CATANZARO – Dovrebbe essere quello odierno l’ultimo atto della complessa vicenda politico-istituzionale relativa al “rientro” dal deficit finanziario accumulato dalla sanità calabrese: il presidente della Regione Agazio Loiero sarà oggi a Roma per partecipare alla riunione del Consiglio dei ministri chiamato a decidere sul piano di rientro.
La Calabria è una delle tante regioni italiane alle prese con un disavanzo nella sanità e, dopo la lunga e difficile trattativa ai tavoli tecnici, oggi Loiero cercherà di portare a compimento la difficile mediazione intavolata con il Governo che, sul punto, ha adottato una strada di estrema rigidità.
Il Governatore ha scelto – come più volte ha ribadito – la strada del confronto istituzionale, avanzando una contro-proposta elaborata dalla Giunta regionale soprattutto in ordine al personale delle Aziende sanitarie. I nodi da sciogliere, infatti, restano due: quello della stabilizzazione di medici e altro personale e quello del turnover: il governo non vuole alcuna stabilizzazione anche se si tratta di medici e infermieri in servizio da anni e chiede di azzerare il turnover per tre anni.
Loiero, che ha già a novembre inviato la proposta al governo, difende, invece, la stabilizzazione come per legge dei precari della Sanità, anche perché l’operazione non prevede alcuna spesa aggiuntiva, e propone un minimo di turnover per evitare che servizi delicati restino senza personale addetto.
Per il resto – ha sostenuto Loiero in ogni sede – il piano di rientro presentato è di un rigore estremo, avendo deciso di chiudere diversi ospedali e di tagliare drasticamente la spesa farmaceutica e quella per la sanità privata, oltre ad interventi anche sul personale.
«Abbiamo accettato grandi sacrifici " ha in più occasioni detto il Governatore " con l’intento di sbloccare la costruzione di quattro nuovi ospedali già finanziati e ottenere subito i fondi del cosiddetto art. 20, fondi che lo Stato ci deve per legge, necessari per l’ammodernamento strutturale e tecnologico e le spese minime per materiali sanitari degli ospedali, senza i quali le aziende sono costrette a indebitarsi».
Dunque, il presidente Loiero cercherà oggi di “ammorbidire” le rigidità del Governo anche in considerazione della gravità complessiva della situazione sociale calabrese ribadendo la necessità di un processo di graduale per il raggiungimento degli obiettivi nei tre anni previsti, per far sì che il piano di rientro si traduca, al di là dei tagli, in una reale qualificazione dei servizi territoriali, e della rete ospedaliera anche attraverso la riorganizzazione dei presidi di piccole dimensione e le dismissioni di reparti insostenibili, in particolare per le aree chirurgiche e punti nascita; e in un uso più congruo dei farmaci, evitando abusi e consumi inutili e dannosi, nonché un sistema di acquisti efficiente e trasparente.
Della difficoltà della situazione complessiva se n’è conferma quotidianamente. Anche ieri mattina una manifestazione – l’ennesima – davanti alla sede dell’assessorato, a Catanzaro, in via Buccarelli. A rischio posti di lavoro anche per via delle ristrettezze imposte dalla legge Finanziaria.
«Il comma 79 proposto dall’on. Massimo Corsaro " afferma il segretario del sindacato Sbv-Cuspe Roberto Marenda " prevede il blocco per dodici mesi delle azioni giudiziarie ingiuntive e dei pignoramenti in atto intentate dai creditori nei confronti delle Aziende sanitarie.
Il provvedimento agisce nelle Regioni nelle quali è stato sottoscritto e adottato il Piano di rientro per i debiti sanitari, quindi per Calabria, Campania, Abruzzo, Lazio, Molise e Sicilia. Tutto ciò rappresenta un grave danno per le cliniche private accreditate, per i fornitori delle Asl, per i laboratori e per le strutture specialistiche».
Paolo Cannizzaro
Gazzetta del sud
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