CATANZARO – «Bisogna lavorare per abbattere la cultura della sottomissione». È con questo messaggio che il prof. Cleto Corposanto, docente associato di sociologia generale dell’Università Magna Græcia, ha concluso il suo intervento all’interno del convegno di studi organizzato dalla Questura nella sala consiliare della Provincia, che ha patrocinato l’evento, dal tema: “Stalking… che fare?”.
Ad aprire i lavori, la padrona di casa Wanda Ferro, che ha voluto sposare quest’importante iniziativa proposta dal questore, Arturo De Felice, «perché il tema ha bisogno di essere meglio sviscerato in tutte le sue forme e per farlo è necessario parlarne e confrontarsi continuamente».
Il messaggio lasciato in ultima battuta da Corposanto, è in realtà il motore dal quale partire: «Bisogna capire che tipo di disagio colpisce lo stalker. Se il disturbo è di tipo clinico il numero di casi è ridotto, mentre il dato è più alto quando si parla di disturbo sociale. È necessario analizzare e capire i motivi che vedono il capitale relazionale al centro delle principali problematiche umane. Il paradosso più grande si ha con il fenomeno Facebook. Si hanno più di quattrocento amici negli spazi virtuali, e quindi nei “non luoghi”, che negli spazi vitali».
Secondo Corposanto, «il 70% degli stalker è un uomo tra i 18 e i 25 anni. Altri casi avvengono intorno ai 55 anni, età nella quale falliscono molti matrimoni. Non dimentichiamo che anche gli uomini sono essi stessi vittime. A Catanzaro, soprattutto nel 2009, la cultura della denuncia sta prendendo piede anche nei paesi della provincia ma fa fatica ad emergere perché è un fenomeno radicato nella cultura del posto».
Di grande impatto, per il numeroso pubblico in sala, è stata la proiezione del video realizzato dalla Questura con la testimonianza di una giovane donna catanzarese che ha raccontato, facendosi inquadrare solo le mani, tutto il suo disagio e la sua sofferenza fino al giorno in cui ha deciso, finalmente, di denunciare il suo caso.
Nell’intervista-video, la donna ha spiegato, anche se con grande disagio, tutti i passaggi che l’hanno vista purtroppo protagonista. Il suo stalker era il suo ex compagno che, non accettando la separazione, l’ha perseguitato con continue telefonate, sms e scritte sui muri, fino a che, un giorno, le ha fatto trovare la macchina bruciata sotto casa.
Il disagio provato dalla donna è stato quello del senso di colpa anche nei confronti dei propri familiari, ai quali arrecava sofferenza e preoccupazione. Molte volte ha avuto voglia di denunciare, ma all’inizio, ha spiegato, «non si trova il coraggio di parlare e si decide di stare in silenzio».
Dopo l’incendio dell’auto ha trovato il coraggio e si è rivolta alla Questura: «Ho trovato profonda comprensione ed un senso di libertà e serenità che ancora oggi avverto, tanto è stato il loro modo di ascoltarmi e di risolvere questo problema». Salvatore Barilaro, dirigente della divisione anticrimine della Questura, ha confermato il dato in crescita delle denunce.
«Su cinquemila casi, per il 40% abbiamo ottenuto processi veloci e condanne. In 1.200 casi meno gravi abbiamo provveduto, invece, ad una forma di mediazione tra le parti con “ammoramenti”, ai quali segue la querela, qualora si abbia una recidività del fatto. Purtroppo ancora non si è riusciti a delineare il profilo dello stalker. Ci sono però, alcuni standard che si ripetono: il rifiutato, l’incompetente negli approcci amorosi, il rancoroso ed il predatore».
L’intervento dello psichiatra e sociologo, Paolo Crepet, non ha deluso le aspettative di chi conosce il suo modo ironico e sopra le righe di esprimere pensieri e concetti. Crepet ha esordito dicendo di essere egli stesso vittima di stalking dal lontano 1999 da più tipologie di stalker che, nonostante siano passati molti anni, continuano a ossessionare lo psichiatra.
«Qual è l’atto che s’innesca? " si è chiesto Crepet, rivolgendosi alla sala " è il rifiuto secco, è la ferita narcisistica, è il no all’improvviso. È l’eco di un no già vissuto, quello dell’infanzia vissuto come trauma. Purtroppo la tecnologia aiuta lo stalker codardo con la possibilità di fare telefonate ed inviare sms in forma anonima. Allora cosa fare? È necessario fare prevenzione senza sottovalutare alcun dettaglio, appena si ha una vaga sensazione o intimidazione pesante bisogna rivolgersi alle forze dell’ordine sin dagli inizi dello stalking e non solo dopo atti estremi».
Sono intervenuti anche il questore Arturo De Felice, che ha presentato il video, e l’assessore provinciale Sergio Polisicchio.
Gazzetta del sud
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