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Estorsioni, armi e mafia: undici arresti – All’alba di ieri l’operazione dei carabinieri “Grande maestro” contro presunti affiliati alla cosca di Cutro ed alle ‘ndrine ad essa collegate – Dodici i provvedimenti restrittivi emessi dal Gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale

CUTRO (KR) – Nelle carte insieme alle presunte estorsioni ai danni dell’azienda Koper con le assunzioni imposte e il “pizzo” intascato sotto forma di materiale (carichi di pannelli coibendati), si parla anche di un presunto summit mafioso interrotto dai carabinieri il 29 maggio 2006 nelle campagne di Roccabernarda.

Sono i due filoni che costituiscono il fascicolo dell’inchiesta antimafia denominata “Grande maestro”, venuta alla luce ieri mattina con l’esecuzione tra Cutro, Scandale e Crotone di undici delle dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal Gip distrettuale di Catanzaro Tiziana Macrì, su richiesta della Dda di Catanzaro.

Associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi: sono questi i reati contemplati nell’ordinanza.

Il provvedimento restrittivo è stato notificato dai carabinieri in carcere ad Ernesto Grande Aracri (40 anni di Cutro, fratello del boss Nicolino) ed a Salvatore Nicoscia (38 anni di Isola Capo Rizzuto), ambedue detenuti per altra causa.

Sono stati inoltre arrestati: Rosario Porchia (36 anni, di Cutro); Salvatore Grande Aracri (24 anni, di Cutro, nipote di Ernesto); Salvatore Ciampà ( 64 anni, di Cutro); Antonio Belvedere (51 anni, di Cutro); Massimo Natale Turrà (38 anni, di Cutro); Carmelo La Porta (41 anni, di Isola Capo Rizzuto); Salvatore De Luca (44 anni, di Crotone); Domenico Rocca (34 anni, di San Mauro Marchesato), e Alberto Cizza, 46 anni di Scandale. Il dodicesimo destinatario del provvedimento cautelare è Pasquale Manfredi (33 anni di Isola Capo Rizzuto), già sfuggito al blitz dell’operazione Pandora del novembre scorso e tuttora ricercato.

I dettagli dell’operazione condotta dai reparti territoriali dell’Arma insieme ai militari dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria sono stati spiegati ieri mattina nella conferenza stampa tenutasi nella sede del comando provinciale Carabinieri.

Erano presenti il procuratore aggiunto della Dda Salvatore Murone, il comandante provinciale dell’Arma colonnello Francesco Iacono, il capitato Domenico Dente e il tenente Antonio Patruno. In particolare la Dda e gli investigatori contestano l’associazione mafiosa ad Ernesto Grande Aracri, Rosario Porchia, Salvatore Grande Aracri, Salvatore Ciampà e Antonio Belvedere.

Massimo Natale Turrà a sua volta è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con Ernesto Grande Aracri (il presunto mandante) e Porchia nei confronti dei due soci di minoranza della Koper (Pucci e Gerace) relativamente ad uno degli episodi riportati nell’ordinanza.

Ernesto Grande Aracri con i nipoti Rosario Porchia e Salvatore Grande Aracri deve rispondere di altri tre episodi estorsivi: ai danni della Koper per l’assunzione dei due nipoti che per gli investigatori sarebbe stata imposta ai soci cutresi che gestiscono l’azienda che produce pannelli coibentati; ed ai danni della “Ionica Gronda” di Lepiani che sarebbe stato a sua volta costretto a consegnare pannelli di lamiera che non gli sarebbero stati pagati o gli sarebbero stati pagati a un prezzo molto inferiore al valore commerciale.

Ernesto Grande Aracri e Salvatore Ciampà inoltre sono accusati di tentata estorsione nei confronti del titolare della ditta Eurolifter (Scandale). A questi sarebbe stato chiesto o di assumere Ernesto Grande Aracri come guardiano per mille euro al mese oppure di versare il 5 % del fatturato annuo ricevendo in cambio protezione. Altri episodi estorsivi sono contestati ad Antonio Belvedere, Rosario Porchia e allo stesso Ernesto Grande Aracri.

Di minaccia e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo devono rispondere invece con Ernesto Grande Aracri gli altri sei arrestati: Salvatore De Luca di Crotone, Domenico Rocca di San Mauro ma residente a S. Leonardo, Alberto Cizza di Scandale e poi Carmelo La Porta, Salvatore Nicoscia e Pasquale Manfredi di Isola Capo Rizzuto.

I sette avrebbero partecipato a un summit mafioso della cosca di Cutro e delle ‘ndrine ad essa collegate, tenutosi il 29 maggio 2006 in un’azienda agricola ubicata nelle campagne di Roccabernarda. La riunione venne poi interrotta dall’arrivo dei carabinieri che facendo irruzione in un capannonne trovarono qui Carmelo La Porta e un bracciante indiano.

Fu proprio quest’ultimo a raccontare ai militari che poco prima erano giunte al capannone dieci persone con due auto e due autocarri: una di questa, raccontò l’immigrato, s’era rivolta a lui facendogli vedere una pistola e dicendogli che erano della mafia, gli aveva intimato di continuare a lavorare tranquillamente. Il cittadino indiano sottoposto ad individuazione fotografica riconobbe dalle foto segnaletiche che gli mostrarono, i setti arrestati ieri per questo episodio.

Luigi Abbramo

Gazzetta del sud

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