CATANZARO – «Noi vogliamo un futuro e il riconoscimento dei nostri diritti, non chiediamo altro». È quanto i lavoratori Phonemedia-Omega stanno ripetendo dal 2 dicembre, giorno dell’inizio della protesta per far sentire la loro voce contro «una società fantasma più volte sollecitata» che non eroga ai dipendenti gli stipendi da oltre tre mesi.
Da lunedì scorso stanno occupando la sede operativa del call center di Santa Maria e ieri mattina prima dell’atteso incontro con l’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris l’esasperazione e la rabbia degli oltre trecento operatori hanno raggiunto momenti di alta tensione.
Alcuni giovani si sono legati con una catena tenendo in mano un bidone di benzina, altri inveivano contro un sindacalista della Fistel Cisl che la sera prima aveva inviato un sms cumulativo, invitando i dipendenti a presentarsi a lavoro prospettando alcune novità.
«Perché lavorare se non percepiamo un euro. Molte persone non possono nemmeno venire, abitano fuori sede e notoriamente per viaggiare " hanno incalzato " occorre mettere benzina. Con quali soldi? Premettiamo che in questa protesta abbiamo avuto vicini solo la Cgil e la Uil e vorremmo aggiungere che nessun altro sindacalista della Cisl a livello nazionale si è schierato con l’azienda e contro i lavoratori».
Per la par condicio abbiamo voluto ascoltare il sindacalista contestato: «Noi abbiamo sostenuto una linea diversa rispetto alle altre forze sindacali, perché riteniamo " ha spiegato il segretario generale della Fistel Cisl di Catanzaro Francesco Canino " che non sarebbe servito a nulla incrociare le braccia, se non a creare la perdita delle commesse e il tempo ci ha dato ragione. Se non si lavora non sapremo mai le vere intenzioni della società».
A tenere sotto controllo la “guerra fredda” c’erano gli uomini della Polizia, dei Carabinieri, dei Vigili del fuoco, della Guardia di finanza. Un funzionario della Questura ha spiegato che lo sgombero dei lavoratori non è necessario fino a quando la protesta rimane una forma di ribellione civile e fino a quando la stessa azienda non richieda che i lavoratori vadano via dalla sede.
Gli animi si sono sedati solo con l’arrivo di De Magistris, che si è già mosso a livello nazionale investendo del problema il Governo con un’interrogazione parlamentare. I lavoratori lo hanno chiamato in causa in qualità di eurodeputato perché faccia chiarezza sulla gestione dei fondi comunitari e per evitare che in futuro accada che altri lavoratori vengano privati dei loro diritti.
I dipendenti lo hanno informato dell’esistenza di un altro bando regionale che attraverso fondi comunitari creerà altri posti di lavoro, chiedendo il controllo sulla gestione dei finanziamenti che a detta dei lavoratori nella loro azienda non ci sarebbe mai stato, nonostante nell’ultimo incontro in Prefettura un delegato regionale ha rassicurato i lavoratori Phonemedia-Omega sulla verifica in atto della gestione dei fondi.
«Non vogliamo che la Regione si faccia carico dei nostri stipendi, non chiediamo assistenzialismo, noi abbiamo lavorato, non abbiamo bisogno di elemosine, vogliamo " hanno aggiunto " quanto ci spetta di diritto. Il problema non è economico, ma politico. Noi siamo stati solo un bacino di voti».
Gli operatori avrebbero solo voluto che il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero si fosse comportato come il governatore della Puglia Nichi Vendola, che è sceso in piazza a difesa dei lavoratori.
Gli operatori hanno spiegato a De Magistris la reale situazione in cui si trovano: non hanno referenti, i vertici si sono dimessi, non percepiscono più gli stipendi, non godono del versamento dei contributi, non hanno diritto al pagamento dei giorni per malattia. E in più si sono lamentati dell’assenza delle istituzioni.
La Regione più volte invitata a tavoli di concertazione si è fatta negare, la Provincia assente, al momento l’unico concreto sostegno è stato dato dal Comune che li ha ospitati per 20 giorni offrendo loro il servizio mensa, i biglietti gratuiti per i mezzi di trasporto pubblico urbani e una somma di 5 mila euro versata sul fondo di solidarietà istituito dagli stessi dipendenti del call center.
De Magistris si è impegnato ufficialmente a fare chiarezza sulla situazione, chiedendo ai lavoratori che venga stilato un resoconto scritto per stabilire se sussistono eventuali responsabilità e in capo a chi e per verificare se esistono gli estremi per agire penalmente.
Gabriella Passariello
Gazzetta del sud
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