CROTONE – Il professor Giuseppe Chidichimo, del Dipartimento di Chimica dell’Università della Calabria nonché profondo conoscitore della realtà industriale di Crotone, lo aveva detto. Chiamato a deporre a gennaio davanti alla commissione ‘Igiene e Salute’ del Senato in merito alla vicenda delle scorie dell’ex Pertusola Sud, aveva anticipato che i tecnici, disgregando durante le analisi i campioni di materiali prelevati dalla Procura della Repubblica, avrebbero trovato "grandi quantità" di metalli pesanti. E così è stato!
Arsenico, piombo, zinco, rame, vanadio, ferro, nichel e manganese. Ma anche, in misura minore ed a corredo dei primi, berillio, cobalto, bario e qualche altro elemento chimico della tavola periodica. C’è un po’ di tutto nei campioni di terreno prelevati in nove dei diciotti siti sequestrati lo scorso settembre dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta ‘montagne nere’.
Gli stessi metalli pesanti sono stati rinvenuti nell’acqua di falda (che non è quella che esce dai rubinetti delle nostre abitazioni), nell’acqua di decantazione delle carote utilizzate per perforare il suolo e sul selciato degli ultimi sei siti sequestrati lunedì scorso: il parcheggio laterale della scuola di San Francesco, il campetto di Lampanaro e quattro diverse aree ai bordi della strada di Trafinello (via Federico Fellini).
Ad oggi i siti sequestrati sono complessivamente ventitrè, essendo stato il campetto di Lampanaro già sequestrato a settembre, anche se oggi i sigilli sono stati estesi dal sottosuolo al suolo.
L’aspetto più inquietante di questa vicenda è che qualche campione di terreno è risultato positivo anche ai test di cessione, cioè ha rilasciato in laboratorio, a contatto con acqua bidistillata, quantitativi di metalli pesanti superiori ai limiti di legge.
Il che può voler dire tante cose: 1) la scoria del forno cubilot ottenuta dal riprocessamento delle ferriti di zinco (imputata principale di questa vicenda) conteneva quantitativi tali di veleni che non poteva essere ammessa alla procedura semplificata; 2) non è stata miscelata bene nella tramoggia con gli altri componenti per la produzione del conglomerato idraulico catalizzato (Cic); 3) non sono stati rispettati i protocolli di applicazione sui cantieri. Insomma, in un modo o nell’altro, le scorie depositate nei siti sequestrati tutto erano tranne che materiale inerte.
I nove siti dei quali la Procura ha fornito nei giorni scorsi il referto delle analisi sono risultati a vari livelli tutti positivi. Vediamoli uno per uno, distinguendo i risultati dei campioni di terreno del sottosuolo da quelli del suolo, i risultati della falda da quelli dell’acqua di decantazione e dei test di cessione.
San Francesco – Le analisi hanno rilevato tracce di contaminanti fino a due metri sotto il piazzale della scuola. Nello specifico: arsenico, che in un punto raggiunge i 642,84 mg/kg (limite di legge 20); piombo, con un valore massimo rinvenuto di 2.550,54 (limite di legge 100); zinco, contaminazione massima accertata 13.958 (limite di legge 150).
Per quanto riguarda il parcheggio laterale sequestrato lunedì scorso non si registra contaminazione del sottosuolo, ma solo dello strato superficiale, per via del trasporto e del dilavamento con le piogge del materiale inquinante abbancato nel cantiere durante i lavori di costruzione dell’edificio.
Su quell’innocente (all’apparenza) spiazzo di terra battuta, le analisi hanno rilevato tracce di arsenico (63,95), piombo (685,08), vanadio (239,14 – limite di legge 90) e zinco (18.636).
Negativi i test di cessione, mentre in due campioni di acqua di falda sono state trovate tracce di arsenico del valore doppio e triplo rispetto alla normativa.
Lampanaro – I valori più alti sono affiorati sulla superfice in terra battuta del campetto al centro del quartiere, il cui sottosuolo era stato sequestrato lo scorso anno e lunedì i sigilli sono stati estesi al tratto superficiale: arsenico 396,76 mg/kg, piombo 1.926,6, vanadio 336.4, zinco 16.910,78.
Più contenuti, ma sempre fuori norma, i valori riscontrati nel sottosuolo, con lo zinco che raggiunge in un punto i 1.628,9 mg/kg, il vanadio 131,5 ed il piombo 141,21. Fuori dalla norma anche il berillio. Per quanto riguarda i campioni liquidi, solo l’acqua di decantazione recuperata da una carota presenta una concentrazione di manganese pari a 67,79 ug/l (limite di legge 50).
Commerciale – Tutti nella norma i valori dei campioni di terreno, tranne una concentrazione di arsenico poco sotto il limite normativo. Lo stesso arsenico è invece affiorato dalla falda in quantità superiori quattro volte al limite normativo, ad una profondità di un metro e venti centimetri, insieme a tracce fuori norma di ferro. Positivi i test di cessione per il piombo: 57,597 a fronte dello sbarramento normativo fissato a 50 ug/l.
Questura – Forse è uno dei siti che stanno messi peggio. Oltre ad arsenico, piombo, vanadio e zinco abbondantemente fuori norma, sono affiorate tracce di cadmio dieci volte superiori alla normativa e di rame che in un punto raggiunge i 944,3 mg/kg (limite 120).
Eccedenti anche i dati del berillio e del cobalto, mentre tracce di arsenico sono state trovate nella falda e nell’acqua delle carote; queste ultime hanno restituito anche valori fuori limite di ferro e manganese.
Margherita – In questo quartiere ai margini della periferia Nord della città sono stati campionati due piazzali. L’unico inquinante rinvenuto nel sottosuolo del primo piazzale è il vanadio. Più complessa la situazione del secondo piazzale dove i carotaggi hanno restituito campioni di terreno contaminati da arsenico, rame, piombo, vanadio e zinco; superiori alla media anche cadmio, berillio e cobalto. Dalle acque delle carote è venuto fuori del ferro leggermente superiore alla media.
Trafinello – I carotaggi effettuati lungo via Federico Fellini hanno portato alla luce un inquinamento da arsenico e zinco. Gli stessi inquinanti sono stati rinvenuti in quantità maggiori ai bordi della strada, al livello superficiale dei quattro siti sequestrati lunedì scorso, che confinano con i campi.
Non si hanno notizie invece sulla falda, che pure sarebbe interessante avere, visto che da quelle parti insistono numerose coltivazioni.
Casillo – È l’unico sito dove in un punto è stato trovato un rilevato di conglomerato idraulico catalizzato a norma. Ma è solo un’eccezione, considerato che anche il piazzale dell’ex Euronics è stato classificato come inquinato, per via della presenza eccessiva di arsenico, rame e zinco nel sottosuolo.
Situazioni di rischio arrivano anche dal responso sulle acque di decantazione delle carote che hanno restituito una concentraziona doppia di arsenico e tracce di selenio fuori norma.
Via Poseidone – Anche per questo sito, una parallela di viale Magna Grecia, il responso parla di inquinamento per la presenza eccessiva di vanadio.
Ponte Lampanaro – Il cavalcavia di viale Ghandi è stato campionato a tappeto. Il referto è inequivocabile: tracce elevate di arsenico, bario, cadmio, ferro, manganese, piombo e zinco. Finanche il tallio, un materiale molto tossico che in passato ha trovato uso in topicidi e pesticidi ma vista la sua pericolosità è stato bandito, è risultato in un punto leggermente superiore al limite di legge.
Francesco Pedace
ilcrotonese.it
1 commento
Bruno 25 maggio 2009 alle 21:16
la ndrangheta uccide i loro stessi figli con questo veleno sparso a Crotone e nella ns. terra…….la ns acqua i, ns. terreno etc…
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