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I killer hanno colpito in pieno giorno e senza badare ai tanti testimoni – Ancora una volta i sicari sono entrati in azione in una via molto frequentata – L’agguato mortale a un centinaio di metri dalla caserma dei carabinieri

MELITO (RC) – L’aria è gelida e sulla città la pioggia sta scendendo a catinelle. Nonostante le pessime condizioni atmosferiche in via Turati si registra un insolito via vai di persone. Una folla di curiosi si accalca nei pressi della villa comunale, di fronte alla quale è stato da poco commesso un omicidio. La vittima, Antonino Stillitano, 53 anni, si trova ancora dentro l’abitacolo della sua “Seicento” e la gente, sotto gli ombrelli, osserva morbosamente gli inquirenti in azione.

I commenti sono rigorosamente sottovoce. Alcuni sono perplessi, altri preoccupati per la spregiudicatezza dimostrata dal commando che, con fredda determinazione, ha eseguito la sentenza di morte. I colpi di lupara che hanno provocato la morte del cinquantatreenne sono stati esplosi non in un posto isolato bensì in pieno centro e in pieno giorno. L’agguato è scattato intorno alle 16,30, un’ora in cui c’era parecchio movimento.

È la terza volta, nel breve volgere di un anno e mezzo che le armi da fuoco vengono utilizzate dai sicari in maniera sconsiderata, proprio mentre in giro ci sono persone. Parecchie persone. In una circostanza addirittura la tragedia è stata sfiorata. Il riferimento è legato al ferimento di Antonino Laganà.

Il piccolo, assieme alla mamma ed ai fratellini, si trovava nel cortile del santuario di Porto Salvo, dove stava per prendere parte alla recita di fine anno della scuola materna. Incurante della presenza di diverse centinaia di persone, uno sconosciuto aveva esploso un paio di colpi di pistola, centrando alle gambe la sua vittima designata.

Una pallottola vagante aveva raggiunto alla testa Antonino, causandogli una ferita gravissima. Erano seguiti giorni di grande apprensione e di paura per le sorti del bimbo. Sicari spregiudicati e senza remore di premere il grilletto, anche in occasione del ferimento di un nomade, avvenuto in via Del Fortino un paio di mesi addietro.

L’azione del “commando” era stata portata a termine mentre, a poco meno di venti metri di distanza, un gruppo di una trentina di ragazzini stava prendendo parte alla lezione di scuola calcio. La notizia dell’uccisione di Antonino Stillitano ha fatto rapidamente il giro della cittadina. A Prunella, dove la vittima risiedeva, la curiosità ha raggiunto livelli morbosi.

Gli interrogativi si sprecano, a cominciare dal classico: «Perché è stato ammazzato?». Le indagini vedono in prima linea i carabinieri della locale compagnia, sotto le direttive del capitano Onofrio Panebianco. Gli inquirenti hanno già fatto segnare al loro lavoro dei significativi passi in avanti.

Primo fra tutti l’identificazione immediata della persona che faceva da autista a Stillitano, un personaggio noto alle forze dell’ordine. Per muoversi, quest’ultimo aveva bisogno di un autista. Una paraplegia gli impediva l’utilizzo delle gambe e quella menomazione era la diretta conseguenza di un precedente agguato a colpi d’arma da fuoco, di cui era rimasto vittima molti anni addietro.

Come dire: una vita vissuta spericolatamente e interrotta drammaticamente.

Giuseppe Toscano

Gazzetta del sud

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