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E Renato Cortese restò solo con il suo sigaro…

REGGIO CALABRIA – L’occasione era ghiottissima (la presentazione del libro "Malitalia, storia di mafiosi, eroi e cacciatori", di Laura Arpati ed Enrico Fierro, edizioni Rubbettino), il parterre assolutamente di primissimo livello, con la presenza, a raccontare esperienze e bilanci, problematiche e prospettive, del Procuratore Capo Pignatone, del Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Pieroni, del Capo della Squadra Mobile Cortese e del Questore Casabona.

A far da cornice e da stimolo su tematiche interessantissime e di grande attualità il giornalista Danilo Chirico e l’assessore provinciale Santo Gioffrè, con le conclusioni affidate ad uno dei due autori, Laura Arpati. La location, il salone della Provincia in piazza Italia, assolutamente ideale, come l’ampia diffusione mediatica che aveva preceduto l’evento.

Eppure, oltre agli addetti ai lavori, i presenti non sono stati più di qualche decina, il che sposa completamente le sensazioni espresse, rispetto all’essenza del loro lavoro, dai protagonisti: "Qui rispetto alla Palermo degli ultimi anni" " ha sottolineato Cortese " "avvertiamo di essere soli. Mentre in Sicilia all’arresto di Provenzano si sono radunate centinaia di persone a festeggiare, qui all’arresto di De Stefano davanti alla Questura c’era solo una persona…che gli mandava baci…".

La tematica della percezione della ampia problematica connessa alla criminalità è stata sottolineata anche dal colonnello Pieroni: "Prima di concentrarsi su come risolvere un problema" " ha sottolineato il Comandante provinciale dei Carabinieri " "è necessario che questo sia vissuto come tale dalla collettività e dubito che ancora sia così per la ‘ndrangheta. D’altra parte le incongruenze che si possono riscontrare sul territorio" " ha proseguito Pieroni " "sono numerose, a partire dal fatto che, ad esempio, due mogli di altrettanti boss di Melito svolgono le funzioni di educatrici, di maestre".

"Il modo nel quale i media nazionali trattano gli arresti eccellenti che abbiamo portato a termine in Calabria" " ha rimarcato Pignatone " " e che, per caratura, non hanno nulla da meno dei boss siciliani, è indicativo della debolezza complessiva nel panorama nazionale di questa regione.

Arresti eclatanti, e pensate che solo quest’anno ne abbiamo compiuti 45, 9 dei quali dell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi" " ha proseguito il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria " "sono stati trattati e liquidati con poche righe, quando, invece, avrebbero meritato ben altro risalto, sia per la loro importanza, sia per dare un segnale alla gente.

Quella gente che oggi ancora non partecipa, perché è vero" " ha proseguito Pignatone " "che a Palermo per l’arresto di Provenzano successe quanto detto da Cortese, ma è anche vero che quello fu il punto di arrivo di un lungo percorso; negli anni ’90 dopo gli arresti di Riina, di Brusca, di Bagarella soli eravamo e soli rimanemmo…"

Pignatone si è poi soffermato sull’importanza delle attività di aggressione ai beni della criminalità organizzata posta in essere in Calabria: "Solo nel 2009 abbiamo sequestrato beni per oltre 400 milioni" " ha sottolineato il magistrato " "e per la criminalità si tratta del più grande smacco, pari solo all’arresto dei latitanti.

Queste due cose, infatti" " ha detto ancora Pignatone " "aggrediscono i beni più preziosi di mafiosi e ‘ndranghetisti: la roba ed il controllo del territorio, il tutto tenendo presente, però, che in questo momento, mentre la mafia è fiaccata ed ogni suo tentativo di ricostituzione della struttura è stato frustrato, la ‘ndrangheta è fiorente, il suo più grande problema è rappresentato dall’impiego di fiumi di denaro, ed oggi la criminalità organizzata calabrese è la padrona assoluta del mercato della droga.

Si pensi" " ha spiegato Pignatone " "che il sequestro di 450 kg di cocaina effettuato poco tempo fa a Gioia Tauro rappresenterebbe un quantitativo folle per la mafia siciliana ma si tratta di una fettina del business dei calabresi".

Il messaggio collettivo di tutti i rappresentanti delle Istituzioni, però, è stato netto: lo Stato c’è ed i risultati dell’impegno degli uomini si vedono, anche se la lotta sarà lunga e difficile: "Per questi uomini che sacrificano le loro vite, le famiglie, gli affetti solo per spirito di sacrificio" " ha sottolineato Cortese " "i ringrazia menti non saranno mai abbastanza, ma spesso le gratificazioni, non solo economiche, non sono congrue al loro impegno e nemmeno ai risultati ottenuti".

La chiusura dell’autrice pone il sigillo a tematiche mai banali ma scivolate via, ancora una volta, come una gigantesca occasione persa dalla collettività per analizzare, meditare, veicolare un modo finalmente diverso di interpretare il ruolo di cittadini, di parte di una civitas che chieda l’affermazione delle regole del vivere civile. A patto che, come diceva Pieroni, il reclamare la compiuta applicazione di queste regole sia una tematiche che interessa davvero.

Lo spirare del pomeriggio è fresco, l’aria è netta, fa piacere respirarla, il corso Garibaldi brulica di gente che passeggia o entra ed esce dai negozi.

Renato Cortese, un uomo dello Stato, insieme a poche decine di persone è appena uscito dalla Provincia; le persone gli passano accanto indifferenti, lui aspira un sigaro ed il fumo si perde nei colori della sera. Non lo dice, ma, in questo momento è quanto di più amichevole e vicino la città riesce ad offrirgli…

Giusva Branca

strill.it

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