LAMEZIA TERME – Ospitano quattro famiglie di nazionalità nigeriana, di cui due con un figlio, due appartamenti in via Foderaro, rione Capizzaglie, confiscati alla ‘ndrangheta e trasformati in case di accoglienza per profughi. Un’ospitalità che fa parte di un progetto più ampio di tutela ed integrazione, dal costo complessivo di 420 mila euro per due anni, promosso dal Comune e finanziato insieme al ministero dell’Interno e alla Regione.
Alle dieci persone, per un periodo di sei mesi, sono garantiti servizi sociosanitari, come l’apprendimento della lingua italiana e la somministrazioni di terapie mediche, e l’assistenza legale e formativa. L’obiettivo è rendere autosufficienti gli immigrati, affinché il loro stato di disagiati possa terminare in un tempo decisamente breve e diventino autonomi nella ricerca di un posto di lavoro e nel disbrigo delle faccende quotidiane.
Il progetto si chiama “Mal. Casa” (“mal” è una parola curda che in italiano significa “casa”) ed è stato illustrato ieri mattina nella sede dei vigili urbani. A relazionare l’assessore alle Politiche sociali Elvira Falvo, la responsabile comunale di settore Teresa Bambara, il coordinatore dell’Arci Antonio Scaramuzzino, la rappresentante dell’Anci Daniela Di Capua, il dirigente regionale Giuseppe Altomare, ed il sindaco Gianni Speranza. In sala folta la rappresentanza delle forze dell’ordine.
Ha introdotto Falvo, ricordando anche la piaga dell’emigrazione italiana: «Dobbiamo proiettare gli immigrati che fuggono dalla miseria e dalla morte, nel futuro che può esistere soltanto se c’è solidarietà e rispetto fra i popoli».
La parte pratica del programma d’integrazione sarà curata da una quindicina di associazioni sociali private che, come ha spiegato Scaramuzzino, «provvederanno alla formazione individuale e culturale attraverso un team operativo composto da insegnanti, assistenti sociali ed avvocati che si attiveranno in sinergia».
Un lavoro di rete dunque, che questa iniziativa, ha sottolineato Bambara, «ha sviluppato mettendo a collaborare i settori sociale, lavoro ed economico del Comune, i cui impiegati hanno dimostrato passione ed impegno nella predisposizione del progetto».
Il piano “Mal. Casa” usufruirà dell’aiuto dell’Associazione nazionale dei comuni italiani «perché l’Anci», ha ribadito Daniela Di Capua, «per conto del ministero dell’Interno espleta le funzioni di servizio centrale, coordinando e supportando i lavori».
Tutte le iniziative per il momento sono rivolte a dieci persone, che aumenteranno fino ad un massimo di quindici quando saranno terminati i lavori di ristrutturazione ad un terzo appartamento previsti con la somma stanziata.
«Fatto che», ha evidenziato il dirigente regionale Giuseppe Altomare, «abbraccia più esuli per un’esigenza sentita in tutta la Calabria». Il problema «è stato affrontato in modo concorde e determinato», ha chiuso il sindaco, «come dovrebbero essere affrontati tutti i disagi della nostra comunità».
Agostino Perri
Gazzetta del sud
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