Libro, disco live e nuova avventura in Germania. L’ex Parto delle nuvole pesanti non conosce sosta. E nemmeno il suo impegno civile. Sui palchi tedeschi per far vedere la faccia pulita del Sud Italia: un calabrese che non spara, ma canta.
Lunga e avventurosa la strada del migrante. Per conoscere quella percorsa dall’irrequieto Peppe Voltarelli può essere utile scorrere i venti brevi componimenti racchiusi in “Non finito calabrese” (dal nome dello "stile architettonico" dell’abusivismo edilizio), suo libro appena uscito per Del Vecchio editore.
Oppure ci si può mettere all’inseguimento dei suoi viaggi in Germania. Unna, Francoforte e Berlino le prossime date, seguito ideale delle precedenti mete europee raccontate nel fresco disco dal vivo “Duisburg Nantes Praga. Il bootleg live”. Sul palco, Voltarelli, esportatore di tradizioni, esploratore di nuove commistioni culturali, si presenta come crooner.
Come mai indossi questi panni?
Il crooner è uno che canta il suo tempo con amarezza ma a passo di danza, senza rimanere intrappolato nella gabbia del cantautorato. Mi ha restituito la gioia espressiva del Parto delle nuvole pesanti. Col tempo avevamo perso quello spirito scanzonato degli esordi per presentarci come gruppo impegnato. Ora, invece, gestisco con più agilità la mia carriera.
Anche nel tour in Germania, dove partecipi a rassegne di diversa natura.
Dalle feste patronali delle comunità italiane ai grandi festival multiculturali. Lì esiste un’apertura e una curiosità che qui non abbiamo. Io arrivo come qualcosa di completamente inedito: una variazione scanzonata del rock’n'roll e un esponente dell’Italia meridionale che comunica un’identità cancellata da episodi come la strage di Duisburg.
I nostri connazionali in Germania sono quasi tutti gente onesta, ricordiamolo. E l’integrazione funziona. Non come in Italia, dove chi va in cerca di speranza viene rinchiuso in prigioni come quella di Lampedusa.
Il Mezzogiorno. Ha tanto da offrire, ma pochi vogliono investire.
C’è bisogno di una rinascita culturale, non di semplici slogan contro la mafia. Se continuiamo a inquinare i nostri stessi fiumi, a favorire l’abusivismo e le finali di Miss Italia, invece di valorizzare un enorme patrimonio, non mettiamo in circolo i nostri valori e rimaniamo culturalmente ostaggi di quello che propinano gli altri. Nel Sud Italia esistono risorse inestimabili. Investire su di esse è un buon affare, oltre che una missione.
Diego Carmignani
terranews.it
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