REGGIO CALABRIA – Piovono condanne a complessivi 60 anni e 6 mesi di reclusione in capo a otto imputati del processo “Solare”. Tra quanti hanno scelto l’abbreviato solo due sono stati assolti da ogni accusa. Tra le destinatarie della condanna più pesante, 9 anni e 4 mesi, ci sono anche due donne e un’altra ha avuto 5 anni e 4 mesi.
La sentenza è arrivata poco dopo le 20. Nell’aula 12 del Cedir, quando il gup Santo Melidona ha provveduto a leggere il dispositivo, c’erano alcuni avvocati e i congiunti di diversi imputati di aver fatto parte di un’organizzazione di narcotraffico internazionale che aveva le sue basi operative nella Locride e poteva contare su collegamenti con il Messico.
Il gup ha condannato Pasquale Pugliese, Teresa Roccisano, Anna Maria Schirripa e Pasquale Schirripa a 9 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno. Sono stati, inoltre, condannati Giuseppe Sansotta a 8 anni di reclusione, Diego Lamanna e Maria Teresa Argirò a 5 anni e 4 mesi ciascuno, Luigi Albanese a 4 anni e 6 mesi.
Sono stati assolti da ogni capo di imputazione Aldo Carmelo Bombardieri e Pietro Commisso. A rappresentare l’accusa nel processo c’era il pm Maria Luisa Miranda mentre gli imputati erano difesi dagli avvocati Leone Fonte, Riccardo Misaggi, Francesco Calabrese, Riccardo Tropiano, Sandro Furfaro, Francesco Femia, Mario Santambrogio e Francesco Commisso.
Il processo è nato dalla maxi-inchiesta a livello intercontinentale che aveva visto impegnati i carabinieri del Ros in sinergia con Dea, Fbi e Ice. Con il coordinamento del procuratore Giuseppe Pignatone e dei magistrati della Dda reggina Nicola Gratteri e Maria Luisa Miranda era stato smantellato un traffico di tonnellate di coca.
L’operazione “Solare”, scattata il 17 settembre del 2008 aveva portato a duecentocinquanta arresti a livello internazionale, 16 fermi in Italia di cui 10 sul litorale ionico reggino. L’inchiesta aveva accertato che la cocaina viaggiava dal Centro America fino alla Calabria. Nel corso dell’operazione erano stati sequestrati 57 milioni di dollari e 16 tonnellate di coca.
La più potente e sanguinaria organizzazione di trafficanti sulla terra, quella dei messicani Los Zetas era collegata con la criminalità organizzata di mezzo mondo, anche con le ‘ndrine della Locride.
Erano stati gli investigatori del Ros a occuparsi del filone d’indagine che vedeva coinvolte importanti famiglie di ‘ndrangheta calabrese.
Il lavoro investigativo, sviluppato nell’arco di un anno, aveva ricostruito le dinamiche operative che si snodavano seguendo percorsi impensabili. Così è emerso che da Città del Messico partivano tonnellate di coca. Il traffico era gestito e portato avanti senza scrupoli dai Los Zetas. Gente capace anche di annientare chi ostacolava i loro interessi.
Per avere un’idea della forza militare del gruppo Los Zetas, basti pensare che nel corso del 2008 il pericoloso cartello messicano si sarebbe reso responsabile di qualcosa come 2700 omicidi per assicurare via libera alle oltre cento tonnellate di coca spedite negli Stati Uniti.
Il collegamento dei Los Zetas con la ‘ndrangheta era assicurato, secondo l’accusa, da elementi della cosca degli Schirripa, calabresi che a New York gestivano una pizzeria.
In sintesi
L’OPERAZIONE. Era stata condotta nel settembre dello scorso anno dai carabinieri del Ros in collegamento con Dea, Fbi e Ice.
IL COLLEGAMENTO. L’inchiesta coordinata dalla Dda reggina aveva scoperto l’esistenza di un collegamento tra il gruppo criminale messicano dei Los Zetas e le ‘ndrine della Locride nella gestione di un vasto traffico di cocaina.
IL PROCESSO. Si è celebrato con il rito abbreviato davanti al gup Melidona e ha visto alla sbarra le persone gestivano la fase reggina del traffico di cocaina.
Paolo Toscano
Gazzetta del sud
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