VIBO VALENTIA – Il tribunale di Catanzaro, Prima sezione civile, ha condannato il Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca, a risarcire i danni alla famiglia di una studentessa che si era suicidata nel bagno dell’Istituto Magistrale "Capialbi" di Vibo Valentia 11 anni orsono.
Maria Rosaria, questo il nome della studentessa, 17 anni, una mattina del mese di giugno di 11 anni fa, dopo essersi recata tranquillamente a scuola, si è chiusa nel bagno e si è impiccata all’avvolgibile di una finestra con una cinta di cuoio che si era portata da casa. Un suicidio quindi pianificato nei minimi particolari per motivi personali e familiari, così si disse allora.
Ad intentare causa era stato il padre della ragazza col patrocinio degli avvocati Giuseppe Costabile e Rosanna Trapasso. La sentenza depositata dal giudice Maria Rosaria di Girolamo, richiamandosi ad altri pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione, così recita: "se è vero che il caso può definirsi evento "imprevedibile", è però altrettanto vero che, a fronte di tale evento normalmente ed umanamente imprevedibile, deve essere individuato e delimitato l’ambito dei doveri facenti capo all’Istituto scolastico e, più specificamente, all’insegnante."
La scuola – l’Istituto magistrale, con i suoi insegnanti e il suo personale, e quindi il Ministero dell’Istruzione – avrebbe quindi omesso di porre in essere tutte quelle condotte di "protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona".
Sarebbero stati così violati gli obblighi previsti in quello che il Tribunale di Catanzaro definisce "contratto di protezione" che "intercorre tra l’allievo e l’istituto scolastico".
Il Giornale di Calabria
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