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Morte Federica, La Procura aggiusta il tiro ed esclude la scarica elettrica – I pm riformulano i capi d’imputazione – Svolta nel processo: all’ex direttore generale Talarico contestata la tentata concussione

VIBO VALENTIA – A circa un anno dal processo sulla morte di Federica Monteleone e numerose udienze dopo, la Procura modifica i capi d’imputazione nei confronti delle nove persone a giudizio per omicidio colposo. Riformulazione intervenuta a seguito delle risultanze finora emerse dall’istruttoria dibattimentale che hanno fatto traballare la tesi dell’elettrocuzione e cioè che, il 19 gennaio 2007, mentre Federica veniva operata di appendicite nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, fu attraversata da una scarica elettrica.

In parole povere la folgorazione, come causa di morte, non è più una certezza per la Procura della Repubblica che ieri ha aggiustato il tiro, anche se, relativamente al reato contestato (omicidio colposo) praticamente nulla cambia. Al tempo stesso, però, nella riformulazione dei capi d’imputazione si aggrava la posizione dell’ex direttore generale dell’Asp Francesco Talarico in relazione all’istigazione alla corruzione.

Infatti, in base alla modifica, all’ex manager viene oggi contestata la tentata concussione. Reato che sarebbe stato commesso nei confronti del dott. Cesare Pasqua, direttore dell’Unità operativa di medicina del lavoro, inserito ora nel procedimento non più come testimone ma come parte offesa e quindi con facoltà di potersi costituire parte civile.

Secondo quanto finora emerso Talarico chiedeva a Pasqua parere positivo circa la sussistenza dei requisiti minimi di adeguatezza della sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, a prescindere dalla circostanza che effettivamente la sala si presentasse conforme alla normativa sulla sicurezza.

La modifica dei capi d’imputazione, comunque, parte da una assoluta certezza: il danno anossico, che causò danni irreversibili e gravissimi al cervello di Federica la quale morì a distanza di una settimana (il 26 gennaio 2007) all’ospedale Annunziata di Cosenza.

Danno sul quale, per la pubblica accusa " rappresentata dal procuratore capo Mario Spagnuolo e dal sostituto procuratore Fabrizio Garofalo " che ieri ha formalizzato la riformulazione in aula davanti al Tribunale (presidente Giancarlo Bianchi, giudici Cristina De Luca e Anna Maria Lojacono), avrebbe giocato un ruolo determinante il black-out che quel giorno si verificò nella sala operatoria provvisoria.

Black-out che, al pari del danno anossico, è stato in questa prima fase di istruttoria dibattimentale un elemento comune alle deposizioni di tutti i testimoni, consulenti compresi.

In pratica " secondo i pubblici ministeri " la mancanza di corrente elettrica, che interessò la rete non protetta (ordinaria) determinò lo spegnimento, per circa 10 minuti, degli apparecchi elettromedicali a essa collegati, ossia del monitor e del respiratore automatico.

Ciò impedì la visualizzazione sul monitor dei parametri vitali di Federica (battito e frequenza cardiaca, pressione arteriosa, livello di ossigenazione del sangue) e rese necessario ventilare la ragazza con il metodo manuale (va e vieni) attraverso cui le venne insufflata la miscela di gas, composta da ossigeno e anestetici.

Di pari passo la mancanza di energia elettrica e, dunque, l’impossibilità di visualizzare sul monitor i parametri vitali di Federica, oltre a impedire tempestivi e adeguati interventi, per i pm, ha innescato la condotta colposa dell’anestesista.

Pertanto i pubblici ministeri, arrivano alla conclusione che la causa del danno anossico cerebrale irreversibile realizzatosi su Federica nei 10 minuti di black-out, può ricondursi «alternativamente» o a una scarica elettrica " che comunque come evidenziato in aula dal perito di parte civile avrebbe provocato un arresto immediato (fibrillazione ventricolare) al cuore della ragazza e non una bradicardia " con conseguente rallentamento del circolo ematico «tale da determinare una ipoperiffusione tissutale generalizzata e protratta che determinava il danno anossico cerebrale»; oppure a una non corretta o insufficiente ventilazione della paziente verificatasi durante il black-out «dovuta a una causa misconosciuta comunque legata al passaggio dalla ventilazione automatica a quella manuale» che portava a bradicardia, rallentamento del circolo e danno cerebrale.

Marialucia Conistabile

Gazzetta del sud

1 commento

  1. massimiliano 9 aprile 2010 alle 22:21

    spero proprio che sia fatta giustizia sopratutto per quel b**** del dottore talarico che tutti sanno fin da subito ha cercato di insabbiare tutto,lo stesso adesso è stato spedito a germaneto mi pare da loiero insieme ad un altro leccapiedi che è direttore sanitario al pugliese il dottore maglia già famoso perchè direttore a serra aiello nel lontano 1992 1993 ed oltre anni doro stipendi millionari casse vuote per i dipendenti.il processo dovrebbe iniziare da quella data le responsabilità della cronica attuale vengono da lontano.qualcuno che abbia il coraggio di parlare anche di ciò che ha combinato don giulio insieme al dottore maglia e ad altri.

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