LAMEZIA TERME – Sanguinante e minacciosa era infilzata nell’inferriata che circonda la Vescio Funeral Home, un’agenzia d’onoranze funebri in via Ghandi, sul retro del commissariato di polizia. La testa di maiale appena macellata è stata vista per prima da Giuseppina Siriani ieri intorno alle 11.30, cioè la moglie del titolare. È bastato un colpo di telefono al marito Domenico Vescio, 62 anni, impresario funebre, per farlo arrivare sul posto di corsa in macchina.
«Immediatamente ho avvertito il 113», ha detto Vescio alla Gazzetta del Sud. E dopo aver raggiunto il vicino commissariato di via Perugini ha presentato la denuncia di quanto è accaduto.
Secondo gli inquirenti si tratta di un chiaro gesto intimidatorio di tipico stampo mafioso. Le teste degli animali sono un grave segnale di minaccia verso cui è indirizzato dai clan.
Ma l’imprenditore, titolare della Vescio Funeral Home insieme al figlio Alfredo, di 26 anni, ha dichiarato agli inquirenti di non avere mai subito minacce finora. Anche se non è la prima volta che Domenico Vescio riceve avvertimenti espliciti di questo genere.
«In precedenza ho denunciato tutto ai carabinieri», ha ricordato l’imprenditore. Che dà per certo una cosa: le intimidazioni riguardano la sua attività lavorativa. Perchè il “caro estinto” in città ha un giro d’affari considerevole, e l’impresa di Domenico Vescio è innovativa nel contesto locale perchè ripropone una “casa funeraria” di concezione americana, in cui si può ospitare la salma anche prima della funzione religiosa e della successiva tumulazione.
Una cosa strana però l’imprenditore l’ha confidata agli investigatori guidati dal dirigente del commissariato Pino Cannizzaro. Da qualche tempo sul suo telefono cellulare arrivano delle chiamate col numero cancellato, un paio di squilli e riattaccano alla risposta. Dopo diverse telefonate ricevute da questi numeri criptati, cioè illeggibili sul display, Vescio ha deciso di non rispondere più.
È del 23 settembre scorso un’altra intimidazione dello stesso genere ma con un destinatario ben diverso: il sindacato Cisl. In quell’occasione nella sede regionale cislina fu trovato un capretto scuoiato avvolto in una busta di plastica da supermarket. Anche in quel caso si occupò della vicenda la polizia.
In questo caso, ma anche nell’ultimo, l’intimidazione è stata compiuta in pieno giorno. Come dire che gli attentatori non temono minimamente d’essere visti da qualcuno mentre compiono il loro atto selvaggio e violento. E se un tempo si servivano del buio della notte per poter rimanere impuniti, oggi compiono la loro azione intimidatoria alla luce del sole sprezzanti d’ogni rischio pur di raggiungere l’obiettivo.
Vinicio Leonetti
Gazzetta del sud
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