mer, 23 maggio 2012 | Fai il Login o Registrati!

torna alla home di Calabria Notizie

Utenti online: 7 ospiti, 9 bot

Processo Genesi, Carlo Vavalà parla dei Mancuso e delle loro interferenze nelle faide – La testimonianza del collaboratore coinvolto nel caso Conocchiella – Episodi che il pentito sostiene di avere appreso da altre persone

VIBO VALENTIA – «Dottore, questo processo dura da dieci anni, non mi posso ricordare tutto». Sono le parole rivolte al pm Giampaolo Boninsegna dal collaboratore di giustizia (non più sottoposto a programma di protezione) Carlo Vavalà, ascoltato ieri in video conferenza nel maxi processo scaturito dall’operazione Genesi che vede imputate 43 persone legate, secondo l’accusa, alle “famiglie” Mancuso di Limbadi, Galati di Mileto, Prostamo-Pititto di San Giovanni, Soriano di Filandari, Nesci-Albanese-Oppedisano di Candidoni, Prateria e San Pietro di Caridà.

«Lei non si preoccupi della durata del processo " ha replicato il pm della Dda di Catanzaro " e riferisca ciò che sa». E Vavalà, ai domiciliari dopo la condanna definitiva rimediata quale telefonista della banda che sequestrò nel 1991 il dentista Giancarlo Conocchiella (il corpo venne ritrovato nel 1996, in un pozzo, proprio grazie alle rivelazioni di Vavalà), ha sostanzialmente confermato al Tribunale, presieduto da Antonino Di Marco (a latere Manuela Gallo ed Alessandro Piscitelli), quanto reso in un interrogatorio del 2000. «Collaboro dal 1996 " ha spiegato Vavalà " e conoscevo la famiglia Candela di Favelloni.

In carcere Raffaele Fiamingo mi disse che Luigi e Peppe Mancuso volevano prendersi il Vibonese e appoggiarono gli Accorinti nella faida di Zungri con i Niglia. All’epoca il capo era Luigi Mancuso, e Peppone Accorinti, Raffaele Fiamingo e Saverio Razionale erano i killer dei Mancuso, lo sapevano tutti».

Stando al collaboratore, lo “zampino” dei Mancuso (Vavalà ha indicato Luigi, Peppe e Antonio Mancuso) ci sarebbe stato anche nelle faide fra i Petrolo ed i Bonavota a Sant’Onofrio, ed in quella fra gli Evolo di Paravati ed i Galati di Mileto. Su quest’ultimo scontro, Vavalà ha spiegato che «Carmine Galati rispettava di più Peppe Mancuso che Luigi, e mi disse che a Mileto comandava lui, sempre però in rapporto coi Mancuso».

Quindi, i racconti fatti in carcere a Rebibbia a Vavalà da Giovanni Palumbo (oggi pure lui collaboratore), definito «killer dei Pesce di Rosarno e che doveva prendere un carico di droga da “zio Luigi” Mancuso».

Droga che, invece, Nicola Candela di Favelloni (presunta vittima della lupara bianca), secondo Vavalà, «andava a prendere dalle parti di Nicotera e Tropea, al villaggio Sayonara, che era sotto il controllo dei Mancuso, e poi la portava al Nord, mentre una parte finiva in un campeggio di Briatico».

Il collaboratore ha quindi raccontato che Vincenzo Bonavota gli spiegò come per tutte le attività illecite del vibonese «bisognava chiedere il permesso ai Mancuso» e versare poi una percentuale nella “bacinella”.

Rispondendo, infine, ad una domanda del pm, Vavalà ha dichiarato che «il farmacista Marcellini di Vibo Marina, suocero di Conocchiella, pagava 40 milioni di rata a Luigi e Peppe Mancuso, circostanza sentita dire in carcere». Prossima udienza il 21 gennaio. Di scena, ancora Vavalà e poi il collaboratore Rosario Michienzi di Stefanaconi.

Gazzetta del sud

Nessun commento

Commenta su Calabria Notizie

Devi fare il log in per commentare.