REGGIO CALABRIA – Un “no” ideologico? Ma quando mai… Al contrario, è un rifiuto ragionato e motivato. Niente di preconcetto. Non gli dite, per carità, che lo fanno per “partito” preso, vi risponderanno con una serie di obiezioni nel merito.
Come hanno fatto ieri nella Sala Biblioteca della Provincia durante la conferenza stampa di presentazione della protesta nazionale fissata per dopodomani a Villa San Giovanni, affidando al prof. Guido Signorino dell’Università di Messina il compito di elencare le ragioni che militano a sostegno del “No Ponte”. E, a riprova del fatto che non sanno dire solo “no” a tutto, aggiungeranno tanti “sì” nelle direzioni ritenute davvero utili allo sviluppo.
Omar Minniti, capogruppo del Prc a Palazzo Foti, ricorda che la Provincia di Reggio ha assunto già nel programma di governo del presidente Morabito una posizione di netta contrarietà alla realizzazione dell’opera, ribadendola in tempi recenti con una delibera di consiglio.
Non solo buoni propositi, dunque, ma atti di indirizzo: «A riprova di ciò», dice Minniti, «non abbiamo mai partecipato ai cosiddetti tavoli compensativi attraverso i quali il governo, in cambio di un piatto di lenticchie, voleva farci digerire la scelta del Ponte».
E saluta con soddisfazione anche lo “strappo” della giunta regionale, che proprio in questi giorni ha deciso di uscire dalla “Stretto di Messina” ritirando il suo rappresentante nel consiglio di amministrazione della società, oltre a proporre ricorso contro lo svincolo di Cannitello: «La Regione ha sanato una grave anomalia che la faceva apparire come il Cavallo di Troia».
Per Santo Gioffrè il Ponte è «un’opera di regime, che non serve allo sviluppo di quest’area e produce solo danni». Poi passa in rassegna tutti i torti subiti recentemente dal Sud e dalla Calabria, «dalla sottrazione dei Fas per finanziare l’Ici ai tagli nelle scuole, dalla chiusura di uffici postali e caserme fino alle multe delle quote latte degli allevatori del Nord rapace pagate con le risorse scippate al Mezzogiorno».
E mentre «non si sa quando sarà finita l’A3, che versa in condizioni penose, adesso si vuole costruire, a prescindere dalla volontà delle popolazioni, il Ponte sullo Stretto». L’assessore alla Cultura indica quella che è invece, a suo parere, una prospettiva seria: l’autostrada del mare.
“Le bugie del Ponte”. Su questa scia si inserisce l’intervento del prof. Signorino, con una sequenza puntigliosa di argomenti volti a dimostrare che la «propaganda governativa» ce la canta come vuole.
Bugie sui costi, bugie sui posti («che non sono posti di lavoro, come sostiene Matteoli, ma unità di lavoro, come ammette Ciucci; la qualcosa significa che, completata l’opera, l’occupazione si ridurrà a 240 persone»), bugie sull’attrattiva turistica, eccetera eccetera.
Secondo Giammi Cantaffio, che qui rappresenta la Rete “No Ponte”, quella di sabato sarà una grande festa, «una festa dei sì a fronte di un solo “no”; uno solo, ma categorico».
Pino Toscano
Gazzetta del sud
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