30 ottobre, 2009
Il ministro Prestigiacomo: “Non è la nave dei veleni ma il piroscafo Catania” – La titolare del Ministero dell’Ambiente ha fugato ogni dubbio sul relitto di Cetraro. Il procuratore nazionale antimafia Grasso: “Il caso è chiuso”
ROMA – Il relitto affondato a largo di Cetraro, in Calabria, non è la nave dei veleni ma il piroscafo “Catania”. Lo ha reso noto il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. La nave passeggeri “Catania”, ha spiegato la Prestigiacomo, fu costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della I Guerra Mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917.
Per il procuratore Grasso il caso è chiuso, “perchè le indagini hanno accertato che non ci sono elementi di radioattività né di inquinamento nel raggio di tre chilometri intorno alla nave.
“Da quando è iniziata questa vicenda”, ha detto Grasso, “c’è stata una vittima, la zona di Cetraro, più in generale la Calabria perchè i pescatori hanno smesso di pescare e gli albergatori sono preoccupati per la prossima stagione e tutta la popolazione non sa se potrà mangiare il pesce. Oggi arriva finalmente una risposta precisa che respinge tutte le insinuazioni”.
Grasso ha parlato di una vicenda giornalistica “irresponsabile” perchè non sono stati trovati riscontri agli allarmismi diffusi. Dunque, la nave a largo di Cetraro non è la nave dei veleni, non contiene bidoni, la zona non è inquinata.
Il ministro Prestigiacomo ha sottolineato che in 47 giorni, un vero record, è stato il tempo necessario a capire quello che era successo. Quindi il ministro dell’Ambiente ha polemizzato a lungo per come questa vicenda è stata gestita perchè ha dovuto registrato l’ostilità di sindaci, amministratori locali e persino della regione Calabria.
La polemica ha fatto in modo che la pesca in Calabria è in ginocchio per un allarme ingiustificato. Quindi il ministro dell’Ambiente ha ribadito la volontà di contrastare in ogni modo il traffico di rifiuti e ha sottolineato come la lotta alle ecomafie “è una priorità” per il ministero dell’ambiente. La nave dei veleni non è più tale, dunque e per altro la stiva è vuota, non ci sono fusti.
Le immagini televisive che mostravano quello che sembrava un fusto in realtà erano la manica a vento del camino della nave. Dunque la zona intorno a Cetraro non presenta alcuna radioattività.
Nella conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Direzione nazionale antimafia, cui hanno partecipato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, ha parlato anche il procuratore di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, il quale ha spiegato che non ci saranno rilevamenti a terra perchè il pentito Francesco Fonti in nessuna occasione ha parlato di rifiuti sotterrati sul greto del fiume Oliva.
Per il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, il caso legato alla nave dei veleni è ormai un caso chiuso. È quanto ha sottolineato lo stesso procuratore in una conferenza stampa nella sede della Direzione nazionale antimafia, a cui ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo e numerosi magistrati calabresi che hanno indagato sulla nave dei veleni.
In particolare, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, ha sottolineato come il pentito Francesco Fonti che con le sue dichiarazioni ha originato le inchieste, “è inattendibile”. Infatti, le navi da lui indicate come affondate, hanno continuato a solcare il Mediterraneo e a fare scalo nei porti italiani.
Fonti ha iniziato a collaborare con la Giustizia nel 1994 e grazie alle sue dichiarazioni sono stati istruiti alcuni processi che hanno portato anche a delle condanne. Poi è stato condannato a 13 anni di reclusione per calunnia ed è uscito dal programma di protezione. I magistrati lo hanno ascoltato anche ieri e ha confermato che nell’intervista con “L’Espresso” ha detto alcune cose ma altre sono state invece dedotte dallo stesso giornalista.
Riabilitare l’immagine di un territorio, di una regione uscita in ginocchio solo da voci che davano per certa la presenza di un relitto contenente fusti radioattivi al largo della costa. È quanto chiedono i sindaci del Tirreno cosentino dopo gli ultimi sviluppi della vicenda della “nave dei veleni”.
Per Enrico Granata, sindaco di Belvedere Marittimo, “ovviamente la notizia che l’imbarcazione ritrovata non è la nave dei veleni ci fa piacere e ci solleva da una serie di problemi che si sono avvicendati dal suo ritrovamento, ovvero da metà settembre”. Sulla stessa linea Ernesto Magorno, sindaco di Diamante e consigliere provinciale di Cosenza, secondo cui “più del nome della nave, ci interessa sapere cosa c’è dentro. Il mercato ittico è in ginocchio, come tutto ciò che ruota attorno alla ristorazione. In questo momento sono in ginocchio le prospettive della prossima stagione turistica”.
“Al di là di ogni verifica – spiega il sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta – che si potrà fare, io chiedo che quella nave sia rimossa da fondali. Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere lo stato di emergenza per andare incontro ai pescatori: il danno è stato fatto, non è facile recuperare”.
“L’esito delle indagini sul relitto di Cetraro annunciate oggi non può oscurare la ricerca della verità sulle navi dei veleni”, lo afferma il Presidente onorario del WWF Italia Fulco Pratesi, che sottolinea: “La buona notizia di oggi darà senz’altro una pausa di sollievo ai cittadini della costa calabrese e di questo siamo contenti ma non bisogna comunque dimenticare che la rilevanza e la gravità dei traffici internazionali illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi, connessi anche al traffico d’armi e alla nascita e al consolidamento di una rete criminale internazionale, hanno riscontri ufficiali dalla metà degli anni ‘90.
Inoltre dal 2004 è emerso chiaramente che queste attività criminali sono state tollerate se non favorite da apparati dello Stato, che hanno dato mano libera a industriali e armatori per trasformare ampie zone del nostro mare e delle nostre aree costiere, in discariche di veleni tossici e cancerogeni”.
Il WWF Italia richiama a conferma della sue affermazioni alcuni passi contenuti in documenti ufficiali: “Nella relazione conclusiva della Commissione bicamerale sui rifiuti dell’11 marzo 1996, soffermandosi sul “progetto ODM” (Ocean Disposal Management del faccendiere Giorgio Comero) la Commissione segnala “l’esistenza, documentalmente provata di intense attività di intermediazione poste in essere tra i titolari di queste presunte attività di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi e la Somalia (…)” sottolineando le coincidenze con il caso Alpi/Hrovatin.
Nella Relazione conclusiva del 25 ottobre 2000, – si fa rilevare – sempre della stessa Commissione bicamerale sui rifiuti, ci si sofferma sul fenomeno delle “navi a perdere” rilevando che il preoccupante fenomeno dei traffici e degli smaltimenti illegali di scorie e rifiuti radioattivi in mare era emerso nell’ambito di alcune inchieste delle procure di Matera, Reggio Calabria e riportando il dato numerico relativo ad affondamenti sospetti di navi verificatisi nei mari italiani: ben 39 risultano i casi per il solo periodo tra il 1979 e il 1995 (…) 26 di questi vengono indicati dal Comando generale delle Capitanerie di porto.
Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi il 27 luglio 2004, ricorda il Wwf, in risposta all’interrogazione dell’on. Realacci ed altri dichiarava: “Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d’armi. (…) Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo”.
“Questa consapevolezza delle istituzioni – conclude Pratesi – si deve trasformare in capacità di agire concretamente e conseguentemente per accertare le responsabilità politico-istituzionali e penali nella gestione dei traffici illeciti di rifiuti ed armi via mare”.
Il Giornale di Calabria
categorie: ambiente
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LE STRANE NOMINE DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE
-La Società SOGESID è lo strumento societario in house dello Stato, con capitale sociale di euro 54.820.920,00 e azionista unico il Ministero dell’economia e delle finanze. I diritti dell’azionista sono esercitati d’intesa con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture.
Il ruolo di governance è esercitato dal CdA e ai sensi della legge 296/06 (art 1) opera per le finalità del Ministero dell’Ambiente. La Sogesid svolge un ruolo strumentale basato su trasparenza della gestione, efficacia del sistema di controllo interno e applicazione rigorosa della disciplina del conflitto d’interesse. Criticità ambientali come bonifiche di siti inquinati, politica emergenziale dei rifiuti, interventi per la riduzione del dissesto idrogeologico , sono gestiti attraverso apposite convenzioni per la fornitura di servizi ingegneristici .Il Presidente di Sogesid è scelto tra i componenti designati dal Ministero dell’Ambiente .attualmente è l’avv. Siracusano Assenza e membro del CdA è l’avv Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente. Unità operative sono dislocate in Napoli, Bari e Palermo e svolgono attività di coordinamento delle iniziative in corso nelle regioni Campania, Puglia e Sicilia.
-Le isole Eolie, presentano varie criticità ambientali : depurazione dei reflui nelle isole di Lipari e Vulcano e problemi di potabilità dell’acqua a Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli e Vulcano. Nell’aprile 2000 il Sindaco, a seguito decreto Regione Sicilia che finanziava la realizzazione di un depuratore nel comune di Lipari , indice un bando di gara per la progettazione del ciclo integrato dell’acqua: (produzione di acqua, ciclo fognario e depurazione delle acque reflue con riutilizzo a scopi non umani) per tutte le isole del comune. La gara viene aggiudicata ad un Consorzio capeggiato dalla ditta Lotti SpA.Il Sindaco sulla base dei documenti progettuali , chiede il finanziamento delle opere al Ministero dell’Ambiente. Nel 2001 subentra una nuova Amministrazione. Nel 2002 il Sindaco di Lipari viene nominato Commissario di Governo e delegato a gestire le risorse occorrenti alla realizzazione delle opere afferenti il ciclo dell’acqua. Tali risorse ammontano a 34 milioni di euro. Il Commissario- Sindaco affida alla Sogesid , la progettazione delle opere del ciclo dell’acqua, pur in presenza di una gara vinta dal raggruppamento con a capo la società Lotti SpA. Il Ministero dell’Ambiente chiede integrazioni progettuali al Sindaco-Commissario che a sua volta trasmette alla società Lotti SpA. Integrazioni trasmesse al Sindaco e sembra mai trasmesse al Ministero dell’Ambiente. Il Sindaco-Commisario dichiara poi che l’affidamento alla Sogesid era stato concordato con il Ministero dell’Ambiente a causa della non validità del progetto nel conseguire gli obiettivi propri di un ciclo integrato dell’acqua.
-Con ordinanza n. 3738 del Presidente del Consiglio dei ministri, recante una serie di disposizioni urgenti di protezione civile all’art. 17, viene indicato che «Al fine di assicurare la risoluzione del contesto emergenziale in atto nel territorio delle isole Eolie, limitatamente all’emergenza idrica, l’Avvocato Luigi Pelaggi è nominato Commissario delegato in sostituzione del Prefetto di Messina», nominato in proroga, con ordinanza dello stesso presidente Berlusconi, Commissario per le emergenze di natura vulcanica e turistica. Il Commissario «è autorizzato ad avvalersi di un Comitato di indirizzo e controllo sulla programmazione e realizzazione degli interventi». E ancora l’ordinanza recita: «Con separato atto il Commissario delegato determina il compenso dei Componenti del Comitato, sulla base di criteri di rigorosa perequazione connessi alla specifica professionalità posseduta, con oneri a carico dei fondi commissariali». Inoltre egli «può utilizzare le risorse finanziarie disponibili sulla contabilità speciale limitatamente a quelle assegnate per fronteggiare l’emergenza idrica».
-L’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori , servizi e forniture , di cui all’art 6 dlgs 163/2006 istituita in recepimento all’art 81.2 della direttiva 2004/18 , con delibera n 65 del 23 dicembre 2008 , a cui aveva adito la Società Lotti SpA e la Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ,rileva la non conformità all’ordinamento dell’atto sottoscritto tra Sindaco-Commissario e Sogesid. L’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori , servizi e forniture ha ottemperato al disposto del comma 5 dell’art 6 del Testo Unico sugli Appalti che così recita ” L’Autorità vigila sui contratti pubblici, anche di interesse regionale, di lavori, servizi e forniture nei settori ordinari e nei settori speciali, nonché, nei limiti stabiliti dal presente codice, sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture esclusi dall’ambito di applicazione del presente codice, al fine di garantire l’osservanza dei principi di cui all’articolo 2 e, segnatamente, il rispetto dei principi di correttezza e trasparenza delle procedure di scelta del contraente, e di economica ed efficiente esecuzione dei contratti, nonché il rispetto delle regole della concorrenza nelle singole procedure di gara”.
Il pronunciamento ha attivato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha richiamato la delibera del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2004 sugli ““Indirizzi in materia di protezione civile in relazione all’attività contrattuale riguardante gli appalti pubblici di lavori, di servizi e di forniture di rilievo comunitario”. Le disposizioni della direttiva statuiscono che i commissari delegati debbono provvedere alle aggiudicazioni necessarie, per il superamento delle situazioni di emergenza , nel rispetto delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture.
La sete delle Eolie a causa della mancanza di acqua , determina da almeno 20 anni esborsi rilevanti e stimati in complessivi 400 mln di euro. I soggetti beneficiari sono i gestori del “ciclo” di trasporto dell’acqua che verosimilmente non hanno nessun interesse alla soluzione del problema della mancanza d’acqua , attraverso il progetto che la Lotto SpA aveva predisposto .
-Dal 2001 l’Ente Gestore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi è il Comune di Favignana ed il Ministero dell’Ambiente annualmente eroga le risorse finanziarie allocate sul capitolo di bilancio dello Stato denominato “Spese per la gestione delle riserve marine e per la loro promozione”;
In data 23.01.2009 il Ministero dell’Ambiente ha chiesto all’Ente Gestore di trasmettere la relazione programmatica per le risorse stanziate e da assegnate all’Area Protetta per la stagione2009;
In ottemperanza alla richiesta del Ministero, il Sindaco del Comune di Favignana inviava la relazione programmatica ed in ossequio al decreto del Ministro dell’Ambiente n. 932 dell’11 dicembre 2003, con determinazione n. 9 del 26 febbraio 2009, individuava il responsabile della gestione dell’area marina protetta;
la determinazione riguardante l’incarico e l’approvazione della bozza di contratto è stata anch’essa trasmessa al ministero, in data 6 marzo 2009;
L’ente gestore ha svolto con diligenza i compiti assegnati e riscontrabili in comportamenti e atti probatori.
Con nota del 22 maggio u.s. il Ministro dell’Ambiente dichiarava “di avere riscontrato gravi carenze tecnico-amministrative nella gestione dell’AMP, diventate recentemente sempre più evidenti… ed anche in ragione …del pregiudizio che la perdurante presenza di gravi situazioni disfunzionali potrebbe arrecare all’immagine dell’area marina e al pregiudizio turistico dell’isola…” ha chiesto al Presidente della Regione Siciliana, in forza del Protocollo di Intesa Stato-Regione sottoscritto in data 14 marzo 2001, il suo parere obbligatorio e vincolante per revocave la gestione al Comune di Favignana ed affidarla alla Capitaneria di Porto di Trapani. Il Presidente della Regione Sicilia esprimeva parere negativo motivato, ma il Ministro non ne ne ha tenuto conto e ha costretto il Sindaco di Favignana a designare l’avv. Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministro.
-In data 3 novembre 2008 è stato sottoscritto un Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente , la Regione Sicilia ed altri Enti territoriali , per la bonifica del sito di interesse nazionale di Priolo ( SR) . Le risorse per l’intervento ammontano a 770 milioni di euro. All’art 4 ” Soggetti Attuatori” è statuito “Per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si avvarrà della collaborazione di Sogesid S.p.A. nonché di ISPRA, ISS, ARPA Sicilia. Tali soggetti sono tenuti, in caso di affidamento di prestazione all’esterno, al rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie in materia di affidamento di servizi e di lavori”. Appare chiaramente esclusa dalla attività di bonifica la direzione generale del Ministero che si è sempre occupata delle bonifiche e le sue competenze trasferite alla Sogesid . Siti di Interesse Nazionale come quello di Piombino , Napoli Ovest e Taranto hanno come soggetto responsabile degli interventi la Direzione Generale del MATT come, è verificabile negli Accordi di Programma sottoscritti:
Per sapere:
-Se è economico, efficace ed efficiente trasferire su Sogesid compiti che le direzioni del Ministero dell’Ambiente svolgono da anni.
-Può l’avv Pelaggi svolgere la pluralità di compiti nel seguito elencati :
a) capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente
b) direttore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi
c) membro del Consiglio di Amministrazione di ACEA SpA
d) commissario alla emergenza idrica alle isole Eolie
d) avvocato in Roma
-Nel curriculum presentato alla ACEA S.p.a. (nel cda dal settembre 2009) il Pelaggi non indica tra gli incarichi quelli di Consigliere di amministrazione della Sogesid S.p.a, di Commissario all’emergenza idrica delle Isole Eolie (dal febbraio 2009) e di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi.
-L’attività di Responsabile di A.M.P., non è configurabile come illegittima commistione tra l’attività di gestione dell’area marina protetta e quella istruttoria, di finanziamento e controllo, compiti questi inerenti la sua funzione di capo della segreteria tecnica del ministro?
-Anche al momento della nomina nel CDA della ACEA Spa (settembre 2009) il Pelaggi omette di indicare di ricoprire incarico di responsabile della gestione dell’A.M.P. Isole Egadi;
-L’avv. Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, e quindi con funzioni che certamente richiedono un tempo pieno lavorativo, ha nel contempo altri incarichi nella pubblica amministrazione e in altre società pubbliche e private.
-La pluralità di incarichi non configura una violazione della legge n.29 del 1993, che sancisce la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, e una grave turbativa dell’azione amministrativa , con conseguente rischio di lesione del pubblico interesse?
-La nomina dell’avv. Pelaggi nel cda della Sogesid S.p.a, società in house del Ministero dell’Ambiente, non genera ,commistioni con le funzioni proprie di controllo in capo al Ministero dell’Ambiente, le funzioni di capo della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente e le attività della Sogesid S.p.a ?
-Quali sono i requisiti tecnici e sulla base di quali alte qualificazioni e competenze è stata valutata l’idoneità dell’avv. Luigi Pelaggi, per la nomina di capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente?
-Perchè il Ministro dell’Ambiente non ha valutato le integrazioni progettuali , richieste e trasmesse dalla Società che Lotti SpA , con gara ad evidenza pubblica e per il ciclo integrato delle acque che servono le isole Eolie?
-Chi pagherà il costo per la mancata attuazione del progetto che avrebbe sanato l’esoso traffico di acqua in container su navi dalla Sicilia alle isole Eolie ?
-Chi pagherà il costo per il contenzioso attivato dalla Società Lotti SpA per la perdita dell’appalto , trasferito senza gara su Sogesid ?
-Perchè la delibera dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture , che ha statuito la illegittimità dell’affidamento a Sogesid , non ha trovato applicazione ?
-Perchè il Ministero che sercita il compito di sorveglianza su Sogesid non ha recepito e fatto apllicare la delibera dell’Autorità?
-Perchè le determinazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e il Mercato , che ha evidenziato il mancato rispetto delle norme interne ecomunitarie nell’affidamento degli applalti pubblici , non hanno trovato conseguenziale riscontro da parte del Ministero dell’Ambiente che esercità l’attività di controllo su Sogesid ?
-Il ruolo dell’avv Pelaggi capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e Commissario alla emergenza idrica è stato svolto con diligenza e trasparenza e coerente con le norme dell’ordinamento?
-Perchè il Ministero dell’Ambiente non ha attivato la Corte dei Conti per la verifica di possibili danni che ricadono sulla fiscalità generale e quindi sul cittadino-contribuente ?