LAMEZIA TERME – «Una nascente ecomafia legata alla gestione dei rifiuti». Questa la ragione per cui il 24 maggio 1991 furono uccisi dalla ‘ndrangheta i netturbini Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano. A 18 anni da quell’assassinio di innocenti la “Casa della legalità” invita tutti a non dimenticare quel momento, quel gesto, quell’attacco alla città da parte dei clan.
«Ricordarli è un obbligo», sottolinea l’associazione, «così com’è un obbligo rammentare anche la circostanza in cui sono stati uccisi: quei due operatori ecologici erano impegnati, al mattino presto, nel quotidiano lavoro di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani, in una zona del centro abitato di Sambiase. Omicidio maturato in un contesto di braccio di ferro con il potere politico-amministrativo».
Continua la “Casa della legalità”: «È anche in memoria di queste due vittime di mafia che va tenuta alta l’attenzione sull’ambiente in città, e sui possibili loschi affari che potrebbero nascere e maturare in questo settore. Inoltre una collettività silente dinanzi a questo tragico fatto non ha giovato sicuramente ad una città che lotta con i denti anche per i diritti più elementari».
Gazzetta del sud
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