TROPEA (VV) – «Si è spento con il sorriso sulle labbra, dopo avermi detto di non volere morire». È lo sfogo di Domenico Francolino, il papà di Giuseppe, il giovane di 25 anni deceduto giovedì dopo un’ operazione di appendicite all’ ospedale di Lamezia Terme.
«Si sarebbe potuto salvare se lo avessero ricoverato a Vibo Valentia, ma i medici hanno confuso l’ attacco di appendicite con un semplice dolore addominale e l’ hanno dimesso, nonostante il referto della guardia medica di Limbadi richiedesse il ricovero per sospetta appendicite», ha spiegato il signor Francolino.
L’ ospedale Iazzolino di Vibo è lo stesso dove per malasanità sono decedute, due anni fa, Federica Monteleone e Eva Ruscio. Qui Giuseppe Francolino è ritornato una seconda volta, a distanza di poche ore, perché il dolore era sempre più forte.
«I medici questa volta ci hanno detto che non c’ era posto in corsia e che bisognava trasferirlo a Lamezia. L’ ambulanza, però, non era disponibile e ci è stato consigliato di tornare il giorno dopo. Un calvario». Ai familiari non è rimasto che trasportare Giuseppe con un’ auto privata.
«Doveva essere operato almeno dieci giorni prima. Non mi sono mai trovato di fronte a un caso così grave di peritonite acuta», ha spiegato Carmelo Nucera, primario dell’ unità chirurgica dell’ ospedale di Lamezia Terme. Giuseppe Francolino, che soffriva di schizofrenia, è la settima vita stroncata in quest’ ultimo mese dalla malasanità calabrese.
«Dopo l’ intervento è stato abbandonato a se stesso. Posso anche accettare che mio figlio fosse destinato a morire, ma non accetto che sia stata calpestata la sua dignità di persona e di malato», ha affermato il padre Domenico, che ha presentato una denuncia ai carabinieri per mancata assistenza ospedaliera.
«Dopo l’ operazione Giuseppe non si è mai ripreso e per questo ho sperato che qualche medico si prendesse cura di lui. Ma loro erano troppo impegnati in altre emergenze. Ho richiesto un elettrocardiogramma e mi è stato detto che non ce n’ era bisogno. Peccato che mio figlio è morto proprio per arresto cardiaco».
Domenico Francolino ha ricordato con rabbia gli ultimi momenti di vita del figlio. «Dalle sette del mattino ha sempre avuto il respiro affannoso. Era il rantolo della morte e nessuno l’ ha capito. Il medico che l’ ha visitato mi ha detto che mio figlio si stava riprendendo. L’ operazione chirurgica era tecnicamente riuscita e i problemi del ragazzo dipendevano dalla psichiatria». Qualche ora dopo Giuseppe è morto.
Carlo Macrì
corriere.it
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