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Con o senza incentivi, a Crotone niente Pm

CROTONE – Non ci sono magistrati che ambiscono a venire a lavorare a Crotone. O meglio. Alla procura della Repubblica di Crotone. Che pure è stata inclusa dal ministero della Giustizia tra le 41 sedi ‘disagiate’ per le quali sono stati previsti incentivi economici e di carriera a favore dei magistrati che scelgono di trasferirvisi.

Per la Procura di Crotone, come per quelle di Nicosia e Barcellona Pozzo di Gotto, non è pervenuta alcuna domanda di trasferimento da parte dei 77 magistrati che fino ad ora hanno manifestato al Csm la loro disponibilità a ricoprire l’incarico di sostituto procuratore in una delle 41 sedi disagiate.

Al momento, ufficialmente, i posti da coprire alla Procura della Repubblica di Crotone sono solo due, quelli lasciati vuoti lo scorso anno dai sostituti Federico Somma e Gabriele Tomei.

In realtà già dalle prossime settimane ne resteranno vacanti altri due, dal momento che anche i sostituti Alessandra Susca e Maria Teresa Moscatelli, che erano a Crotone dall’estate del 2006, hanno ottenuto il trasferimento ad altra sede.

In forza all’ufficio, dunque, resteranno solo i sostituti Pierpaolo Bruni e Daniela Caramico D’Auria, oltre al procuratore capo Raffaele Mazzotta il quale, già in diverse occasioni, ha lanciato l’allarme sull’impossibilità di garantire contemporaneamente il lavoro inquirente e quello requirente e questo in una realtà nella quale la criminalità organizzata, ma anche la microcriminalità, rappresentano un’emergenza nazionale. In proposito Mazzotta ha annunciato che, se necessario, scenderà in aula a rappresentare la pubblica accusa nei processi.

Se Crotone piange, comunque, altrove non si sta meglio. Sono almeno cinque gli uffici requirenti nei quali la scopertura degli organici è arrivata al 100 per cento, come alla Procura per i minorenni di Reggio Calabria. Un fenomeno destinato a estendersi in tutta Italia secondo il Csm, che prevede "a breve un azzeramento degli organici di diversi uffici giudiziari requirenti".

I dati, aggiornati al 4 maggio scorso, sono contenuti in una delibera approvata a larghissima maggioranza dal plenum di Palazzo dei marescialli. Un documento preoccupato che indica il rischio concreto di una "momentanea paralisi dell’attività di indagine e dell’intera giurisdizione penale".

Il fenomeno, secondo il Csm, è determinato essenzialmente da due norme introdotte di recente dal ministero: quella che prevede limiti troppo rigidi per chi vuole passare dalle funzioni di giudice e quelle di pm e quella che vieta ai magistrati a inizio carriera di lavorare negli uffici requirenti.

Per questo il Csm chiede innanzitutto di "rimeditare" il divieto di destinare i magistrati di prima nomina agli uffici requirenti, che ,"così come attualmente modulato, rischia di produrre effetti dirompenti sull’organico della magistratura". E anche di consentire ai giudici che sono disponibili ad andare nelle procure, di poterlo fare anche nello stesso circondario, in deroga all’attuale divieto.

Al guardasigilli Alfano, inoltre, si chiede di ridurre il numero dei magistrati fuori ruolo nei ministeri o in altre istituzioni per contribuire a far fronte alla situazione allarmante di scopertura degli organici delle procure italiane.

(d.p.)

ilcrotonese.it

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