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Il piccolo Antonino ferito da un proiettile vagante, in aula il dramma familiare – Nel corso dell’udienza di ieri le testimonianze dei genitori – Gli imputati sotto accusa sono consideratimandanti del ferimento di Francesco Borrello

MELITO (RC) – Anche la terza udienza del processo ai presunti mandanti del ferimento di Francesco Borrello, è stata dedicata all’interrogatorio dei testi dell’accusa. A deporre davanti alla Prima sezione collegiale (Silvana Grasso presidente) del Tribunale di Reggio Calabria, sono stati chiamati tre sottufficiali dei carabinieri ed i genitori di Antonino Laganà, il piccolo colpito alla testa da una pallottola vagante, esplosa all’impazzata dallo sconosciuto attentatore.

Nel corso dell’udienza svoltasi nella mattinata di ieri, tra l’altro, è stato conferito un incarico di consulenza tecnica alla dottoressa Patrizia Naborrini, per la trascrizione di alcune conversazioni telefoniche risalenti al periodo delle indagini relative ai fatti accaduti sul lungomare di Melito.

Anche il procuratore Musarò ha nominato un proprio consulente di parte che assisterà alla fase della trascrizione. Per quanto concerne gli interrogatori, i genitori di Antonino che nella prima udienza si erano costituiti parte civile (assistiti dall’avvocato Francesco Floccari), hanno ricostruito gli avvenimenti convulsi risalenti a quel tragico 6 giugno 2008.

Stefania Gurnari ha risposto a tutte le domande. Prima di lasciare il banco riservato ai testi, ha invocato giustizia. Carmelo Laganà ha rievocato i tragici fatti da cui è scaturito il ferimento di suo figlio, parlando pure del viaggio della speranza a Roma, dove il piccolo era stato portato in fin di vita.

A seguire sono stati sentiti i tre sottufficiali dei carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo: il maresciallo Blandino, il maresciallo Murabito e l’appuntato Arrigo che hanno riferito di circostanze strettamente connesse al compito investigativo. In particolare, il maresciallo Murabito ha spiegato la simulazione che, a bordo di uno scooter, lo aveva visto impegnato a percorrere quella che si pensa sia stata la via di fuga del killer.

Lo scopo era quello di verificare i tempi di percorrenza del tragitto che va dal santuario di Porto Salvo (luogo in cui è avvenuta la sparatoria), al parcheggio di via del Fortino (all’interno del quale è stato trovato il motorino utilizzato dal pistolero per fuggire).

Alla sbarra ci sono tre imputati, difesi dagli avvocati Francesco Calabrese e Loris Nisi.

Leonardo e Antonino Foti, zio e nipote, sono accusati di aver concorso sia moralmente, quali mandanti, sia materialmente, fornendo un contributo casualmente rilevante nella condotta posta in essere dall’esecutore materiale.

Il terzo imputato, Francesco Manti, 25 anni, deve rispondere di aver fornito dichiarazioni mendaci. Nel processo sono parti civili il comune di Melito (avv. Margherita Crocè), la Provincia (Pierpaolo Emanuele) e la Regione ( Romualdo).

Giuseppe Toscano

Gazzetta del sud

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