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I cassintegrati chiedono la riapertura – Dopo la chiusura della Lamezia Speciality Film i lavoratori preoccupati: nessuna novità dal Gruppo Treofan che vuol vendere

LAMEZIA TERME – Agli inizi del 2008 aveva circa 60 addetti tra impiegati e operai, diventati 38 a marzo dello stesso anno. Poi da gennaio sono tutti finiti in cassa integrazione e la fabbrica ha chiuso. È la storia degli ultimi mesi di Lamezia Speciality Film, lo stabilimento del Gruppo Treofan nell’area ex Sir. Motivo della chiusura: l’alto costo del lavoro nel rapporto tra produttività e addetti. Per lo stesso motivo è in crisi un altro stabilimento dello stesso tipo a Terni.

I battenti sono chiusi ma i dipendenti non si rassegnano all’idea di dover stare disoccupati ancora per molto. Ecco perchè la Rasu, la rappresentanza sindacale unitaria dell’azienda, è tornata all’attacco nel tentativo di far cambiare idea alla Treofan. Ma soprattutto di sollecitare le istituzioni locali ad intervenire per convincere i vertici dell’impresa a riaprire.

«L’obiettivo dichiarato dall’azienda in fase di preaccordo nell’anno passato», scrivono i sindacalisti, «era di rilanciare lo stabilimento attraverso nuovi investimenti sulle linee produttive, interventi mirati sull’organizzazione del lavoro, sulla sicurezza e sulla qualità del prodotto. Fino allo scorso luglio di tutto ciò che era stato scritto nell’accordo sindacale di marzo non si è verificato nulla.

Al contrario si notava progressivamente, giorno dopo giorno, un disinteresse e un disimpegno dell’azienda che comportava rallentamenti dell’attività produttiva per mancanza di ordini, ma anche per l’aumento del prezzo del prodotto finito immesso sul mercato addebitabile, secondo loro, all’aumento del costo del petrolio e di conseguenza agli alti costi sostenuti dalla società per l’acquisto delle materie prime. Così dopo le ferie estive lo stabilimento non è più ripartito».

L’obiettivo del Gruppo sembra quello di concentrare la produzione dove il costo del lavoro è più basso: Sud Africa e Messico.

Ecco perchè scrivono i rappresentanti dei lavoratori: «Niente ordini in entrata secondo quanto comunicato dall’azienda, e secca perdita di circa 300 mila euro al mese. Ma è evidente» , osservano, «che il settore degli imballaggi alimentari non è mai andato in crisi, se non per qualche lieve e impercettibile flessione. Le perdite ovviamente sono state costruite artatamente caricandole tutte sullo stabilimento lametino, coprendo giochi fatti tra le varie società del Gruppo, con i conti di lavorazione fatti eseguire all’esterno quando non ce n’era nessun bisogno».

Per la Rsu «basta dare uno sguardo ai bilanci dell’ultimo triennio per rendersi conto che non si perdeva con 60 unità lavorative, mentre si perde, guarda caso, facendo lo stesso fatturato con 22 unità in meno. Di fronte a questa situazione la Lamezia Speciality Film viene posta in liquidazione è messa in vendita, i liquidatori nominati sono l’amministratore delegato e il direttore finanziario della stessa società».

Da qui la firma dell’accordo il 15 gennaio scorso per la cassa integrazione di tutto il personale rimasto in servizio, con l’impegno dell’azienda di ricollocarlo quando subentrerà un acquirente della Lamezia Speciality Film. Ma come osservano i lavoratori «da quella data ad oggi sul destino della Lamezia Speciality Film e dei dipendenti che ogni settimana si riuniscono in assemblea nello stabilimento, c’è un totale silenzio».

Per la Rsu «i i liquidatori della società stanno procedendo alla cessione ma non s’intravede finora in questa operazione una reale e fattiva garanzia di recupero occupazionale. «Queste preoccupazioni», affermano, «nascono anche dal fatto che le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo di gennaio hanno chiesto fin dagli inizi di marzo un incontro di verifica come previsto dallo stesso accordo senza che a tutt’oggi l’azienda abbia dato risposte».

Da qui l’amara conclusione dei dipendenti in Cigs: «È evidente che l’azienda sottovaluta l’accordo ritenendo che la concessione della cassa integrazione e degli incentivi all’esodo siano sufficienti a ritenere che il problema delle maestranze sia oramai superato. Sottovalutano invece che nello stabilimento c’è un’altra realtà industriale, la Lameskin con 16 addetti, la quale contrattualmente ha un rapporto di locazione e di forniture servizi con la Lamezia Speciality Film. In questa situazione di poca chiarezza tutto ciò che si sta muovendo può prefigurare che anche questa realtà industriale può essere compromessa con la perdita di ulteriori 16 posti di lavoro».

La storia dello stabilimento è vecchia, risale al dicembre 1989 quando fu ceduto dal comitato Ruoppolo per l’intervento nella Sir alla Montecatini. Arrivarono nell’area industriale Texmet, Lamespun e Lamezia Speciality Film, che nel dicembre 1991 contavano complessivamente un organico di 134 addetti.

Lo stesso stabilimento è stato ristrutturato e riconvertito alle produzioni attuali con i finanziamenti pubblici della legge 488/92 così come un ulteriore sviluppo produttivo. Nel ’95 Texmet, Lamespun e Lamezia Speciality Film diventano Moplefan, del Gruppo Montell, ed a queste imprese s’affianca la Lameskin nata nel 1992, dello stesso Gruppo chimico.

Ecco perchè adesso i lavoratori si chiedono: è legittimo che il Gruppo Treofan possa chiudere uno stabilimento realizzata con i soldi dei contribuenti mettendo sul lastrico 32 famiglie, ed a rischio altre 16?

L’IMPRESA

Il Gruppo Treofanha il suo quartier generale a Raunheim, in Germania, e produce film di polipropilene sotto un proprio brand. Da oltre 40 anni è nel mercato globale e diffonde i propri prodotti in oltre 90 paesi, lavorando circa 200 mila tonnellate di film plastici in sette paesi d’Europa, Nord America e Sud Africa. La forza lavoro è di 1.600 addetti.

La multinazionaleè controllata dalla banca d’affari Goldman Sachs dall’aprile 2005, ed è leader mondiale nel packaging, l’impacchettamento di prodotti vari: sacchetti per la pasta e le caramelle, bottiglie per shampo e saponi, pellicole per prodotti alimentari freschi, vaschette per gelati e formaggi.

Nei primi anniNovanta Treofan arrivò nell’area industriale lametina incassando circa 40 miliardi di vecchie lire con la legge 488/92 per impiantare due fabbriche: Lamezia Speciality Film e Lameskin.

Gazzetta del sud

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