Fare confusione, buttarla in rissa è tattica antica e consolidata da parte dei più esperti calciatori dei campetti di provincia. Il meccanismo funziona, poi, una volta che la fortuna ti ha arriso e ti sei ritrovato, come per incanto, in serie A. Grosso modo – fuor di metafora – è andata così per Fabrizio Cicchitto, 69 anni, romano, una laurea in giurisprudenza, una tessera del PSI ed un’altra della P2 alle spalle e, non guasta, qualche poesia a lui dedicata da Sandro Bondi.
Lui, dicevamo, è uno che sa bene quando, in politica, giova buttarla in rissa ed allora, un pò perchè in campagna elettorale tutto è consentito, un pò perchè l’onorabilità della Calabria è come quelle di una prostituta (se qualcuno deve prendere un insulto meglio lo prenda lei, tanto, ormai…), nell’ennesimo affondo contro la sanità calabrese e dopo l’ennesimo rimpallo con Loiero sulla genesi del buco economico ha esagerato.
Legare tramite ignote dinamiche lo sfascio della sanità calabrese all’omicidio di Francesco Fortugno è esercizio non solo pericoloso, ma – soprattutto – di bassa macelleria.
Offende in primis la memoria della vittima e, immediatamente dopo, getta ombre – delle quali in verità non si sentiva la mancanza – sull’intero sistema politico-social-burocratico della Regione.
Puerile la richiesta di chiarimenti relativi al legame tra l’omicidio e la sanità rivolta a Loiero (magistratura, onorevole Cicchitto, si chiama magistratura la parte dello Stato deputata a questo tipo di attività, pur se spesso causa di strane allergie in taluni esponenti della politica), fuori tempo e fuori luogo l’uscita.
Come direbbe qualcuno a lei molto caro: “Onorevole Cicchitto, si contenga…”
Giusva Branca
strill.it
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