LAMEZIA TERME – Il deterioramento, delle già debolissime condizioni economiche, annulla qualsiasi prospettiva occupazionale e si combina negativamente con le derivazioni del lavoro precario formando sacche di povertà e disagio sociale. Langue così la ripartizione dei frutti dello sviluppo, che normalmente avviene attraverso il reddito percepito sul mercato del lavoro, precludendo la possibilità di assicurare quote sufficienti a soddisfare i bisogni di base.
In Calabria, la povertà e il disagio sociale, per le alte percentuali raggiunte e il tempo di permanenza nelle famiglie, non possono essere sottovalutate o considerate accadimenti episodici o temporanei ma fatti, che si accompagnano in maniera stabile per lunghi tratti nella vita di tantissime famiglie, aprendo voragini, che nonostante l’alto indice di solidarietà interno al nucleo familiare, non riesce a trovare soluzioni.
Leggendo i dati e le rilevazioni di fonti attendibili, non sfugge all’incidenza di povertà che al sud risulta essere almeno cinque volte superiore a quella del resto del paese, dati che suggeriscono la impellente e non più rinviabile necessità di intervenire con provvedimenti in aiuto alla povertà.
Questa piaga, per combatterla, occorre conoscerla e poiché la Calabria è ancora più disagiata di altre regioni del sud vi sono fondate ragioni di credere che molte famiglie per vergogna non si rivelano e soffrono in silenzio la lenta loro distruzione.
Guardiamo al potere di acquisto mensile degli ultimi anni, senza trascurare che i nuclei familiari sono più numerosi al sud che al nord, per notare che :
nel 2007 su una media nazionale di 2.480 , al nord si spendono 2.796 al sud 1.969;
nel 2006 "" di 2.480, "" 2.786 "" 1.969;
nel 2005 "" di 2.398, "" 2.689 "" 1.913;
nel 2004 "" di 2.381, "" 2.689 "" 1.915.
In questo ordine, le famiglie del mezzogiorno, già fortunate perché percettori di reddito, escono con un potere di acquisto quasi dimezzato rispetto alle aree del nord, ma sono migliaia le famiglie che non riescono ad agganciare queste performance e sono costretti a vivere il dramma della povertà.
L’orgoglio è tanto e la nostra gente dice che il pane bisogna guadagnarselo e non farselo regalare ma quando le opportunità di lavorare mancano sono i bisogni che dettano la marcia facendo capitolare finanche le coscienze.
La tentazione è tutt’altro che irreale e lontana quando sappiamo che il lavoro è l’unica strada onesta per arrivare al benessere e da noi il lavoro non c’è. Quando le difficoltà sono tante e radicate serve agire secondo una precisa scala di priorità, disposta per aggredire prima le povertà estreme per poi andare verso politiche mirate di sostegno al reddito.
In questo scenario va collocato il recente piano regionale di sostegno alle famiglie povere che giudichiamo positivo, anche se non si possono intonare canti di lode vista la inadeguatezza della cifra messa a disposizione. Abbiamo, però, la sensazione che finalmente la politica non chiude gli occhi e non si rassegna di fronte alla pesantezza di questo tipo di problema che mortifica migliaia di famiglie costringendoli a vivere nell’indigenza .
Aver posto in maniera concreta l’attenzione a questa piaga sociale con l’assegnazione di circa undici milioni di euro crea ragionevolezza e coraggio in tutte quelle famiglie che vivono questo enorme disagio.
Ne deduciamo che queste decisioni sono importanti per la gente e non degradano la politica essendo elementi di slancio ad un richiamo serio e coerente per rigenerare l’azione politica in una terra dove servono fatti e non parole.
Lo sforzo che si richiede alla politica è quello di lavorare incessantemente per correggere questo stato di miseria, indecoroso per una regione come la nostra.
Il Segretario Generale
Romolo Piscioneri
1 commento
giurgola vincenzo francesco 6 ottobre 2009 alle 23:46
Nucleo familiare: marito, moglie e un figlio quattordicenne. Ancora una volta presi in giro da queste “finte” forme di sostentamento! Abbiamo anche l’età giusta questa volta (il provvedimento “berlusconiano” prevede il “bonus sociale” dai 40 ai 55 anni). Ogni provvedimento ci eclude. Eppure siamo con I.S.E.E.=ZERO. Io personalmente proporreiin primis un salario sociale solo ed esclusivamente a “tutti i senza lavoro con reddito zero”. Questo governo mi sa che a chi ha dà, a chi non ha non lo calcola proprio! Comunque mio padre mi ha insegnato di dire in certi momenti:
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.