CROTONE – A tradire Giuseppe Nicastri, 60 anni, ritenuto esponente di spicco della cosca Farao-Marincola di Cirò, arrestato dai Carabinieri, è stato il sottile filo di fumo che usciva dal comignolo della casa nella quale si nascondeva. A rivelare i particolari dell’operazione che nel tardo pomeriggio di martedi ha portato alla cattura del latitante, è stato il tenente colonnello Francesco Iacono, comandante dei Carabinieri di Crotone, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina presso la sede dell’Arma.
Nicastri si nascondeva in un’abitazione del centro storico di Crucoli, un paesino arroccato sulle colline dell’entroterra crotonese, dove i Carabinieri sono giunti grazie ad un’attività investigativa di tipo classico.
"Tenevamo d’occhio un gruppo di abitazioni abbandonate – ha spiegato il colonnello Iacono – e ci ha meravigliato che dal comignolo di una di quelle case disabitate ad un certo punto ha iniziato ad uscire fumo. Ad aiutarci è stato il freddo che ha indotto Nicastri ad accendere il camino".
Quando poi il latitante per un attimo ha fatto capolino dall’uscio di casa, i militari del reparto operativo del comando provinciale appostati in zona lo hanno subito riconosciuto. E a quel punto è scattata l’irruzione.
In casa Nicastri era solo e non era armato. Non ha opposto alcuna resistenza, anzi si è complimentato con i carabinieri che lo hanno bloccato: "Voi state facendo il vostro lavoro" sono state le sue prime parole rivolte al maggiore Luigi Di Santo, comandante del reparto operativo, che ha guidato l’irruzione.
In casa l’uomo aveva due valige piene di abiti, segno che era pronto in ogni momento a lasciare la zona, ma anche cibo a sufficienza ed ogni genere di conforto. Inoltre – ha rivelato il maggiore Di Santo – sono stati ritrovati elementi che riscontrano pienamente l’attività investigativa.
Un modo per dire che presto potrebbero scattare provvedimenti nei confronti di "un cospicuo numero di favoreggiatori" della latitanza di Nicastri, a cominciare dal proprietario dell’abitazione. "Secondo noi – ha aggiunto in proposito il colonnello Iacono – Nicastri purtroppo era lì già da tempo; dico purtroppo perchè è impensabile che in un paesino nel quale tutti si conoscono un soggetto noto come Nicastri potesse passare inosservato".
Per il Procuratore della Repubblica di Crotone Raffaele Mazzotta la cattura di Nicastri a Crucoli conferma che "i mafiosi non si allontanano mai dal loro territorio, perchè lì trovano appoggi e protezione e perchè così riescono a mantenere la supremazia della cosca". Un concetto ribadito dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Salvatore Murone a detta del quale "il presidio del territorio dev’essere mantenuto anche quando si è ricercati dalla giustizia".
Giuseppe Nicastri era ricercato dal 24 maggio del 2007 quando sfuggì alla cattura nell’ambito dell’operazione dei carabinieri denominata "Bellerofonte" scattata a conclusione di un’indagine della Dda di Catanzaro contro gli affiliati alla cosca Farao-Marincola di Cirò, ritenuta dagli inquirenti un’associazione "da molti anni operante nel comprensorio della provincia di Crotone, con ruolo di assoluta egemonia rispetto alle altre cosche esistenti nello stesso territorio".
A Nicastri e alle altre otto persone coinvolte nell’indagine Bellerofonte sono state contestate le accuse di associazione mafiosa, narcotraffico, estorsione aggravata dalle modalità mafiosa. Accuse per le quali l’uomo, che nel frattempo è rimasto uccel di bosco, è stato rinviato a giudizio nel luglio del 2008.
Il processo, a carico di nove persone, è attualmente pendente davanti al Tribunale di Crotone.
Il Giornale di Calabria
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