mar, 22 maggio 2012 | Fai il Login o Registrati!

torna alla home di Calabria Notizie

Utenti online: 21 ospiti, 7 bot

Igv club, bufala di mezza estate

ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Non c’è stato alcun sabotaggio, tanto meno ad opera delle cosche mafiose della zona, ai danni della rete idrica del villaggio turistico Igv Club di Le Castella, dove nei giorni scorsi oltre un centinaio di turisti è rimasto intossicato dopo aver bevuto l’acqua dei rubinetti e mangiato cibo cucinato con quella stessa acqua.

E’ quanto emerge dalle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Crotone che, alla luce dei sopralluoghi e delle analisi effettuate dai Carabinieri del Nas, dai Vigili del fuoco, dai tecnici dell’Arpacal e dell’Azienda sanitaria provinciale, ha invece accertato una serie di inadempienze e una "errata e approssimativa gestione delle risorse idriche" da parte dei titolari della struttura turistica.

A renderlo noto è stato il procuratore della repubblica di Crotone Raffaele Mazzotta che nel primo pomeriggio di venerdì scorso ha tenuto una conferenza stampa per spiegare che proprio inadempienze e approssimazioni "potrebbero essere ragionevolmente all’origine dell’intossicazione" dei turisti e che pertanto la procura della repubblica ha iscritto sul registro degli indagati tre persone: il direttore del villaggio Igv Club Luigi Di Rodi, 67 anni, di Vieste, e due responsabili della manutenzione della rete idrica, Antonio Papaleo, 44 anni, e Carlo Chiodo, 55 anni, entrambi di Isola Capo Rizzuto.

Nell’avviso di garanzia e contestuale invito a comparire notificato nella tarda mattinata di venerdì ai tre indagati si ipotizza l’accusa di avvelenamento colposo delle acque in concorso.

A Di Rodi, inoltre, viene contestata l’accusa di calunnia, dal momento che il direttore del villaggio avrebbe riferito alla polizia giudiziaria circostanze non vere e ne avrebbe taciute altre, come l’esistenza di fonti di approvvigionamento occulte dell’acqua immessa nella rete; così facendo Di Rodi avrebbe accusato implicitamente altre persone, lasciando intendere che l’acqua fosse stata avvelenata.

Mazzotta, peraltro, ha ammesso che in un primo momento gli inquirenti avevano "istintivamente pensato all’ipotesi di un sabotaggio collegato a problematiche mafiose", ad una "lotta tra cosche la cui presenza nei nostri villaggi è confermata anche da numerose inchieste".

"Tuttavia " ha aggiunto il procuratore capo alludendo al fenomeno della guardiania e delle estorsioni nelle struture turistiche della zona " appariva strano che le cosche mafiose danneggiassero in modo così clamoroso la loro fonte di reddito".

Le successive attività tecniche espletate con personale dei Nas, dei Vigili del fuoco, dell’Arpacal e dell’Asp hanno dapprima escluso categoricamente che l’inquinamento fosse stato causato dall’acquedotto di Isola Capo Rizzuto. "Ci siamo quindi concentrati sulle cisterne del villaggio " ha spiegato il procuratore Mazzotta " ed è emersa una non conforme e corretta conservazione delle acque".

E’ stato riscontrato che le vasche di accumulo non erano idonee, che i tubi erano arrugginiti, la mancanza di controlli e di autorizzazioni igienico sanitarie e, soprattutto, che l’acqua nella cisterna principale veniva immessa anche da una fonte sorgiva scoperta nelle vicinanze, oggetto di sbocco delle acque reflue di altre vasche.

In proposito " ha spiegato il procuratore Mazzotta " "abbiamo notato l’inspiegabile ritrosia del responsabile del villaggio che non sapeva indicare quali fossero le diramazioni in entrata e in uscita dalla vasca".

Secondo quanto hanno accertato i carabinieri del Nucleo tutela della salute e gli esperti del comando provinciale dei Vigili del fuoco dopo aver ispezionato le vasche di accumulo dell’acqua, verificato i percorsi delle condutture e ricostruito le linee che portavano l’acqua alle cisterne, a scatenare il pandemonio nel villaggio è stato un black out elettrico con il conseguente arresto della pompa che porta l’acqua nella vasca principale e in una seconda vasca, più piccola, collegata alla prima da un tubo sul fondo.

Le cisterne, che in quel momento servivano almeno un migliaio di persone, si sono svuotate in un batter d’occhio e quando la pompa ha ripreso a funzionare ha risucchiato la melma che era depositata sul fondo immettendola nelle rete idrica del villaggio.

Esattamente quanto hanno raccontato decine di turisti parlando di un liquido marrone e maleodorante che era uscito dai rubinetti subito dopo il black out. I tecnici hanno accertato, inoltre, che la prima cisterna veniva pulita periodicamente mentre la seconda, di più difficile accesso, non avrebbe ricevuto manutenzione da chissà quanto tempo e che il tubo di collegamento era arrugginito.

Senza contare che nella vasca principale veniva fatta affluire, attraverso un tubo, l’acqua proveniente da un pozzo di sorgente nel quale confluivano gli scarichi di altre cisterne. Per renderla potabile sarebbero state usate ingenti dosi di amuchina.

ilcrotonese.it

1 commento

  1. max 21 agosto 2009 alle 21:16

    e la solita calabrisellata

    indovinata un po perche la calabria come altre regioni del sud non riescono a gestire il turismo?

    Perche ormai i gestori di turismo calabresi

    non riescono a gestire neanche il cesso di casa propria

Commenta su Calabria Notizie

Devi fare il log in per commentare.