COSENZA – "Quando più di un anno fa abbiamo lanciato, come Confindustria calabrese, l’allarme sulla condotta e sui rapporti poco trasparenti, quando non anche vessatori, fra il sistema bancario ed il mondo delle imprese rimanemmo soli nella denuncia". Lo afferma, in una nota, il presidente degli industriali calabresi, Umberto De Rose.
"Nell’ultimo anno – prosegue – numerosi ed autorevolissimi interventi sulla materia hanno messo a nudo, in un momento di particolare sofferenza dell’economia italiana, tutti i limiti e le problematicità di un rapporto sempre più difficile fra Banche ed imprese soprattutto di piccole dimensioni".
"Mercoledi – aggiunge – in ordine di tempo, l’ultimo forte intervento: il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che, addirittura, paventa un rischio usura per le imprese che, in difficoltà, hanno visto chiudersi i rubinetti del credito.
Ma il nostro è davvero un Paese strano dove nulla è scontato e men che meno conseguente: alle allarmate dichiarazioni di Draghi che avrebbero meritato una considerazione diversa e più consapevole da parte del sistema bancario, hanno fatto eco quelle del presidente dell’Abi, Corrado Faissola, che ha addirittura ipotizzato, qualora non dovessero essere modificati tetti e costi dei servizi bancari previsti nel Ddl anticrisi, un ulteriore blocco del credito alle imprese, dimenticando che alcune delle banche che egli rappresenta hanno concesso, senza alcuna garanzia, 3,5 miliardi di finanziamento ad una nota Società immobiliare in odore di fallimento".
"Una dichiarazione, quella di Faissola – afferma De Rose – che suona, dunque, come un vero e proprio ricatto in un momento in cui sarebbe, invece, necessario uno sforzo comune, condiviso e responsabile per dare risposte ad una crisi che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema produttivo.
E il problema a questo punto non è solo politico (mi auguro che il Governo non voglia cedere su questo fronte) ma forse bisognerebbe verificare se non sussistano anche elementi che possano configurare condotte ai limiti della legalità.
Ora, perciò, davvero basta: la misura é più che colma! E proprio perché colma è necessario non solo che il Governo non ceda ai ricatti ma che, finalmente, si dimostri forte anche con quelli che, oramai, possono essere definiti i veri poteri forti che condizionano e pregiudicano il libero mercato e la democrazia economica".
"Serve anche però – prosegue – che il sistema nazionale della rappresentanza delle imprese decida realmente da che parte stare perché non può continuare a sedere al tavolo del confronto con l’Abi e poi, contemporaneamente, sedere nei Consigli di amministrazione delle Banche: troppa confusione.
C’é bisogno di chiarezza e trasparenza di iniziativa. Basta, perciò, incarichi e ruoli che configurano conflitti di interessi, basta azioni che non premiano la meritocrazia, e, soprattutto, non si importi nel sistema il malvezzo di distribuire gli incarichi in base ad una sorta di manuale Cencelli".
"L’indefinito ed il precario – conclude – non sono valori d’impresa, per questo è necessario un nuovo percorso che spazzi via tutto ciò che ostacola e condiziona la democrazia di un territorio o il libero sviluppo di un sistema produttivo".
Il Giornale di Calabria
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