COSENZA – Gli occhi arrossati dalla notte insonne, un piccolo orecchino piantato nel lobo dell’orecchio sinistro e lo sguardo d’un predatore. Antonio D’Antuono, 29 anni, autotrasportatore di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) è l’assassino della quarantenne tedesca Petra Schiffler, trovata cadavere sabato cinque dicembre in una scarpata posta ai margini del tratto rendese dell’A3.
D’Antuono, bloccato in Sicilia, a Gela, dagli investigatori della Terza sezione omicidi della Mobile, ha ammesso di aver ucciso la donna, affermando però di essersi difeso da un tentativo di aggressione.
Secondo la versione fornita dall’indagato al vicequestore Fabio Ciccimarra, D’Antuono aveva dato un passaggio alla vittima la quale si sarebbe impossessata di un coltello, che l’autotrasportatore teneva nel camion, puntandoglielo alla gola, a scopo di rapina.
Ma il racconto dell’indagato non convince i poliziotti. Gl’investigatori della Mobile ritengono, invece, che D’Antuono abbia assassinato l’autostoppista tedesca dopo aver inutilmente tentato un approccio sessuale con la donna. Un rifiuto che avrebbe scatenato la sua rabbiosa reazione.
Dopo l’omicidio, D’Antuono avrebbe percorso qualche chilometro, avrebbe accostato il camion alla barriera di protezione, posizionandolo in modo da non farsi vedere dagli automobilisti di passaggio, e scaraventando il cadavere nella scarpata sottostante, facendo poi rientro a San Giuseppe Vesuviano, dove la sera avrebbe incontrato la fidanzata, senza far trasparire alcuna emozione.
I detective del questore Giovanni Bartolomeo Scifo sono riusciti ad identificare l’autotrasportatore campano attraverso l’analisi disaggregata di 8.970 report di autotreni con rimorchio compatibili, nelle caratteristiche tecnico-meccaniche, con quelle attribuibili all’autoarticolato Iveco 190.48 turbo star di colore grigio, telonato blu, che era stato immortalato dalle telecamere dell’impianto di videosorveglianza dell’area di servizio di Cosenza Nord.
Un camion sul quale, intorno alle 12.56 di mercoledì 2 dicembre, era stata vista salire la vittima in compagnia di quell’autotrasportatore di corporatura robusta con capelli castani.
La complessa ricerca, associata al parziale identificativo di targa alfa-numerico CL, nonostante la scarsa qualità delle immagini, ha consentito per esclusione di raggiungere il titolare del mezzo, intestato ad un’altra persona, ma in realtà in uso proprio a D’Antuono.
L’attività d’intelligence, coordinata dal procuratore capo Dario Granieri e dal pm Claudio Curreli, è stata completata grazie all’indispensabile collaborazione della Polstrada della Sottosezione di Gela.
La Mobile aveva, infatti, diramato la foto dell’autotrasportatore su tutto il territorio nazionale. E proprio grazie alla foto è stato possibile identificare l’autotrasportatore campano. Una ricerca che è partita dalla segnalazione degli agenti della Stradale di Gela che avevano controllato D’Antuono sulle loro strade il 27 novembre.
E grazie ad un precedente per un reato contro il pubblico pudore è stato possibile comprare l’immagine dell’uomo in compagnia di Petra Schiffler con quella del cartellino foto-segnaletico di D’Antuono. A tradire il camionista anche un graffio sul volto che gli sarebbe stato provocato dalla tedesca nel tentativo disperato di difendersi dall’aggressione.
L’uomo è stato sottoposto a fermo per omicidio aggravato e porto abusivo di coltello.
Arcangelo Badolati
Gazzetta del sud
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