CROTONE – Non ci sbagliavamo quando, orsono quattro mesi, in occasione dei carotaggi sul piazzale della Questura alla ricerca del conglomerato idraulico catalizzato (Cic), scrivemmo su queste colonne che le pietre grigio-celeste rinvenute ‘sotto i piedi dei poliziotti’ erano forse simili ai residui del forno fosforo che si trovano nello scavo archeologico davanti al Pronto soccorso dell’Ospedale civile.
Quell’articolo, dal titolo ‘Minerali fosfatici sotto il piazzale della Questura’, fece rumore: da una parte, perché qualcuno accostò impropriamente le scorie del forno fosforo alla fosforite facendo circolare in tutta Italia la notizia che Crotone sorgerebbe su un’immensa distesa di Uranio (la fosforite contiene Uranio 238 allo stato naturale); dall’altra, perché ci accusarono di aver voluto cavalcare, tirando in ballo l’Ospedale, l’onda emozionale che attraversò la città con la vicenda del Cic, allo scopo di vendere più copie.
Niente di tutto questo, ovviamente, al punto che oggi è l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpacal) a dire che alcuni di quei sassi davanti al Pronto soccorso sono "rifiuto di lavorazione di fosforo" ed hanno una carica radioattiva non proprio nella norma.
Niente di allarmante, per carità. Solo che la situazione va tenuta sotto controllo e comunque quelle pietre non dovrebbero stare in quel posto.
I rilievi sono stati effettuati su richiesta della Direzione generale dell’Azienda sanitaria, all’indomani dell’uscita dell’articolo: 11 novembre 2008. La situazione è simile a quella registrata qualche mese dopo sulla spiaggia dietro le discariche industriali, dove l’Arpacal rilevò una contaminazione superficiale di tipo beta almeno doppia rispetto a quella del fondo ambientale. Le conclusioni sono infatti su per giù le stesse, al punto che interi passaggi sono il frutto di un’operazione di copia ed incolla al computer.
"L’analisi sul campione che ha destato particolare interesse riguarda l’accertamento da contaminazione superficiale di tipo beta", scrive l’Arpacal. Una situazione di questo tipo "genera meccanismi di attenzione quando il livello di contaminazione superficiale è almeno pari al doppio del fondo naturale. Nel nostro caso, infatti – prosegue la relazione – il campione ha una concentrazione di attività superficiale che supera nettamente il fondo beta. Per questo si è proceduto ad una (…) valutazione più puntuale della concentrazione". Per farla breve "si può affermare – conclude l’Agenzia – che il campione analizzato presenta una contaminazione superficiale di tipo beta".
Al momento non c’è alcun rischio per la salute umana. "Il numero esiguo di campioni prelevati – precisa l’Arpacal – non consente di fare ipotesi sull’area, anche se è da escludere ogni allarmismo, considerato il tipo di radiazione. Come è noto, infatti, la radizione beta può essere facilmente schermata e comunque può produrre un aumento del rischio di patologie soltanto se dà un contributo all’irradiazione interna per inalazione o ingestione.
Va tuttavia suggerita massima cautela per eventuali operatori che impiegano il campione per analisi chimiche o di altro genere che prevedono la frantumazione e la manipolazione del campione. Nel caso di manipolazione si raccomanda di lavorare sotto cappa, utilizzare delle mascherine di protezione e indossare guanti sufficientemente spessi (doppio guanto); con queste modalità operative gli elettroni prodotti durante il decadimento vengono schermati garantendo l’applicazione dei principi di radioprotezione".
I tecnici escludono la presenza di radioattività esterna: "Sull’asfalto e quindi nel piazzale non vi sono tracce di contaminazione". Inoltre "è stato verificato in laboratorio che a circa venti centimetri dal campione i livelli di fondo beta ritornano normali… Ciò porterebbe ad escludere, almeno in prima approssimazione – prosegue la relazione – un incremento importante dell’irradiazione esterna e quindi un aumento significativo della dose assorbita".
Queste parole ci tranquillizzano, anche se la stessa Arpacal sottolinea che si tratta di "prime valutazioni" e la necessità "di proseguire con indagini supplettive al fine di escludere un qualsiasi aumento del rischio alla popolazione, soprattutto da inalazione e/o ingestione".
Il problema, del resto, radioattività o meno, è uno solo: quelle pietre non dovrebbero stare in quel luogo, sotto il piazzale del Pronto soccorso, e forse neanche in altri posti della città, considerato che di quelle scorie ne sono state smaltite, a partire dagli anni Sessanta, grossi quantitativi per i riempimenti stradali.
La Montedison di Crotone ne produceva "circa 80 mila tonnellate" all’anno, si legge in un vecchio manuale operativo del forno fosforo, che venivano "utilizzate prevalentemente come inerte nella produzione di cemento o come materiale di riempimento. Piccoli quantitativi – prosegue il manuale – vengono utilizzati nell’industria ceramica, vetraria, ecc.".
Quindi non solo sottofondi stradali, ma anche produzione di cemento e quindi, presumibilmente, di case.
ilcrotonese.it
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.