ROSSANO (CS) – Ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati alla vigilia l’iniziativa riguardante l’”educazione alla legalità” voluta dal direttore del Carcere di Rossano, Giuseppe Carrà, e patrocinata dall’amministrazione Comunale della città: studenti, professori, detenuti ed autorità seduti gli uni accanto agli altri nel teatro della casa di reclusione per discutere di legalità dopo la proiezione del film “È tempo di cambiare” del regista calabrese Fernando Muraca.
Alla manifestazione, infatti, hanno partecipato le scolaresche dell’Istituto tecnico per Geometri di Rossano, dell’Itis e del liceo di san Demetrio Corone, i detenuti di massima sicurezza frequentanti l’Istituto tecnico Industriale all’interno della casa di reclusione e quelli che fanno parte della compagnia teatrale, il sindaco della città Franco Filareto.
Sono state queste presenze e quelle del regista e degli attori del film, Tommaso Perri, protagonista nel ruolo di Mattia, Salvatore Pettinato nel ruolo di Don Michele, Franco Vescio nel ruolo del boss mafioso di Tropea, Orlando Schiamone nel ruolo di Luca, a rendere l’iniziativa altamente formativa.
Tante sono state le domande degli studenti rivolte ai presenti sui temi trattati dal Film. I ragazzi sono stati invitati a soffermarsi sui veri valori della vita che emergono con forza dal film (famiglia, amicizia, amore, fede e spirito di sacrificio) e i detenuti a riflettere, non solo sul proprio passato delinquenziale, ma anche sulle conseguenze che hanno portato alla loro persona e a quelli che li circondano oltre che, ovviamente, alle vittime.
Ne sono venute fuori conclusioni significative come quella sottolineata dal regista Muraca, secondo cui “Non si nasce cattivi e basta, come se l’entrata nel mondo fosse predestinata. Le scelte della vita sono condizionate dal contesto culturale e civile nel quale siamo accolti”. Ciò riporta al tema di una iniziativa dal titolo “La legalità si impara” organizzata in una scuola primaria cittadina in collaborazione con le forze dell’ordine.
Dunque la visione del film ha colpito nel segno. Secondo il dirigente dell’Istituto carcerario “il film è dai contenuti forti che, senza essere aggressivo, denuncia i soprusi di mafia e ndrangheta. È un film che richiama i valori essenziali della nostra società, permeato di fede e speranza, privo di retorica e di buonismo.
«È un film " ha sottolineato Carrà " che ti arriva dritto al cuore e allo stomaco, che ti colpisce senza essere violento! Credo fermamente nel potere educativo che questo genere di incontri possano avere sui giovani che si confrontano " direttamente, senza filtri e ipocrisie, con chi ha sbagliato, a volte in maniera gravissima, con la società. Insieme alle scuole possiamo innescare un processo di vero cambiamento sociale, ribadire che esistono modelli di vita alternativi e aprire nuovi orizzonti».
La divulgazione del film è legata all’iniziativa benefica della raccolta di fondi da destinarsi al piccolo Riccardino Pio, affetto dalla Sindrome di West, che ha trovato grande adesione in tutto il Penitenziario di Rossano, sia tra i detenuti che tra il personale civile e di Polizia Penitenziaria.
Benigno Lepera
Gazzetta del sud
1 commento
Edmondo 14 dicembre 2009 alle 14:41
Ogni tanto qualcosa di buono, anche se sempre legato al discorso legalita’/illegalita’ … spero tanto che serva.
Venti anni fa (anche piu’) ho partecipato ad iniziative analoghe (contro la “maffia”) in quella stessa cittadina, ma non ne ho mai visto i frutti … :(
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