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Crotone chiama: Napolitano dribbla, Alfano tace, Sculco risponde e il Pm Bruni continua a pulire la Calabria da compassi, mafia e…

Ci sono mille modi per far morire un Uomo: quello peggiore è il silenzio. Oppure l’indifferenza che, come dice mio padre (un ex generale dell’Esercito rigido come un bastone e loquace come un ghiro in letargo) è la maggior forma di disprezzo. Scegliete voi: il risultato non cambia, come per la proprietà invariantiva della moltiplicazione, per cui il prodotto di due numeri non cambia, cambiando l’ordine dei fattori.

L’Uomo in questione è Pierpaolo Bruni, giovane e preparatissimo Magistrato antimafia che da diversi anni sta mettendo a ferro e fuoco le gerarchie della ‘ndrangheta crotonese e calabrese la quale, per questo, vorrebbe tanto, ma proprio tanto, che lui saltasse per aria (ne ho già scritto in questo blog l’11 maggio). Ci hanno provato " ma per sfortuna loro e della parte malata della società crotonese e calabrese " non ci sono riusciti.

Fino a che Bruni toccava la ‘ndrangheta, la disgustosa politica locale e regionale rideva e faceva pubblicamente finta di compiacersene. Quando Bruni ha cominciato " oltre a picciotti fetusi " a colpire colletti bianchi ancor più fetusi e la politica fetusissima, allora sono cominciati i guai seri.

Ma lui " uno dei migliori magistrati in Italia, non una toga rossa ma semplicemente una toga " se ne fotte tre quarti come ha fatto con l’ultima operazione che, la scorsa settimana, ha scoperchiato in provincia la connivenza tra dirigenti regionali, presidi e imprese edili, unite nel cognome (Leone padre e figlio) e nella truffa ai danno dello Stato (ne ho scritto sul Sole-24Ore online giovedì 11 giugno).

Il tutto " ma guarda tu che novità in Calabria! – all’ombra di cappucci, grembiuli e compassi (del resto, questi ultimi, indispensabili per geometri e ingegneri delle imprese edili…).

Le minacce di morte " da reali che erano " sono diventate addirittura tangibili.

Ebbene " cari lettori " voi direte: lo Stato si sarà eretto come un sol uomo a difesa di quest’Uomo! Eccome no!

Toppato: l’esatto contrario. Dapprima lo Stato (anzi: lo stato) ha pensato bene di non rinnovargli l’applicazione alla Direzione distrettuale di Catanzaro e poi ha pensato bene di tacere di fronte alle proteste dei cittadini perbene.

Ah stavo dimenticando un particolare trascurabile: sbadatamente lo Stato (pardon, lo stato) ha pensato bene di affidargli per un certo periodo l’inchiesta Why Not avocata a Luigi De Magistris. Lo stato si è accorto che Bruni faceva sul serio e che avrebbe voluto scavare ancora più a fondo di quanto aveva fatto il bel tenebroso volato a Strasburgo sulle ali dell’Italia dei (dis)valori.

Detto, fatto: la massopolindrangheta si è stretta a coorte e Bruni non conduce più un fico secco di quell’inchiesta che aveva acceso i riflettori su simpatici (almeno io li reputo tali, non so voi) personaggi: dai fratelli Loiero Tommaso e Agazio a Romano Prodi, da Clemente Mastella ad Antonio Saladino, dai coniugi (coniugati e complessi) Adamo a tanti altri bei nomi del castello fatato.

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robertogalullo.blog.ilsole24ore.com

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