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"No alla vendita dei beni confiscati" – Lettera dei familiari delle vittime della criminalità organizzata al presidente della Camera Gianfranco Fini, al presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu e a tutti i capigruppo alla Camera

ROMA – "Creare le condizioni che anche uno soltanto di quei beni confiscati alle mafie possa tornare nella loro disponibilità sarebbe l’ennesimo segnale di debolezza dello Stato, e rappresenterebbe un assist alle mafie. Vi chiediamo di bloccare l’emendamento che prevede la vendita dei beni confiscati". È quanto sostengono 370 familiari delle vittime della criminalità organizzata in una lettera inviata al presidente della Camera Gianfranco Fini, al presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu e a tutti i capigruppo alla Camera.

"Siamo i familiari delle vittime delle mafie, del dovere e della criminalità organizzata – attacca il testo – siamo genitori, coniugi, figli, fratelli e sorelle di coloro che sono caduti per mano di criminali senza scrupolo e senza Patria. Siamo tanti e con l’Associazione Libera di cui facciamo parte, sempre uniti seguendo l’insegnamento di una di noi, Saveria Antiochia, da 15 anni conduciamo la nostra attività di contrasto al dilagare dei fenomeni mafiosi e criminali.

Tutti noi familiari sentiamo sempre forte e presente il dolore per la morte violenta per mano mafiosa dei nostri cari. È un sentimento impresso a fuoco nella nostra anima e nel nostro cuore, ma abbiamo sempre cercato di trasformare questo enorme dolore in impegno sociale, culturale, umano per il nostro Paese, convinti come siamo che partendo proprio dal nostro dolore e dalla memoria dei nostri cari si possa scrivere un’altra storia, quella di un Paese che vuole vivere nella legalità, nella solidarietà e soprattutto senza mafie".

"Nel 1996, con Libera e con la firma di oltre un milione di cittadini – ricordano i familiari delle vittime – abbiamo sostenuto l’approvazione della legge 109 che prevede la confisca del patrimonio dei mafiosi e la destinazione ad uso sociale dei beni confiscati. Da allora la confisca e l’utilizzo a fini sociali del patrimonio dei mafiosi ha assunto nel nostro Paese un valore simbolico irrinunciabile per la lotta alle mafie.

Quella legge ha fatto in modo che i beni confiscati ai Riina e ai Provenzano e ad altri criminali, potessero essere assegnati a cooperative di lavoro che, tra mille difficoltà e continue intimidazioni, li hanno trasformati in segni efficaci di legalità".

"Oggi anche il Parlamento Europeo comincia a porre in agenda l’elaborazione di strumenti di confisca e uso sociale, consapevole che le mafie non sono solo italiane e che si ricicla all’estero. Modificare la legge 109/96 ed introdurre la possibilità che i beni confiscati non assegnati possano essere venduti significa, in pratica, riconsegnarli alle mafie".

Il Giornale di Calabria

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