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Indagini della Dda sull’agguato ai danni del boscaiolo ferito martedì sera – Giuseppe Procopio è ancora in gravi condizioni – Si cerca di ricostruire i suoi ultimi movimentie di vagliare collegamenti con recenti omicidi

CATANZARO – Si occupa la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro del tentato omicidio ai danni di Giuseppe Santo Procopio, il boscaiolo 25enne di Isca sullo Jonio rimasto gravemente ferito in un agguato martedì sera a Elce della Vecchia, nel territorio montano di Guardavalle.

L’uomo, sposato da qualche anno e con un figlio, è stato raggiunto al collo, al torace e all’addome da diversi colpi esplosi da un fucile caricato a pallettoni, mentre si trovava alla guida del suo fuoristrada (un Mitsubishi Pajero).

Le sue condizioni restano gravi e, dopo un intervento chirurgico d’urgenza, i medici del reparto di terapia intensiva degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria mantengono riservata la prognosi. Nel nosocomio reggino, il 25enne è giunto dopo una prima “tappa” al pronto soccorso dell’ospedale di Serra San Bruno, vicino al luogo dell’agguato, avvenuto in località Nivera di Elce della Vecchia.

A muoversi per primi sono stati i carabinieri di Serra San Bruno, agli ordini del capitano Fabio Monti, che hanno poi passato il “testimone” investigativo ai colleghi, competenti per territorio, della compagnia di Soverato, guidata dal capitano Emanuele Leuzzi. I militari hanno immediatamente messo in moto la loro macchina investigativa, sotto il coordinamento della Dda catanzarese.

Sull’accaduto gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, mentre si cerca anche di risalire all’identità della persona che ha soccorso Procopio gravemente ferito, ma ancora cosciente, e lo ha trasportato fino all’ospedale serrese.

Le indagini sul tentato omicidio si starebbero dirigendo lungo la traccia già incisa sul territorio ionico dagli omicidi avvenuti negli ultimi mesi: quello, recente, del commerciante Pietro Chiefari a Davoli e quelli di Vito Tolone (a Valle Fiorita), Vincenzo Varano (ad Isca Jonio) e Luciano Bonelli (a S. Andrea Jonio). Tutti fatti di sangue legati dal filo dell’operazione Mithos, nella quale a vario titolo i quattro erano stati coinvolti.

Inchiesta con la quale, comunque, Procopio non aveva avuto nulla a che fare, anche se gli inquirenti stanno valutando ogni contatto che il giovane possa aver avuto negli ultimi tempi, per fare luce su eventuali contatti o amicizie “pericolose” che potrebbero aver messo a rischio la sua vita.

L’agguato è stato messo in atto in una zona boscosa, nel tratto di strada tra Brognaturo (nel Vibonese) ed Elce della Vecchia, che in passato era stata anche teatro della cosiddetta “faida dei boschi”. Un’area che, dunque, è tornata a far parlare di sé per l’ennesimo fatto di sangue.

Nell’ambito della ricostruzione dell’intero accaduto, è molto probabile che gli spostamenti di Procopio fossero diventati oggetto di studio da parte del o dei suoi sicari ormai da diverso tempo. Il gruppo di fuoco ha così messo in atto il suo terribile piano consapevole dei movimenti del boscaiolo 25enne, che era stato a far visita a casa della madre.

Ma resta ancora da chiarire se l’uomo sia stato raggiunto dai proiettili all’interno dell’auto (mentre guidava) oppure se, dopo aver incontrato qualcuno, sia stato ferito in un altro luogo, tentando poi una disperata fuga nella notte.

(f.r.)

Gazzetta del sud

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