27 novembre, 2009
Lombardo: gli arresti di Isola? Impossibili senza le intercettazioni
CROTONE – Dieci anni di guerra tra i clan Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto ricostruiti nei minimi dettagli dagli investigatori della squadra mobile di Crotone. Un’indagine storica l’ha definita il capo della mobile crotonese, Angelo Morabito spiegando i particolari dell’operazione Pandora nel corso della conferenza stampa svolta presso la Questura di Crotone alla quale erano presenti i vertici della magistratura antimafia calabrese.
Proprio il procuratore distrettuale antimafia, Antonio Lombardo ha sottolineato un aspetto importante dell’indagine: “Si tratta di un’operazione realizzata grazie alle intercettazioni che hanno dato un contributo prezioso all’esito dell’indagine. Intercettazioni eseguite ad anni di distanza dai delitti sui quali si indagava, ma che hanno consentito di ricostruire gli organismi delle cosche. Senza intercettazioni, quelle per le quali il disegno di legge del governo riduce molto i tempi e prevede che possano essere realizzate solo per gravi indizi di colpevolezze, non potevamo fare questi arresti”.
Il procuratore della Dda ha spiegato che attraverso l’operazione Pandora “è stata fatta luce su omicidi come quello di Carmine Arena avvenuto nel corso della guerra con il clan Nicoscia. Ma si fa luce anche su diverse estorsioni nel crotonese, in Emilia Romagna dove gli imprenditori calabresi erano oggetto di estorsioni”.
Lombardo non ha potuto fare a meno anche di evidenziare un altro dato sul quale si discute molto in sede governativa: la durata delle indagini e dei processi: “I procedimenti – ha detto il procuratore antimafia – hanno bisogno del loro tempo; per ogni inchiesta serve discrezionalità al fine di non vanificare sia le indagini, che la fase istruttoria a danno della qualità del processo. Il tempo, per esempio, anche grazie ad alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia molto affidabili, ci ha permesso di capire che quelli che noi ritenevamo degli imprenditori collusi, invece, erano delle vittime”.
Sempre con un occhio rivolto al problemi della giustizia, il procuratore Lombardo, ribadendo l’attenzione della Dda sul territorio crotonese, ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di più forze e, se non sarà rinnovato il protocollo ‘Patto Calabria’ con il ministero dell’Interno che ci garantisce 60 unità in più per l’attività inquirente, saremo davvero in difficoltà per dare una giustizia più rapida e di qualità”.
Di “brillante operazione che ha messo alla sbarra le cosche che operavano non solo in questo territorio ma anche in Emilia e Lombardia” ha parlato il questore di Crotone, Giuseppe Gammino sottolineando che “si tratta di cosche che avevano nella loro disponibilità armi da guerra come kalashnikov, mitragliatrici, bazooka e esplosivo; disponibilità che abbiamo potuto certificare attraverso le intercettazioni. Questa operazione – ha concluso il questore – dimostra la presenza dello Stato sul territorio”.
Frase ripresa dal procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Ledonne che ha voluto sottolineare “il crescendo di attività investigativa che ha colpito le organizzazioni criminali che operano in questo territorio”.
Ledonne ha evidenziato l’aspetto economico della ’ndrangheta: “La criminalità mafiosa pone la sua forza sui profitti che derivano dalle estorsioni e gli omicidi più gravi sono la logica conseguenza di questo operare criminale quando si rompono gli equilibri. Per questo è importante che vengano intercettati questi rifornimenti, che l’attenzione investigativa non venga mai meno, ma è anche necessario che gli imprenditori comincino a collaborare”.
Ledonne ha fornito anche alcuni particolari emersi dalle indagini, come il fatto che il pizzo veniva chiesto soprattutto sotto Natale: “forse questi signori sono dei romantici e così pensavano di raccogliere i soldi per le vedove o le mogli dei carcerati per i regali”.
Anche il procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, ha voluto sottolineare il fatto che l’operazione Pandora “è la dimostrazione che lo Stato c’è; questa operazione ha una valenza incredibile per battere l’omertà che regna su questo territorio perché lancia un messaggio forte di fiducia verso le istituzioni”.
Il procuratore distrettuale aggiunto della Dda, Salvatore Murone, spiegando che l’indagine parte dall’omicidio di Pasquale Tipaldi e che in questo contesto di guerra tra clan si inseriscono anche l’omicidio di Luca Megna e di Francesco Capicchiano, ha ribadito che “lo Stato sta dimostrando su Crotone di essere presente e di intervenire in modo efficace. La portata del fenomeno criminale qui è molto forte. Lo Stato sta facendo la sua parte, ora tocca alla società civile ed agli imprenditori aiutarci per intervenire in modo ancora più forte e preventivo”.
ilcrotonese.it
categorie: Notizie Crotone, cronaca
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