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Sotto il deposito costiero il solito cocktail di veleni

CROTONE – "Ci mancava pure il petrolio. E non è detto che non vengano fuori anche i metalli pesanti", scrivevamo il 20 luglio 2007 a proposito dei primi risultati di caratterizzazione sull’area del deposito costiero di carburanti ‘Victori’, che rivelarono un inquinamento da idrocarburi dovuto, con tutta probabilità, alla fuoriuscita negli anni di olii combustibili dai serbatoi o dagli impianti di trasferimento. E manco a farlo apposta, i metalli pesanti sono affiorati veramente, nelle viscere della grande banchina sulla quale sorgeva il deposito, alla confluenza tra il porto vecchio e quello nuovo.

I sondaggi della Pmt Ecologia, la società di Civitavecchia che si occupa della caratterizzazione del sito per conto della Meridionale Petroli, hanno messo in evidenza la presenza di manganese, cadmio, ferro e arsenico nelle acque di falda.

I dati sono stati illustrati nel corso della conferenza dei servizi convocata nei giorni scorsi al Comune per l’approvazione dei risultati del piano di caratterizzazione, conferenza che ha sancito il passaggio delle competenze sulla bonifica del deposito costiero dall’Ufficio del commissario delegato per l’emergenza ambientale al Comune di Crotone.

Gli inquinanti sono affiorati a vari livelli di profondità nella parte del deposito che volge a Nord-Est. L’arsenico ed il ferro hanno sforato la concentrazione della soglia di contaminazione (Csc) in quattro punti, il cadmio in uno, il manganese in nove; dove non si registra superamento dei limiti di legge, gli stessi metalli pesanti presentano concentrazioni non trascurabili, soprattutto l’arsenico ed il manganese che attraversano il deposito dal porto nuovo al porto vecchio, mentre il ferro è concentrato esclusivamente al centro del sito ed il cadmio sotto il muro di cinta ad Est.

Da dove arrivano questi metalli pesanti?

La Meridionale Petroli, la società del gruppo romano che fa capo alla famiglia Sensi e che ha gestito l’area negli ultimi vent’anni, esclude che le sostanze rinvenute possano essere ricondotte al ciclo produttivo del deposito, "in quanto i prodotti petroliferi ivi movimentati non le contengono".

La società fa presente che il deposito è collocato tra il porto vecchio ed il porto nuovo e che quest’ultimo rientra nel sito d’interesse nazionale "presso il quale è stato riscontrato un inquinamento da metalli pesanti generato dalla lavorazione e dallo stoccaggio incontrollato di ferriti di zinco"; inoltre "nel primo studio di caratterizzazione dello stabilimento ex Pertusola è stata riscontrata una contaminazione da parte di zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico".

Della serie tutte le strade portano ad Eni.

"Quanto esposto – scrive la Pmt di Civitavecchia per conto della società del gruppo Sensi – evidenzia che c’è una similitudine tra la contaminazione insistente nell’area ex Pertusola e quella riscontrata nelle acque sotterranee soggiacenti il deposito. Visto ciò è ragionevole identificare la sorgente della contaminazione di tali acque nell’area ex Pertusola, in particolare nel bacino del porto nuovo.

In via preliminare si può ipotizzare che la migrazione della contaminazione è storicamente avvenuta, e forse avviene tuttora, attraverso il contatto idraulico esistente tra il bacino del porto nuovo e l’acquifero soggiacente e circostante il deposito".

ilcrotonese.it

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