CROTONE – Imponevano un controllo pressoché totale sulla gestione di un villaggio turistico: con questa accusa cinque persone, ritenute dagli investigatori legate alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, sono state arrestate dalla guardia di finanza di Crotone al termine di un’indagine coordinata dalla Dda di Catanzaro.
I cinque, accusati di associazione mafiosa e estorsione, secondo gli investigatori, controllavano il villaggio turistico "Il Tucano" di Isola Capo Rizzuto, una nota località turistica del crotonese, imponendo il pagamento di tangenti, l’assunzione di personale e le ditte che rifornivano la struttura di beni e servizi.
Quattro indagati sono stati arrestati nel crotonese mentre il quinto è stato bloccato nel reggino. Nel corso dell’operazione, i militari della guardia di finanza di Crotone hanno eseguito anche numerose perquisizioni nel crotonese e nel reggino.
Le cinque persone arrestate dalla guardia di finanza di Crotone nell’operazione "Tucano", dal nome del villaggio turistico di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, sul quale sarebbe stato esercitato un controllo da parte di presunti affiliati ad un sodalizio "satellite" della cosca Arena sono i fratelli Antonio Romeo Scerbo, di 46 anni, Giancarlo Scerbo (44) e Romolo Scerbo (48), Vincenzo Domenico Lentini (45), tutti di Isola Capo Rizzuto, e Giuseppe Speranza, 68 anni, di Gioia Tauro.
Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione. Il villaggio turistico "Il Tucano" di Isola Capo Rizzuto era completamente controllato dalla famiglia Scerbo sin dal 1989, anno di costruzione del villaggio, ed è andato avanti anche dopo l’omicidio del capo famiglia.
È quanto sostengono i magistrati della Dda di Catanzaro nella richiesta di arresto per cinque persone, tra le quali tre fratelli Scerbo, ritenuti dagli investigatori una cellula della cosca Arena.
Fu il padre, Vincenzo Scerbo, ucciso in un agguato il 26 aprile 1991 a Isola capo Rizzuto, secondo gli investigatori, ad imporre al proprietario della struttura, con il consenso di Nicola Arena, ritenuto il capo storico dell’omonima cosca, la propria guardiania e l’assunzione di tre dei propri quattro figli.
Questi ultimi, dopo la morte del padre, non solo hanno mantenuto l’attività di guardiania, ma, insieme anche ad altre persone, avrebbero acquisito anche il controllo delle assunzioni del personale, nonché di varie attività interne al villaggio turistico, una struttura composta da circa 800 unità abitative ed una delle più grandi della fascia ionica.
Uno degli indagati, secondo quanto riferito da uno degli amministratori del villaggio, in una occasione gli avrebbe detto: "Nel Tucano abbiamo perso nostro padre e, dunque, ormai qua ci siamo noi".
Il Giornale di Calabria
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