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I due fratelli Grande condannati dal “gup” per il duplice omicidio degli Arcuri a Cutro – Inflitti a Domenico 18 anni di reclusione e 16 a Rocco – Col rito abbreviato il giudice Giulia Proto ha escluso la premeditazione e riconosciuto la provocazione

CROTONE – Il giudice dell’udienza preliminare Giulia Proto ha condannato Domenico Grande a 18 anni di carcere e il fratello di questi Rocco Grande a 16 anni e 8 mesi, avendoli riconosciuti entrambi colpevoli del duplice omicidio dei benzinai Carmine e Antonio Arcuri, 57 e 28 anni, uccisi a Cutro la mattina del 29 dicembre 2008.

Per il quarantaduenne Domenico Grande, condannato a 18 anni di reclusione, è stata esclusa dal giudice la premeditazione, e gli è stata anche riconosciuta l’attenuante della provocazione. Nei confronti dell fratello ventinovenne Rocco Grande, condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione, è stata parimenti esclusa la premeditazione e riconosciuta l’attenuante della provocazione.

Ad entrambi i fratelli Grande è stata applicata la riduzione della pena di un terzo, in virtù del rito abbreviato da essi richiesto.

Domenico Grande e Rocco Grande sono stati inoltre condannati al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili (Maria Ciampà, Maria Stella Arcuri, Emanuela Arcuri e Rosario Arcuri) nella misura che verrà determinata dal giudice civile.

Il giudice dell’udienza preliminare Giulia Proto ha assegnato a titolo di provvisionale, a favore delle costituire parti civili, la somma di 150 mila euro ciascuna da porre in solido a carico degli imputati.

Il pubblico ministero Paolo Remer nella sua requisitoria venerdi scorso aveva chiesto la condanna a 27 anni di reclusione ciascuno per Domenico e Rocco Grande, che sono stati difesi dagli avvocati Luigi Colacino e Domenico Grande Aracri (avevano sostenuto per gli imputati l’eccesso colposo di legittima difesa). Le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Walter Fiumanò e Pietro Pitari.

La mattina del 29 dicembre dell’anno scorso, dieci minuti dopo il mezzogiorno a Cutro in Piazza Umberto I era appena avvenuto il duplice omicidio dei due benzinai Carmine e Antonio Arcuri, quando si presentarono alla caserma dei carabinieri di Cutro i fratelli Grande.

Domenico, sorretto dal congiunto, perdeva sangue dal capo e stringeva nella sinistra un’ascia e nella destra una pistola cal. 7,65 Beretta. Domenico confessò ai militari di avere appena ucciso i due benzinai, padre e figlio, in Piazza Umberto; raccontò di essere stato minacciato la sera prima da Carmine e Antonio Arcuri e di essere stato aggredito pochi minuti prima in Piazza Umberto I da Carmine con un’ascia, rimanendone ferito.

Domenico venne trasferito in ambulanza all’ospedale di Crotone e da qui trasferito al Pugliese di Catanzaro, mentre Rocco venne trattenuto in caserma ed ascoltato fino a notte.

Intanto, in piazza Umberto I gli investigatori dell’Arma effettuavano i primi rilievi sul luogo del duplice delitto. I carabinieri recuperarono " accanto ai cadaveri di Carmine e Antonio Arcuri " sei bossoli esplosi dalla cal. 7,65 consegnata poi ai militari da Domenico Grande (la pistola risultò rubata a Reggio Emilia nel 2007) e trovarono sul posto anche un revolver cal. 38 special, con 5 bossoli già esplosi nel tamburo. L’arma risultò essere intestata a Rocco Grande.

La circostanza, insieme alle ferite inferte con un’accetta rilevate sul corpo di Antonio Arcuri, per gli investigatori rese plausibile il coinvolgimento nel delitto di ambedue i fratelli Grande.

Le indagini accertarono inoltre che i fratelli Grande avevano dei contrasti con i due benzinai a causa di una somma di danaro che questi alcuni anni addietro avevano dato ai Grande e che gli Arcuri avrebbero rivoluto indietro.

(v. s.)

Gazzetta del sud

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