21 dicembre, 2009
Il Pm Bruni alla Procura di Catanzaro
CROTONE – Dopo undici anni il pm Pierpaolo Bruni lascia la Procura della Repubblica di Crotone. Nella giornata di mercoledì, infatti, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha disposto il trasferimento di Bruni alla Procura della Repubblica di Catanzaro, accogliendo la richiesta che lo stesso sostituto aveva avanzato nel settembre scorso.
Quello di traslocare agli uffici inquirenti del capoluogo di regione, avendone maturato tutti i requisiti di legge, al magistrato crotonese dev’essere sembrato il modo migliore per mettere fine allo scontro fra diversi uffici giudiziari calabresi che si è consumato per mesi proprio attorno alla sua figura.
Dopo essere stato applicato per dieci anni alla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con la delega ad occuparsi della criminalità organizzata del crotonese, infatti, al pm Bruni quella applicazione è stata improvvisamente revocata nella primavera scorsa per ragioni mai del tutto chiarite, con conseguente scia di polemiche, interrogazioni parlamentari, clamorose denunce da parte del procuratore della repubblica di Crotone Raffaele Mazzotta e arrivo a palazzo di giustizia degli ispettori del ministro Alfano le cui decisioni, a tutt’oggi, non sono ancora note.
Nel frattempo il mancato rinnovo dell’applicazione del pm Bruni alla Dda di Catanzaro ha comportato la paralisi di alcune importanti inchieste che il magistrato stava conducendo.
Inutile nascondere che l’aspirazione di Bruni è quella di essere assegnato alla direzione distrettuale antimafia, questa volta non più come applicato esterno ma come sostituto effettivo, e magari ottenere proprio la competenza sul territorio di Crotone per riprendere in mano le indagini rimaste nel cassetto e comunque per sfruttare al meglio il lungo patrimonio di conoscenze acquisite su questo territorio; tocca, in ogni caso, al procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, decidere se destinare il suo nuovo sostituto alla procura ordinaria oppure alla Dda, magari con delega sui territori di Vibo o Lamezia che attualmente sono scoperti a differenza di quello crotonese del quale si occupa il pm Salvatore Curcio.
Il nodo, comunque, sarà sciolto fra un paio di mesi, dal momento che il procuratore Mazzotta certamente chiederà il posticipato possesso.
Quarantadue anni, crotonese, Pierpaolo Bruni è arrivato alla Procura della Repubblica di Crotone nel 1998; un anno dopo si stava già occupando di criminalità organizzata ed ha continuato a farlo per un decennio intero, infliggendo, con le sue inchieste, durissimi colpi alle cosche più pericolose della provincia.
Come quella denominata “Scacco Matto”, con la quale è stata fatta luce su una lunga catena di delitti e sono state ricostruite alleanze e dinamiche interne ai clan di Cutro e Isola Capo Rizzuto i cui capibastone, oltre a numerosi affiliati, sono stati tutti condannati con sentenze che hanno retto fino al vaglio della Cassazione.
A quella inchiesta ne sono seguite molte altre, tutte firmate dal pm Bruni e tutte con effetti altrettanto devastanti per le organizzazioni criminali perché, oltre agli arresti, hanno comportato il sequestro dei beni degli affiliati per milioni e milioni di euro: basti citare Riscacco, Tramontana, Heracles, Perseus. Per questo i mafiosi gliel’hanno giurata.
Ed hanno cominciato a organizzarsi per farlo fuori, come hanno rivelato, a più riprese, importanti collaboratori di giustizia che hanno parlato addirittura di un piano ordito all’interno del carcere tra esponenti di vertice dei clan per uccidere il magistrato. Bruni, ormai da diversi anni, vive una vita blindata, scortato giorno e notte in tutti i suoi movimenti.
ilcrotonese.it
categorie: Notizie Crotone, giustizia
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