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Minacce a sindaco e giunta – Lettera anonima indirizzata a Speranza, Vitale e Iovene: vi ammazziamo tutti, lasciate stare gli abusivi – Il procuratore Vitello apre un’inchiesta. Ieri scambio d’auguri con i giornalisti

LAMEZIA TERME – Grandi croci nere e minacce esplicite come “vi ammazziamo tutti” in una lettera inviata al sindaco Gianni Speranza, al suo vice Giuseppe Vitale e all’assessore comunale all’Urbanistica Andrea Iovene. Su questo sta indagando la procura della Repubblica lametina dopo che il primo cittadino ha denunciato il fatto alla polizia.

La lettera mette sott’accusa gli amministratori comunali accusati di essere i «colpevoli» delle demolizioni delle case abusive avvenute nelle ultime settimane. Il documento è anonimo, firmato “Comitato Giustizieri di Lamezia”, la stessa dicitura che risulta in calce ad altre due lettere anonime che l’anno scorso sono state ricevute dalla redazione lametina della Gazzetta del Sud e che riguardavano la sicurezza di alcuni magistrati del tribunale cittadino.

Le indagini sulla lettera vengono seguite direttamente dal procuratore Salvatore Vitello che ha delegato il commissariato guidato da Pino Cannizzaro per le indagini, comprese quelle di tipo scientifico sul documento cartaceo spedito a Palazzo Maddamme.

La tensione resta alta sull’abusivismo edilizio in città dopo che la procura ha ordinato l’esecuzione di 11 delle sentenze passate in giudicato riguardo 392 immobili costruiti illegittimamente.

Il 23 novembre scorso gli abusivi avevano alzato una barricata umana davanti a un immobile che doveva essere demolito ed erano intervenute le forze dell’ordine in tenuta antisommossa per mettere fine ai disordini e permettere alle ruspe dell’esercito di abbattere il magazzino abusivo.

Due lettere dei “Giustieri di Lamezia” erano arrivate al giornale, una delle quali faceva chiaro riferimento al presunto attentato contro il presidente della sezione penale del tribunale lametino Pino Spadaro l’anno scorso alla vigilia di Natale.

Vennero trovate delle vecchie divise della polizia in un borsone abbandonato a Germaneto, sulla strada che il magistrato percorre ogni giorno per raggiungere Lamezia da Catanzaro Lido dove abita. Quel giorno nell’auto blindata c’erano anche le sue due bambine.

Degli uomini travestiti da poliziotti avrebbero dovuto fermare la macchina del giudice con intenzioni sicuramente non pacifiche, ma solo per caso il magistrato quella mattina ha chiesto all’autista di riportarlo a casa. Quelle lettere anonime sono state acquisite agli atti di un’inchista aperta sull’attentato dalla procura di Salerno.

«Sono convinto che non c’entri niente l’abusivismo, ma sia solo una cattiva intimidazione», dichiara Gianni Speranza alla Gazzetta del Sud. E aggiunge: «Ho cominciato con un attentato e finisco con un’altra intimidazione». Era il 21 aprile 2005, a pochi giorni dal suo insediamento, quando venne dato fuoco ad una porta di Palazzo di Città con una bottiglia incendiaria.

«Per quel che riguarda l’abusivismo edilizio», spiega Speranza, «siamo stati chiari fin dal primo momento con i cittadini, avremmo dato una mano ma sempre nel rispetto della legalità». L’obiettivo del sindaco è comunque quello di salvaguardare la città: «Non voglio che per questi atti intimidatori si scalfisca Lamezia, l’importante è che non macchi la città».

Speranza, Vitale e Iovene per quattro giorni hanno mantenuto il più stretto riserbo sull’episodio criminale di cui sono stati vittime, e ieri mattina il procuratore Vitello ha informato i giornalisti nell’occasione di uno scambio d’auguri natalizi al terzo piano del Palazzo di giustizia.

«È un fatto grave e stiamo indagando», s’è limitato a dire il magistrato inquirente, ieri affiancato dal presidente della sezione penale del tribunale Pino Spadaro, dai sostituti Domenico Galletta e Luigi Maffia, dal dirigente del commissariato Pino Cannizzaro e dal suo vice Saverio Mercurio.

In un breve intervento il procuratore ha sottolineato «l’importanza di una collaborazione tra l’ufficio di procura e i rappresentanti degli organi d’informazione nell’interesse della comunità».

Mentre il decano dei giornalisti lametini Giuseppe Natrella ha evidenziato che è stata la prima volta che un capo della procura ha voluto fare gli auguri di un buon anno di lavoro agli operatori di stampa e televisioni.

Vinicio Leonetti

Gazzetta del sud

1 commento

  1. angela 23 dicembre 2009 alle 06:36

    questo è il clima che le tv e i giornalisti lametini hanno voluto creare con trasmissioni, alcune fantomatiche associazioni e articoli sui giornali assurde come potevano pensare cho lo Stato a lamezia non sarebbe mai arrivato? la legalità qui non esiste…..rompere i sigilli la prima la seconda e la terza volta è legalità…eseguire un ordine di demolizione è illegalità….poi si sono costruite ville, la prima la seconda e così via….mica si tratta di riparazioni a semplici abitazioni…….e poi in una trasmissione un polico invita il sindaco e l’amministrazione a fare una raccolta di soldi per i soggetti colpiti dalle demolizioni….ma stiamo dando i numeri? qui c’è gente che non ha un lavoro che non ha che mangiare che ha una casa cadente o non ce l’ha e per loro certo non si fanno raccolte di soldi per natale!!

    la gente viene solo scagliata contro un sindaco che non ha poteri..perchè non si scagliano contro il pocuratore? hanno paura di un uomo della stato che finalmente è arrivato a lamezia…speriamo duri e che non si scoraggi e vada via….vergogna…..

    la solidarietà piena al sindaco al vice sindaco e all’assessore e ammirazione anche al giornalista Leonetti

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