PALERMO – Nove persone, fra cui quattro donne, sono state arrestate tra le province di Palermo e Reggio Calabria per associazione a delinquere nell’ambito di una ‘truffa sui cosmetici’.
Secondo quanto accertato dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, al termine di complesse indagini durate quasi due anni, culminate nell’operazione “Zagara”, alcuni degli arrestati facevano parte di un consolidato gruppo criminale specializzato nella realizzazione di truffe ai danni di note societa’, italiane ed estere, operanti nel settore della commercializzazione di cosmetici e articoli di profumeria.
Le indagini, condotte con il coordinamento della direzione della Procura di Palermo, hanno consentito di accertare che gli arrestati si sono nel tempo resi responsabili, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al furto e danneggiamento aggravato, commessi sin dal 2003.
Il meccanismo che ha consentito di mettere le mani su merce per un valore superiore ai 450 mila euro, prevedeva l’apertura in rapida successione di numerose attivita’ commerciali intestate a soggetti di comodo che, dopo l’effettuazione di alcuni piccoli ordinativi di merce regolarmente pagata in modo da accreditarsi presso le aziende fornitrici, provvedevano ad effettuarne di ulteriori, ma per quantitativi ben piu’ cospicui che pero’ non venivano mai pagati in quanto le attivita’ e i fittizi intestatari sparivano nel nulla lasciando i creditori con null’altro che falsi indirizzi e titoli insoluti.
Il buon funzionamento di questo sistema di truffe, che vedeva la compiacente partecipazione anche di alcuni rappresentanti di zona delle societa’ truffate, si fondava poi sul coinvolgimento di soggetti appartenenti alla cerchia familiare o amicale dei principali artefici della stessa che fungevano da fittizi intestatari delle ditte che man mano venivano aperte e poi fatte sparire.
Le intercettazioni telefoniche, insieme alle altre attivita’ investigative, hanno permesso anche di accertare che se qualcuno dei soggetti avvicinati dagli indagati si rifiutava di agevolare l’associazione, questi veniva immediatamente fatto oggetto di ritorsioni attuate mediante intimidazioni con lettere minatorie anonime, furti e danneggiamenti.
(AGI)
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