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Turisti intossicati a Le Castella: sospetti su un pozzo

CROTONE – Prendono corpo altre ipotesi sulla vicenda dell’acqua mista a reflui fognari che ha costretto la scorsa settimana centinaia di turisti dell’Igv Club di Le Castella a fare ricorso ai sanitari per problemi gastroenterici. Carabinieri dei Nas, ispettori del Dipartimento di prevenzione dell’Asp e vigili del fuoco, mentre ispezionavano la vasca di accumulo dell’acqua potabile del villaggio turistico, si sono imbattuti mercoledì scorso in un pozzo di acque superficiali a poca distanza dalla vasca, collegato con altre zone del villaggio e con un tubo che arriva nei pressi della vasca di accumulo, anche se apparentemente sembra non essere allacciato.

I Nas hanno subito chiesto all’Azienda sanitaria di effettuare alcuni prelievi, al fine di verificare se si tratti della stessa acqua inquinata che sgorgava dai rubinetti.

La vicenda si tinge di giallo. E non tanto per l’ipotesi di sabotaggio con annesso coinvolgimento della mafia, quanto perché, mano mano che passano i giorni, aumentano gli interrogativi.

A cosa serviva, infatti, quel pozzo di acque superficiali nella struttura turistica? È noto che dalle parti di Isola Capo Rizzuto, ma anche altrove nella nostra provincia, si fa largo uso di acque sorgive nei periodi di magra, soprattutto d’estate quando la popolazione aumenta con l’arrivo dei turisti.

Ma quell’acqua, a norma di legge, non può essere utilizzata, tanto più che l’eventuale vicinanza di un pozzo nero, anche questi una consuetudine da queste parti, potrebbe addirittura trasformarla in uno scarico fognario. Basta una piccola infiltrazione ed il gioco è fatto.

I tecnici continuano a parlare di un problema interno al villaggio e l’Ansa ha diramato mercoledì scorso una nota secondo la quale "non ci sarebbe allo stato nessun segno di contaminazione esterna naturale o casuale nella rete idrica del villaggio Ivg di Le Castella di Isola Capo Rizzuto".

La nota si riferisce al sopralluogo, con l’ausilio dei sommozzatori dei vigili del fuoco, nella vasca di accumulo, dal quale non sono emersi particolari che inducano a pensare ad una contaminazione naturale, una circostanza che ha contribuito a pompare ancora di più l’ipotesi del sabotaggio.

Ma il problema è molto più complesso, anche per via della mancanza di chiarezza della stessa direzione del villaggio la quale, riferiscono fonti confidenziali, mercoledì scorso avrebbe dichiarato alle autorità che non c’erano pozzi. In realtà il pozzo è poi venuto fuori, facendo traballare l’ipotesi, amplificata nei giorni scorsi a tutto spiano dai media in ogni angolo del Paese, secondo la quale l’acqua sarebbe stata avvelenata dalla ‘ndrangheta.

Abbiamo a che fare con una storia molto complicata ed il buon senso suggerisce di non avventurarsi in ipotesi personali che per adesso non trovano riscontro nei fatti. Anche perché via via che trascorrono le ore il quadro si arricchisce di nuovi particolari ai quali solo la magistratura può dare risposte.

Per esempio: come ha fatto l’acqua contenuta nella vasca di accumulo a scendere abbondantemente di livello a cavallo tra il sopraluogo di venerdì scorso e quello di mercoledì? Non foss’altro perché la vasca, insieme alla rete idrica del villaggio, era sottoposta a sequestro, poi confermato nei giorni scorsi dal Gip del Tribunale di Crotone insieme a quello delle cucine.

Inoltre sembra che alcuni dei campioni di acqua prelevati al di fuori dell’Igv siano risultati positivi all’esame chimico-fisico. Niente di particolare, per carità, e che possa indurre ad ipotizzare un inquinamento generalizzato. Solo l’eventuale conferma che lo sfruttamento delle acque superficiali da quelle parti è un vizietto diffuso, a causa della carenza idrica.

Finora abbiamo parlato solo di ipotesi, mentre gli unici punti fermi di questa vicenda sono le conseguenze sanitarie sui malcapitati ospiti, in quei giorni circa settecento, di cui circa duecento colpiti da problemi gastroenterici. Da Napoli giunge notizia di un bambino che avrebbe contratto la salmonellosi.

Il piccolo si trovava in quei giorni in vacanza all’Igv insieme alla madre, un medico igienista presso il laboratorio di patologia clinica di una delle tante Aziende sanitarie del napoletano. Le feci del bambino, analizzate subito dalla stessa madre, sarebbero risultate positive alla salmonellosi e si attende adesso il riscontro di un laboratorio accreditato. La donna ha anche analizzato un campione di acqua prelevato dalla rete idrica del villaggio turistico prima di andare via e quanto prima renderà noti i risultati.

L’allarme ha varcato anche i confini nazionali. Lunedì scorso si è mossa l’Ambasciata della Repubblica slovacca, sollecitata da una comitiva di ottanta connazionali che si trovavano la scorsa settimana in vacanza all’Igv Club, anche loro vittime della ‘pandemia’ scatenata dagli agenti patogeni riscontrati nell’acqua potabile.

L’ambasciatore, Stanislao Vallo, ha chiesto lunedì scorso alla Procura della Repubblica di Crotone i risultati delle analisi "per motivi di predisposizione della giusta profilassi sanitaria in quanto, ad esempio – scrive l’ambasciatore – un paziente espatriato e già ricoverato in Slovacchia, presso l’ospedale di Kramare, a Bratislava, nel reparto setticemico, versa in condizioni gravi e da parte del personale medico sanitario urge di sapere il contenuto delle sostanze nocive, ovvero genere di batteri contenuti nell’acqua assunta dal paziente durante il soggiorno in Calabria, per poter stabilire le cure mirate, in quanto il paziente per ora non risponde bene alle cure finora somministrate".

ilcrotonese.it

4 commenti

  1. Jessica 18 agosto 2009 alle 22:11

    io ero li a fare lo stage..una catastrofe..mi limito a dire questo!

  2. Enrico 7 agosto 2009 alle 11:24

    No alessia soltanto il villagio IGV

  3. alessia 4 agosto 2009 alle 14:16

    io volevo sapere se anche le zone limitrofe sn state inquinate. grazie

  4. DOMENCO 31 luglio 2009 alle 20:44

    ottimo articolo

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