SIDERNO (RC) – Per gli inquirenti quello di Salvatore Cordì è stato un omicidio mafioso, uno strascico dello scontro tra le presunte cosche della ‘ndrangheta dei Cataldo e dei Cordì. Un omicidio commesso a Siderno dietro la piazza di Porto Salvo, avvenuto il 31 marzo 2005, una settimana dopo che la città era stata insanguinata dall’omicidio di Gianluca Congiusta.
Secondo la polizia, guidata dal dottore Luigi Silipo, e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, il movente dell’omicidio Cordì sarebbe da ricercarsi in una vendetta a seguito degli agguati di Giuseppe Cataldo e Pietro Caccamo, appartenenti all’asserita cosca dei Cataldo.
Esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Cordì sono ritenuti i cugini Michele Curciarello e Antonio Martino. Per i due, insieme ad Antonio Panetta che risponde di aver partecipato alla fase organizzativa, inizia il processo davanti alla Corte d’assise di Locri.
I tre vennero arrestati nel dicembre del 2008 a seguito dell’operazione "Pioggia", insieme ad altri presunti appartenenti ai Cataldo, tra questi Antonio Cataldo per il quale si sta procedendo in rito abbreviato. Contro Curciarello e Martino i nuovi risultati dello stub che, sembra, abbiano rilevato compatibilità con polvere da sparo.
Altro elemento in mano all’accusa le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Novella, pentitosi all’indomani dell’arresto a seguito dell’operazione che ha portato all’arresto dei presunti esecutori materiali dell’omicidio di Francesco Fortugno.
ilfattoonline.com
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