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Uccise la moglie con una coltellata, Antonio Solferino si becca 30 anni – Ieri la sentenza al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato – Il Gup Colucci ha ritenuto l’imputato capace di intendere e di volere

ROSSANO (CS) – È stato condannato a 30 anni di reclusione Antonio Solferino, 41 anni, ritenuto responsabile dell’omicidio di sua moglie Ida Solferino, 30 anni, uccisa con una pugnalata che le ha trafitto il cuore all’alba del 3 dicembre dello scorso anno. La sentenza è stata letta ieri pomeriggio al Tribunale di Rossano, al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato.

Il Gup, d.ssa Federica Colucci, ha ritenuto l’imputato, finito alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario, capace di intendere e di volere e di conseguenza ha formulato una sentenza esemplare, riconoscendo anche l’aggravante dei futili motivi.

La condanna esaudisce in maniera esaustiva la richiesta formulata dal Pubblico Ministero, d.ssa Alessia Notaro, che al termine della discussione delle parti, avvenuta ieri mattina, aveva chiesto proprio la pena a 30 anni per l’uxoricida rossanese. La difesa, dal canto suo, aveva avanzato la richiesta di derubricare il reato in omicidio preterintenzionale.

A pesare come un macigno sulla decisione del giudice, senza dubbio è stata anche la perizia Ctu, commissionata proprio dal Gip, al dott. De Giorgi di Lecce, oltre a quelle già predisposte dalla Procura e dalla difesa, che in sede di incidente probatorio aveva sancito la capacità di intendere e di volere dell’imputato.

Quindi Antonio Solferino, per altro già noto negli ambienti giudiziari, era conscio della tragica e dolorosa conseguenza del suo gesto, che ha portato la moglie, che era anche sua cugina di primo grado, a perdere la vita, lasciando orfani del suo amore i tre figli. I legali dell’imputato, comunque, sono già pronti per ricorrere in appello.

La tragedia, avvenuta tra le mura domestiche dell’abitazione dei coniugi nel centro storico della città, si è consumata in un contesto di un forte disagio familiare, elemento, questo, che è stato anche fatto presente in sede di discussione.

La vita di Ida Solferino, si è interrotta alle 4 del mattino di quel 3 dicembre, quando al culmine di una lite scoppiata tra i due, è stata colpita in pieno petto dalla lunga lama di un coltello da cucina. Inutili i disperati tentativi della suocera e della compagna del cognato di soccorrerla, cercando di trasportarla in ospedale a bordo di una fiat 500.

Dopo qualche centinaio di metri, all’imbocco della città, la donna è spirata sul sedile posteriore dell’autovettura. Ed è qui che l’hanno trovata i medici del 118, inutilmente chiamati, i Carabinieri e i poliziotti in servizio quella notte. Da subito i sospetti si sono concentrati sul marito e in poche ore si è passati dal fermo alla formulazione dell’accusa nei suoi confronti.

Ma questa tragedia ha mietuto anche altre vittime. I tre figli della coppia, una ragazzina di 13 anni e due maschietti di 11 e 8 anni, che da un anno vivono in regime di affido giudiziario ai servizi sociali dimorando presso la Casa Famiglia per minori di Rossano.

I tre fratelli sono in attesa che il Tribunale dei Minori si pronunci sull’istanza di affidamento avanzata dalla zia, sorella della defunta, che subito dopo la tragica scomparsa della mamma dei piccoli aveva espresso l’intenzione di occuparsi dei nipoti, portandoli a vivere con sé a Milano, lontano da Rossano e se possibile da terribili brutti ricordi.

Anna Russo

Gazzetta del sud

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