rispettare il dettato normativo frattanto mutato. Invero, a mente dei nuovi paradigmi legislativi, ove siano ritenute sussistenti (una o più) esigenze cautelari, in relazione ai reati di cui all’art. 51, comma 3-bis del codice penale (tra questi rientra a pieno titolo il reato di cui all’art. 74 del D.P.R. 309/90 – ovvero l’associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico), il giudice adito della richiesta cautelare (personale) non potrà che applicare la misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi da cui risulti che non sussistono esigenze cautelari.
Poiché, nella situazione di specie riguardante i 13 destinatari della misura coercitiva mancava, allo stato, tale acquisizione, alla luce delle brevi suesposte considerazioni, la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha richiesto ed ottenuto, nei confronti dei 13 destinatari (rivelatisi tutti i pericolosi promotori delle consorterie criminali sottoposte ad indagini e quindi disarticolate nel gennaio del 2008), la sostituzione della misura già adottata con quella della custodia cautelare carceraria.
L’operazione "JoTi 2" scattata stamane è, quindi, figlia dell’operazione "JoTi" in esito alla quale – il 16 gennaio del 2008 – furono tratti in arresto, in varie regioni d’Italia, ben 73 pericolosi narcotrafficanti dei 169 per i quali la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria aveva chiesto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.
Con l’operazione "JoTi 2", quindi, si sono nuovamente aperte le porte del carcere per 13 pericolosissimi narcotrafficanti, avendo essa ha permesso, in applicazione del decreto di recentissima entrata in vigore, di arrestare nuovamente i suddetti pericolosi trafficanti di sostanze stupefacenti che avevano ottenuto di scontare agli arresti domiciliari, e non in carcere, la custodia cautelare loro applicata, poiché ritenuti responsabili del grave reato di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico!
LE INDAGINI
Giova rammentare che la corposa misura custodiale (circa 1500 pagine!) eseguita a gennaio dello scorso anno a carico dei 73 rispettivi destinatari (di cui ben 20 extracomunitari di etnia nordafricana), tra i quali i 13 narcotrafficanti arrestati stamane – scaturì dall’attività d’indagine avviata dalla 6^ Sezione Narcotici della Squadra Mobile nel 2004 – con presìdi tecnologici, sofisticate intercettazioni ambientali e telefoniche, attività operative di vigilanza ed appostamento – con il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che, accogliendo totalmente le istanze di quest’Ufficio, aveva, a sua volta, richiesto al G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria l’applicazione del provvedimento coercitivo de quo a carico di tutti i 169 (centosessantanove) indagati deferiti dalla Squadra Mobile della Questura.
Le investigazioni condotte dalla Polizia di Stato riguardarono un traffico di sostanze stupefacenti delle indicate tipologie gestito da un’associazione per delinquere – strutturata gerarchicamente e dotata di un ottimo livello di organizzazione e carattere di stabilità – articolata in alcune agguerrite ed efficienti consorterie criminali di narcotrafficanti, sovente "consorziate" tra loro, prevalentemente operanti a Reggio Calabria, con articolazioni territoriali sia nel versante jonico (comprensori della "Locride" di Melito Porto Salvo, Roghudi e Palizzi) che tirrenico (comprensori della "Piana di Gioia Tauro" di S. Eufemia d’Aspromonte, Bagnara Calabra e Sinopoli) della provincia – da qui il nome dato all’operazione antidroga de qua: "JoTi", appunto – ed importanti ramificazioni in altre regioni d’Italia (Sicilia, Lombardia e Veneto, in particolare) ed in alcuni stati nordafricani (Marocco, Tunisia ed Algeria) da sempre crocevia del traffico internazionale di CANNABIS SATIVA nel bacino del Mediterraneo.
Ciò ad ennesima dimostrazione della capillarità e della diffusione delle attività illecite poste in essere dai sodalizi criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria nel redditizio settore del narcotraffico!
Consorterie precipuamente dedite al traffico di sostanze stupefacenti e, più genericamente, volte all’effettuazione di una serie indeterminata di delitti in materia di sostanze stupefacenti, nell’ambito delle quali ognuno degli indagati rivelò piena consapevolezza di operare nel contesto di una organizzazione criminale e di contribuire – con le singole attività, con vicendevole integrazione – alla realizzazione del fine comune della introduzione, trasporto, detenzione e vendita di stupefacenti delle indicate tipologie nella provincia.
Tali consorterie, inoltre, risultarono anche composte da soggetti organici, ovvero contigui, a cosche mafiose operanti nella provincia di Reggio Calabria – quali quella cd. dei "FICAREDDI", operante nel Capoluogo reggino, ed "ALVARO" operante nel "Locale" di ‘ndrangheta di Sinopoli, storicamente egemone nel redditizio settore del traffico internazionale di COCAINA – e (dato, questo, di notevole interesse investigativo) da soggetti di etnia nordafricana, ma ben integratisi nel tessuto criminale stanziale e fusosi con esso.
Nell’ambito di tali consorterie criminali, gli indagati CHILLINO Luigi, LA CAVA Antonio e MACHEDA Vincenzo, nonostante la giovanissima età, si rivelarono componenti della struttura decisionale ed operativa e, quindi, promotori, di un’articolazione territoriale della consorteria criminale, operante a Reggio Calabria, con ramificazioni in Sicilia, finalizzata alla compravendita di sostanza stupefacente del tipo CANNABIS SATIVA (HASHISH e "MARIJUANA") e COCAINA, consorteria criminale composta, quindi, ad un livello sottostante, da altrettanti giovani che, a loro volta, erano incaricati di gestire le "filiere" della vendita al dettaglio a titolo oneroso a terzi acquirenti, sovente minorenni, adolescenti e studenti.
Analogamente, gli indagati ALVARO Rocco, FICARA Orazio, ECELESTINO Domenico, MARINO Maurizio, ANILE Antonino, FEDELE Claudio e FORGIONE Fabio, si rivelarono i promotori, quali effettivi depositari di ingenti quantitativi di stupefacente del tipo COCAINA e componenti della struttura decisionale ed operativa, di un’articolazione territoriale della consorteria operante a Reggio Calabria e nel versante tirrenico della provincia, con ramificazioni in Lombardia.
I promotori delle consorterie "consorziate", quindi, agendo quali finanziatori e, comunque, organizzatori delle strutture decisionali ed operative delle rispettive articolazioni territoriali, operando a livello verticistico e direttivo, impartivano disposizioni con i sodali incaricati della contrattazione, acquisto, trasporto e vendita al dettaglio dello stupefacente, organici alla struttura centrale od alle indicate articolazioni e "filiere" del sodalizio.
Gli altri indagati, per converso, operando ad un livello operativo e decisionale sottostante rispetto al vertice del sodalizio, tutti in esso organicamente inseriti, gestivano attività di compravendita di sostanze stupefacenti fornendo, ciascuno – nell’ambito della rispettiva articolazione territoriale d’appartenenza – contributi causali variegati, quali il supporto logistico delle fasi del trasporto o della movimentazione della droga, il procacciamento di acquirenti, l’intermediazione nella fasi delle trattative e degli acquisti, la fissazione dei prezzi da praticare al dettaglio e l’effettiva cessione e vendita della droga a titolo oneroso a terzi acquirenti, sovente minorenni, adolescenti e studenti, con la supervisione, il controllo ed il coordinamento del vertice decisionale del sodalizio.
Nella cornice delle attività investigative svolte a Reggio Calabria capoluogo, gli indagati arrestati CHILLINO Luigi, LA CAVA Antonio e MACHEDA Vincenzo, rivestendo il ruolo di promotori dell’articolazione territoriale della consorteria criminale operante a Reggio Calabria, finalizzata alla compravendita di sostanza stupefacente del tipo CANNABIS SATIVA (HASHISH e "MARIJUANA") e COCAINA ed incaricati di gestire le "filiere" della vendita al dettaglio a titolo oneroso a terzi acquirenti, sovente minorenni, adolescenti e studenti, acquistavano, trasportavano e cedevano, talvolta singolarmente, talaltra in concorso tra loro ed altri soggetti, con sistematicità e frequenza, quantitativi variabili di droghe diverse, per come emerge dal materiale probatorio acquisito e documentato e costituito prevalentemente, da intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che dai paralleli servizi di sorveglianza, verifica e riscontro, nonché da alcuni sequestri di sostanze stupefacenti del tipo COCAINA ed HASHISH, e da arresti in flagranza di narcotrafficanti, promotori del sodalizio, spacciatori e corrieri di cui si scriverà appresso.
Contestualmente, altri indagati arrestati, quali organici all’articolazione territoriale della consorteria criminale operante a Reggio Calabria ed appartenenti alle "filiere" della vendita al dettaglio a titolo oneroso a terzi acquirenti, sovente minorenni, adolescenti e studenti, acquistavano, trasportavano e cedevano, talvolta singolarmente, talaltra in concorso tra loro ed altri soggetti non identificati, con sistematicità e frequenza, quantitativi variabili di sostanze stupefacenti.
Nella cornice delle attività investigative svolte nel versante Tirrenico della provincia, gli indagati arrestati ALVARO Rocco, FICARA Orazio, ECELESTINO Domenico, MARINO Maurizio, ANILE Antonino, FEDELE Claudio e FORGIONE Fabio, rivestendo il ruolo di promotori, quali effettivi depositari di ingenti quantitativi di stupefacente del tipo COCAINA e componenti della struttura decisionale ed operativa, di un’articolazione territoriale della consorteria operante a Reggio Calabria e nel versante tirrenico della provincia, acquistavano, trasportavano e cedevano, talvolta singolarmente, talaltra in concorso tra loro ed altri soggetti non identificati, con sistematicità e frequenza, quantitativi variabili di sostanze stupefacenti, per come emerge dal materiale probatorio acquisito e documentato, costituito prevalentemente, da intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che dai paralleli servizi di sorveglianza, verifica e riscontro, nonché da alcuni sequestri di sostanza stupefacente del tipo COCAINA ed HASHISH, e da arresti in flagranza di narcotrafficanti, promotori del sodalizio, spacciatori e corrieri.
Contestualmente, altri indagati arrestati, quali organici all’articolazione territoriale della consorteria criminale ed appartenenti alle "filiere" della vendita al dettaglio a titolo oneroso a terzi acquirenti, sovente minorenni, adolescenti e studenti, acquistavano, trasportavano e cedevano, talvolta singolarmente, talaltra in concorso tra loro ed altri soggetti non identificati, con sistematicità e frequenza, quantitativi variabili di sostanze stupefacenti.
L’USO DEI LINGUAGGI IN CODICE
Il materiale probatorio era costituito prevalentemente, da intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che dai paralleli servizi di sorveglianza e verifica effettuati, come vedremo, dalla Polizia di Stato in più circostanze, nonché da alcuni sequestri di sostanze stupefacenti e da arresti in flagranza di narcotrafficanti, promotori delle consorterie indagate, spacciatori e corrieri.
Come in tutte le operazioni antidroga, anche in questa indagine si appurò come trafficanti, pushers e gregari inseriti nelle organizzazioni criminali utilizzassero linguaggi criptici, con l’uso di termini fantasiosi come "CD", "NERO", "FUMO ", "PASTICCINI ", "STORIA", "DUE AMICI", "DUE PANETTI", "UN PEZZO", "VIDEOCASSETTA", "ERBA", "MAGLIETTA", "UN CAFFÈ", "MOTOSEGHE", "ASTE", "CASSETTA", "DOCUMENTI", "PRATICA", "LEGNA", "COMPUTER", "MOTORE", "FOTOGRAFIE", "MAGLIETTA", "FOTO", "BIGLIETTI", "MASTERIZZATORE", "FILM", "PANTALONE". "PIZZA", "CINGHIETTA PER L’OROLOGIO" etc. o espressioni utilizzate per indicare la disponibilità, la qualità o quantità di droga oggetto delle conversazioni "… PRENDERCI UN CAFFÈ …", "… NON C’È QUALCUNO CHE CI PUÃ’ FAVORIRE DI GIORNO?", "… TI FACCIO MANGIARE IO, DOPO CHE TOCCHI LÀ, NON MANGI PIÙ …", "CINQUE AMICI", "ALLE QUATTRO", "ALLE CINQUE", "VEDETE CHE VENGO ALLE SETTE", "… ALLORA SONO SETTE E DUE NOVE? QUANTO?" "ANDARE A MANGIARE", "FARSI UNA PASSEGGIATA", "ANDARE A GIOCARE A PALLONE", etc., o talvolta, più esplicitamente, "ERBA, FUMO, COCA" e così via che solo, apparentemente, conferivano congruità logica ai dialoghi, che erano disvelati nella loro reale ed effettiva finalità da alcuni altri dialoghi o da obiettivi riscontri acquisiti da attività sul territorio, sequestri, arresti, pedinamenti. Ciò sia per quanto attiene alle investigazioni condotte in tema di detenzione e spaccio al dettaglio, sia per quelle che hanno disvelato reati-fine propri dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanza stupefacente.
GLI ARRESTI IN FLAGRANZA
Nel corso delle lunghe ed impegnative investigazioni, la 6^ Sezione Narcotici della Squadra Mobile, trasse in arresto, in flagranza di reato, per trasporto, cessione o detenzione illecita di droga, alcuni degli indagati, esattamente 19 (diciannove).
Tra costoro, numerosi furono attinti dall’Ordinanza di Custodia cautelare eseguita in esito all’Operazione "JoTi" e, quindi, nuovamente tratti in arresto il 16 gennaio del 2008.
Tra costoro, alcuni di essi sono stati tratti nuovamente in arresto stamane in esito all’operazione "JoTi 2".
In particolare:
In data 05/08/2004 l’indagato FICARA Orazio fu tratto in arresto per detenzione illecita di numerose dosi di METAMFETAMINA;
In data 03/10/2004 l’indagato CHILLINO Luigi, fu tratto in arresto per trasporto e detenzione illecita di HASHISH;
In data 10/10/2004 gli indagati FICARA Orazio e MARINO Maurizio furono tratti in arresto per trasporto e detenzione illecita di ben 250 grammi di COCAINA purissima da piazzare sul mercato reggino;
LO SPACCIO NELLE SCUOLE
Come si ricorderà, nel corso delle indagini, la Polizia di Stato reggina si era posta il preciso obiettivo di "bonificare", per quanto possibile, i luoghi, le zone ed i quartieri della Città che, sulla base delle risultanze di volta in volta acquisite, erano e sono risultati più colpiti e, quindi, teatro di consumazione delle attività illecite delle consorterie criminali indagate legate alla vendita ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Prime tra tutte, ovviamente, le scuole!
Nel corso delle indagini svolte a carico dei giovani componenti della "filiera" di distribuzione al dettaglio operante in Città veniva documentato uno degli aspetti più turpi, abietti ed allarmanti delle attività di traffico di stupefacenti condotte dalla consorteria e da alcuni dei suoi appartenenti: la vendita di droga a minorenni e studenti, proprio all’interno di uno degli ambienti che dovrebbero maggiormente proteggerli e tutelarli dal fenomeno: la scuola, appunto.
Alcuni indagati, in più circostanze, introducevano all’interno della scuola che frequentavano sostanza stupefacente del tipo HASHISH allo scopo di venderla ad altri studenti e compagni.
Spesso il Liceo "da Vinci", l’Istituto "Panella" ed altri Istituti Superiori della Città venivano utilizzati quale luogo ideale ove cedere, ovvero acquistare, HASHISH nell’ambiente studentesco.
Documentati sono stati alcuni episodi di consumo di HASHISH all’interno degli Istituti scolastici di Reggio Calabria.
Giova rammentare che a seguito dei fatti incresciosi accertati a margine dell’operazione "JoTi", seguì un acceso dibattito mediatico sull’allarmante diffusione delle droghe all’interno delle scuole con il coinvolgimento della classe docente e di rappresentanze studentesche, interrogatesi sulle ragioni sociali ed ambientali di tale diffusione, specie tra adolescenti, studenti e minori.
LO SPACCIO ALLO STADIO "O. GRANILLO"
Nel corso delle indagini svolte a carico dei giovani componenti della "filiera" di distribuzione al dettaglio di HASHISH operante in Città fu documentato un altro aspetto allarmante e preoccupante delle attività di traffico di stupefacenti condotte dalle consorterie criminali indagate e da alcuni dei suoi appartenenti: la vendita di droga a tifosi minorenni della Reggina Calcio, ovvero ad esponenti della tifoseria più estrema, proprio all’interno dello Stadio "O. Granillo" di Reggio Calabria, durante le competizioni sportive.
Alcuni indagati, in più circostanze, introdussero, all’interno della struttura sportiva che frequentavano, sostanza stupefacente del tipo HASHISH allo scopo di venderla. Ciò con le intuibili ripercussioni sulla lucidità e sull’aggressività degli acquirenti-tifosi.
Alcuni indagati, difatti, risultarono destinatari di provvedimenti cd. "DASPO" emessi, in tempi diversi, a loro carico, dal Sig. Questore della Provincia di Reggio Calabria.
Tra questi, gli indagati CHILLINO Luigi, LA CAVA Antonio Francesco Maria e MACHEDA Vincenzo, attinti dall’Ordinanza di custodia in carcere eseguita oggi ed arrestati.
E poi gli indagati BIANCO Andrea, CALÙ Ivano, COSTANTINO Umberto, CUTRUPI Domenico, MINUTOLO Pasquale Paolo, RAPPOCCIOLO Salvatore, SCARMATO Riccardo e ZACCONE Domenico Vincenzo, per i quali il G.I.P., in illo tempore, non accolse la richiesta di misura cautelare eseguita a gennaio 2008.
Giova rammentare che a seguito dei fatti incresciosi accertati a margine dell’operazione "JoTi", seguì un acceso dibattito mediatico sull’allarmante diffusione delle droghe all’interno dello Stadio "Granillo" proprio durante le competizioni sportive della serie "A".
I QUARTIERI DI REGGIO CALABRIA TEATRO DELLO SPACCIO DI DROGA
L’Operazione "JoTi" consentì di acclarare – o dare ulteriore conferma – che alcuni quartieri o punti precisi della Città (piazze, vie o zone precise) erano scelti sistematicamente da spacciatori ed assuntori di droga vuoi per prassi, vuoi, soprattutto perchè si prestavano, logisticamente, a rendere più semplici e "sicure" le cessioni e le compravendite di COCAINA, HASHISH e CANNABIS SATIVA, specie ad adolescenti e minori: "Piazza Milano", il "Labirinto", "Reggio Campi", "Rione G", la "Villa Comunale" e così via.
Le precauzioni adottate da CHILLINO Luigi, ad esempio – arrestato nuovamente all’alba di oggi – erano emblematiche del livello di preparazione, organizzazione, destrezza, ingegnosità ed efficienza della consorteria criminale oggetto delle investigazioni!
Essi, ad esempio, si rifugiavano, nel "LABIRINTO" – un complesso di abitazioni a ridosso della vicina Piazza Milano strutturate proprio come un labirinto, con stradine ed intersezioni con vialetti e giardini – ricorrendo all’utilizzo di una o più sentinelle che li avvisassero dell’eventuale arrivo di Poliziotti.
Altre zone rivelatesi ad altissima densità di spaccio di droghe sono la stessa "Piazza Milano", il quartiere "Reggio Campi", il "Rione G" e la "Villa Comunale".
Questura di Reggio Calabria
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