20 agosto, 2009
Thriller sulla cocaina, Forsyth a Buccinasco – Sulla tangenziale Ovest alla ricerca della prigione della Sgarella. Il consiglio dell’Fbi: vai lì se vuoi capire la ’ndrangheta
MILANO — Una camminata nei campi lungo la tangenziale Ovest con l’afa che soffoca e le zanzare. Sei, settecento metri su e giù alla ricerca di quel buco che 12 anni fa era la gabbia di una sequestrata. Alessandra Sgarella in questa tomba di terra e fango ci rimase per due mesi. Era l’inverno del 1997. Un inverno terribile.
A guardare, a sentire l’odore di questa campagna che non sembra neanche Milano, c’è un signore di 70 anni, capelli grigi, un paio di pantaloni color sabbia. Osserva e cerca di capire, di immaginarsi cosa volesse dire vivere in quella tana.
Frederick Forsyth è uno dei più celebri autori di spy story al mondo. Best seller, scritti con la maniacale ricerca del dettaglio. Qui, nel Ferragosto di Milano nei suoi 40 gradi percepiti, ce lo hanno spedito da Quantico gli investigatori dell’Fbi: «Vuole conoscere la ‘ndrangheta? Bene, vada a Milano. E a Buccinasco».
Il prossimo romanzo, altro best seller assicurato, dicono che parlerà di cocaina. Di un traffico mondiale di polvere bianca partito dai narcos del cartello di Medellin e diretto in Europa. Ai calabresi di Milano. E lui, autore de Il giorno dello sciacallo, di Dossier Odessa, de L’afghano, a Milano tra i suoi cantieri in odore di ’ndrangheta, tra i locali sequestrati e le ville dei boss, ci ha passato quasi una settimana. Studiando.
È stato dai carabinieri del Ros, ha parlato con i poliziotti della narcotici, con i magistrati. Ha osservato. Ha fatto domande, con calma. Ha avuto risposte. A Buccinasco ci è finito lunedì pomeriggio.
Ha incontrato l’ex sindaco Maurizio Carbonera. Uno che i padrini, suo malgrado, li ha conosciuti da vicino: proiettili spediti a casa, auto bruciate, tre croci lasciate in un parco alla vigilia del voto sul piano regolatore. «Mister Carbonera, mi dica dov’è la ’ndrangheta? ».
E allora via, a cercare la buca della Sgarella, il garage di via Aldo Moro, 8 dove venne tenuto nel 1988 Cesare Casella, e ancora sotto al cavalcavia della tangenziale dove, quattro anni fa sbucarono due bazooka, che dovevano servire per far saltare in aria l’auto del magistrato antimafia Alberto Nobili.
Ma anche il tour, in auto con un traduttore e gli uomini della casa editrice Mondadori, per osservare le case confiscate ai vecchi boss, ai Sergi, al temuto Antonio Papalia. E le nuove ville, quelle dei nipoti dei padrini cresciuti con identica spavalderia e immutato rispetto per le leggi dei clan.
Di Antonio Papalia, 55 anni, in carcere da quasi vent’anni, si dice che tenga ancora le fila degli affari calabresi a Milano. Della città dove, per il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Enzo Macrì, le cosche sono più forti che in Calabria. Perché è da qui che passa la droga.
Lo scrittore britannico, prima ancora di finire al quartier generale dell’Fbi, ha raccolto informazioni in Colombia. «I più grandi produttori sono qui, ma i trafficanti sono altrove. In Europa».
La strage di Duisburg di 2 anni fa ha scoperchiato il velo, ha portato alla ribalta i calabresi con le loro leggi arcaiche e spietate. «Dicono che sia la mafia più pericolosa, una mafia di imprenditori, pastori, assassini, avvocati e spacciatori. Davvero è l’emergenza del terzo millennio?», ha chiesto lo scrittore agli investigatori.
«Abbiamo spiegato la struttura familistica delle cosche, il loro lavorare sotto traccia. Il loro essere invisibili e invincibili», racconta un carabiniere del Raggruppamento operativo speciale. E allora via, in strada, per vedere da vicino l’Ortomercato, i suoi capannoni sterminati e la torre con le vetrate a specchio.
Qui c’era il covo di Salvatore Morabito, il nipote del capostipite del clan di Africo, ’u tiradrittu. E c’era anche un night aperto chissà come tra i banchi della verdura. Poi il bel palazzo di viale Brianza, 33, dove fino a pochi mesi fa si nascondeva Antonio, il figlio del boss Giuseppe Piromalli.
E ancora i cantieri del nuovo Pirellone e della vecchia Fiera dove sta nascendo la Milano del futuro. Dove i bilici colmi di terra, un business a cui puntano le cosche, fanno su e giù, verso i depositi dell’hinterland. Dove i nomi, le partite iva, rimandano alla Locride, a San Luca, a Platì.
Ecco Buccinasco, quella che all’Fbi hanno definito ancora una volta la Platì del nord, perché ci finirono i boss al confino negli anni ’60. Qui, al tavolino di un bar chiacchierato, di un covo dei giovani rampolli delle famiglie Barbaro e Papalia, Forsyth ha osservato i gesti, i volti, le camice rigorosamente bianche e aperte fino al terzo bottone. Ha ascoltato accenti incomprensibili, annotato con pazienza i gesti di questi giovani boss. Ragazzi da romanzo, i nuovi padrini della droga.
Cesare Giuzzi
corriere.it
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Abito da vent’anni a Buccinasco. Voi e l’FBI raccontate balle. E’ vero: ci sono due o tre famiglie mafiose. Come in tutti i paesi dell’hinterland milanese. La capitale della ndrangheta è Corsico.Ci sono fior di libri a dimostrarlo. Poi c’è Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, la Brianza, Milano città. Buccinasco è il minore dei mali.
Siccome è l’unica cittadina a guida del centro-destra, la sinistra ha fatto di tutto per farla diventare la Platì del nord. E, a quanto pare, col vostro aiuto, ci sta riuscendo.
Gli unici fatti ai quali potete far riferimento è il sequestro Casella (di quasi treant’anni fa, quando Buccinasco era una succursale di Corsico) e la prigionia della Sgarella che era si in una buca nei confini di Buccinasco, ma poteva benissimo essere addebitata a sequestratori di Corsico o Trezzano.
Altro? Quasi nulla rispetto ad altri comuni.
Nessun sindaco è stato condizionato dalla ndrangheta, nessun quartiere è nato con il loro velato supporto.
Guarda caso, l’unico sindaco sul quale un giudice ha espresso qualche dubbio comportamentale, è stato proprio quello che faceva da guida allo scrittore.
Prima l’FBI e poi voi dovete chiedere scusa ai cittadini di Buccinasco che sono stanchi di questa ingiusta classificazione.
Per documentarvi sulla mafia, rivolgetevi altrove: in primis a Corsico.