LAMEZIA TERME – È calato il sipario sul processo “Elettroshock” dal nome in codice dell’operazione che nell’agosto del 2007 portò all’arresto di alcuni medici e paramedici accusati a vario titolo di aver commesso violenze su alcune donne ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale.
Dopo la condanna emessa dal giudice dell’udienza preliminare Barbara Borelli, nei confronti di sette delle nove persone coinvolte nella inchiesta e che scelsero il rito abbreviato, ieri nell’aula del tribunale penale lametino è stata emessa la sentenza di condanna nei confronti delle altre due persone coinvolte nell’inchiesta che hanno scelto il dibattimento.
Al termine di numerose udienze e dopo circa un’ora di camera di consiglio, finite le arringhe degli avvocati della difesa e di parte civile, il collegio presieduto da Giuseppe Spadaro, e composto dai giudici Angelina Silvestri e Carmine De Rose, ha emesso il verdetto di condannata nei confronti dei due imputati.
Franco Pino, accusato di avere costretto una paziente a subire un rapporto sessuale e completo, e Francesco Scarfò, imputato di favoreggiamento e di aver palpeggiato il seno ad una paziente mentre era ricoverata nel reparto di psichiatria dell’ospedale.
Pino difeso dall’avvocato Gregorio Barbo del foro di Cosenza , è stato condannato a 7 anni di reclusione, Scarfò difeso da Antonio Torcasio del foro lametino, ha subito una condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione.
A quest’ultimo sono state riconosciute delle attenuanti. Entrambi inoltre sono stati condannati all’interdizione perpetuata dai pubblici uffici e dal prestare servizio in strutture specializzate nella tutela della salute.
Pino è stato condannato anche al risarcimento dei danni di una paziente che si è costituita parte civile e che avrebbe subito delle violenze dall’imputato. La donna era difesa dall’avvocato Leopoldo Marchese.
Nella penultima udienza l’accusa aveva chiesto una condanna a 9 anni di reclusione per Pino e 6 anni e cinque mesi per Scarfò. Nell’udienza di ieri gli avvocati della difesa hanno cercato di ribaltare le tesi dell’accusa puntando sull’inattendibilità e la non credibilità delle parti offese che avrebbero, a giudizio della difesa, riferito fatti non rispendenti alla verità e quantomeno contradditori.
Un dato che sarebbe emerso durante la verifica dibattimentale ad opera di un teste che ha dichiarato fra l’altro che una delle vittime sarebbe rimasta incinta ad opera di un magistrato. Dati che la difesa ha definito contraddittori perché le vittime nel corso del dibattimento avrebbero riferito dieci verità diverse.
Linee difensive che non hanno convinto il collegio giudicante che ha accolto la tesi dell’accusa sostenuta dal sostituito procuratore Maria Alessandra Ruberto, che nella replica finale si è concentrata proprio sull’attendibilità delle vittime, che pur trovandosi in una condizione psicologia fragile hanno raccontato i fatti con estrema lucidità.
L’inchiesta fu battezzata “Elettroshock” dagli agenti del commissariato di via Perugini, ed inizialmente finirono agli arresti soltanto tre persone: Domenico Casalinuovo, Giuseppe Masi e Pino Franco. Era la vigilia di Ferragosto del 2007. Poi nella fase successiva furono coinvolte altre sei persone. Le indagini furono coordinate dal sostituto procuratore Maria Alessandra Ruberto.
Gli investigatori della polizia di Stato misero insieme diversi elementi probatori, comprese le dichiarazioni accusatorie rese dalle persone offese, la cui attendibilità venne accertata con un’apposita consulenza psichiatrica; ma anche attraverso l’acquisizione di tabulati telefonici, intercettazioni ambientali, documenti ospedalieri sugli orari di servizio degli indagati, e dichiarazioni incrociate di persone informate sui fatti.
Diverse le imputazioni che furono contestate a vario titolo: dalla violenza sessuale pluriaggravata, alla somministrazione alle vittime (quattro delle quali tra i 20 e i 30 anni) di sostanze psicotrope non prescritte, alla violenza psicologica, minacce e favoreggiamento. Sarebbero state 19 le giovani pazienti che avrebbero subito violenze e molestie sessuali nel reparto ospedaliero di psichiatria.
Giuseppe Natrella
Gazzetta del sud
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