CATANZARO – Proprio nelle ore in cui la commissione parlamentare per i rischi e gli errori nella sanità, presieduta da Leoluca Orlando, giungeva a Catanzaro per ascoltare dirigenti, operatori e personalità legate al settore a livello regionale, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro guidato dal colonnello Giovanni Castrignanò, segnalavano alla procura regionale della Corte dei Conti 9 dirigenti di 4 aziende sanitarie provinciali accertando un danno erariale di oltre 37 milioni di euro.
Sono stati segnalati Pietro Morabito, direttore generale dell’Asp di Catanzaro; Achille Gentile, Direttore Amministrativo della stessa Asp; Maurizio Rocca, direttore sanitario sempre dell’Asp di Catanzaro; Franco Lucio Petramala, direttore generale dell’Asp di Cosenza; Massimo Cetola, Cesare Castelli e Salvatore Gullì, commissari straordinari dell’Asp di Reggio Calabria; Vincenzo Domenico Scuteri, direttore generale dell’Asp di Crotone; Andrea Guerzoni, dirigente generale del dipartimento “Tutela della Salute” della Regione Calabria.
L’operazione avrebbe rivelato, secondo quanto reso noto dalla Guardia di Finanza, «gli effetti negativi prodotti sul bilancio della sanità calabrese dalle modalità di attuazione dell’accordo stipulato fra Aiop Calabria (Associazione Italiana Ospedalità Privata) e Regione Calabria per l’acquisto di prestazioni di ricovero ospedaliero dalle case di cura private accreditate e rappresentate dalla citata associazione».
Le maggiori remunerazioni segnalate dalla Guardia di Finanza sarebbero state pari a 18.986.628,74 euro per quanto riguarda l’Asp di Cosenza; a 12.305.944,11 euro per quanto riguarda quella di Catanzaro; a 5.285.250,83 per quanto riguarda Reggio Calabria e, per quanto riguarda l’Asp di Crotone, a 343.590.000 euro.
«Nel maggio 2008 " è scritto in una nota " l’Aiop e la Regione Calabria hanno sottoscritto un accordo per regolamentare l’acquisto e la contrattualizzazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera erogate dalle strutture private accreditate, prevedendo la possibilità di incrementare ulteriormente l’ammontare complessivo delle spese sostenute con le case di cura convenzionate.
Con delibera di Giunta regionale del luglio 2008, nel recepire il predetto accordo, veniva altresì stabilito un “tetto” massimo di spesa raggiungibile, fissato in misura uguale a quello previsto nel bilancio regionale dell’annualità precedente.
I responsabili delle varie Asp – continua la nota della Gdf " in caso di aumento, entro i limiti imposti dal badget, delle spese sanitarie nel settore “privato”, avrebbero dovuto rimodulare e razionalizzare, secondo criteri di efficienza, economicità ed appropriatezza, i costi generali dell’assistenza ospedaliera pubblica.
Dagli accertamenti eseguiti " è scritto ancora " è emerso che a fronte di una lievitazione delle prestazioni e dei relativi oneri dovuti dalla Regione alle strutture sanitarie private accreditate, le Asp di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria non hanno, per contro, proceduto alla prescritta e necessaria riduzione di spesa riguardante le strutture pubbliche. Ciò " secondo la Gdf " ha determinato un ulteriore disavanzo sul bilancio sanitario regionale».
Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, dopo aver appreso dell’inchiesta, ha detto di aver «chiesto alla Regione di mandare una relazione dettagliata e alla Corte dei Conti di avere i provvedimenti oggetto dell’inchiesta» mentre il presidente nazionale dell’Aiop Enzo Paolini e quello regionale Marcello Furriolo hanno dichiarato che «l’Aiop, ovvero l’ospedalità privata, ancora una volta viene coinvolta in una colpevole omissione degli uffici regionali di cui oggi vengono chiamati a rispondere i direttori generali delle Asp.
Invece, per come è stata data la notizia, si vorrebbe presentare la sanità privata come collettore di somme indebitamente pagate con la connivenza di dirigenti sanitari. La realtà è molto più semplice e più grave per la politica. Se responsabilità vanno individuate, come inascoltati andiamo dicendo da tempo, vanno ricercate nella storica inadeguatezza di quella burocrazia che opera nell’assessorato».
Giuseppe Mercurio
Gazzetta del sud
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